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Le grandi tendenze del design che ci aspettano nel 2018

Dall’intelligenza artificiale al design politico: ecco cosa succederà al design nell’anno nuovo

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Getty Images

Secondo un interessante articolo di Co.Design, il 2017 è stato un anno “niente male” per i designer di tutto il mondo, i quali hanno espresso una creatività impegnata dopo il grande coinvolgimento nei numerosi eventi di cronaca (e non) dell’ultimo periodo. Ma il 2018 sarà ancora meglio. La redazione di Co.Design ha intervistato progettisti industriali, opinionisti, attivisti politici, designer e trend setter chiedendo a ognuno di loro quali tendenze si prospettano per l’anno nuovo. Oltre a esprimere il desiderio di rendere il 2018 un anno migliore, alcuni punti di vista sono  davvero avvincenti. 

Partiamo dall’opinione di Samuel Adaramola, lead designer di Our Revolution, secondo il quale il design “politico”, ossia riguardante l’architettura urbana sarà molto più incentrato sull’utente che si sentirà partecipe dei vari interventi locali. Come? Grazie alla rete che informerà i cittadini sulle azioni locali, sui programmi, sui progetti, quest’ultimi sviluppati tenendo conto delle opinioni del pubblico, per un design realmente “political-oriented”. 

Altro concetto importante sarà l’inclusività: in un mondo globale, non sarà più sufficiente progettare per un determinato target o per la maggioranza. La vera sfida sarà progettare per tutti. “Molte industrie stanno procedendo in questa direzione. I prodotti devono essere fruibili da più persone, si parla sempre più spesso di Design accessibile, creando prodotti per individui culturalmente e socialmente differenti, con diversi gradi di abilità. Il focus va spostato su una progettazione incentrata sull’empatia e sulla comprensione per clienti che compiono cammini di vita diversi” sostiene Justine Lee di Frog. 

Altra parola chiave è AI Design, ossia Artificial Intelligence Design che giocherà un ruolo chiave nell’industria AI. I designer AI guideranno squadre multidisciplinari nella creazione di prodotti nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Afferma Branko Lukic fondatore di Nanobject: “L’Artificial Intelligence Design è come la rivoluzione industriale nell’800 e diventerà la più entusiasmante pratica di progettazione della storia umana. Una prassi che non esiste ancora, poiché non esiste nessuna scuola per insegnarla. Ma l’evoluzione verso l’AI sta partendo dai progettisti industriali che, fortunatamente, avendo un pensiero non allineato ed essendo in grado di “incrociare” discipline come sociologia, etnologia, scienze, ecologia, biologia, fisica, ingegneria meccanica, ingegneria elettronica, sviluppo software e così via, rappresentano la scommessa migliore per questo orientamento. Sono proprio loro le persone più dotate su questo pianeta per dimostrare che l’AI è sicuro e utile per gli esseri umani, e che quest’ultimi tuttavia, saranno sempre un passo avanti e non si lasceranno mai sopraffare dalle macchine. 

Pare che nel 2018 vi sarà, udite udite, meno enfasi sul digitale. Dopo aver aumentato in modo folle la nostra dipendenza da PC, smartphone e tablet, le cose stanno per cambiare. Da Amazon ad Alibaba, molti brand digitali stanno enfatizzando notevolmente la presenza fisica, le esperienze reali, migliorabili al massimo con l’aiuto del digitale e dei big data. Dunque digital a braccetto con la realtà vera. Olof Schybergson, CEO di Fjord sostiene che tra breve sarà più difficile stabilire la differenza tra design digitale e design fisico. Un esempio? Carnival Corporation ha messo a punto il “Medallion”, una moneta smart indossabile che connette i clienti a una crociera reale tramite un servizio digitale denominato Compass. Ogni ospite vive un’esperienza unica, senza soluzione di continuità, evidenziando le proprie preferenze e migliorando di conseguenza il servizio”. 

Nasce inoltre una nuova idea di valore, più vicino alla nostra coscienza e alle nostre sensazioni: la tecnologia e la progettazione divengono più emozionali, si tende al essere maggiormente consapevoli circa le minacce del pianeta, secondo Charles Fulford and Dawn Moses di Elephant.

Infine i designer saranno più sensibili alle implicazioni sociali e politiche del loro lavoro, con riflessioni approfondite e azioni concrete, finalmente. L’attività di progettazione è sempre stato associata all’idea di migliorare il mondo. Oggi tuttavia, ci rendiamo anche conto degli effetti collaterali di molte delle nostre adorate innovazioni: i social network che diffondono bugie e fomentano l’odio, i dispositivi che ci alienano dal mondo reale, un’AI usata male che genera stereotipi e tecnologie che puntano soltanto a perseguire vantaggi economici. Già il 2017 indicava un risveglio collettivo e una presa di coscienza riguardo gli aspetti  negativi dell’innovazione che ha interessato l’ultimo ventennio. Nel 2018 dovremmo rispondere alla domanda più difficile: siamo parte del problema o desideriamo davvero mettere a repentaglio le nostre sudate sicurezze per far parte della soluzione? La conclusione a Mark Rolston, fondatore di Argodesign: “Credo che nel 2018 passeremo al contrattacco, utilizzando l’AI per sconfiggere le fake news e il ciberbullismo. Esistono già alcuni mezzi. Fortunatamente, questo è solo l’inizio”. 


di Elena Marzorati / 19 Dicembre 2017

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