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Dimensione domestica, la prima mostra alla Fondazione Castiglioni di Milano

L'esposizione curata da Beppe Finessi fa parte di un progetto triennale sulle idee di arredamento e interior

Una mostra sull'abitare. Nella multiforme realtà di schizzi, prototipi, libri e progetti dello Studio Museo di Achille Castiglioni di piazza Castello è visibile, fino al fino al 30 ottobre 2016 - su prenotazione -, la mostra Dimensione Domestica: la prima di una serie di esposizioni alla Fondazione Castiglioni a Milano.

L'intento? Ricostruire l’idea di arredamento e di interior proposta dai fratelli milanesi nelle loro azioni progettuali. Il percorso, lungo tre anni - fino al 2018, centenario della nascita dell’architetto -, sarà la ricostruzione filologica, anche grazie a rari materiali d’archivio, della mostra Ambiente di Soggiorno che i fratelli avevano realizzato per la mostra Colori e forme della casa d’oggi.

«I Castiglioni sono molto noti per design e allestimenti, forse un po’ meno per un’idea di abitare» esordisce Beppe Finessi, il curatore della mostra allestita da Marco Marzini. «In questi tre anni vogliamo realizzare e riproporre tre stanze epiche e dai modelli effettivamente diversi, che mettano insieme oggetti apparentemente disordinati e quasi affastellati, realizzati da Achille e Pier Giacomo nel ’57, nel ’65 e nel ’81».

Questo primo allestimento racconta, nella cornice lariana di Villa Olmo nel ‘57, l’esposizione di una trentina di partecipanti, fra cui Munari, Parisi e un giovanissimo Mari. Nella Villa i due avevano scelto e arredato uno spazio controluce con due finestre a forma trapezoidale simile a quella di vecchi visori per diapositive, ricreato e replicato oggi nella Fondazione. Ieri come oggi la stanza è fatta per sommatorie di oggetti, con un impianto prospettico verso la luce, dove si alternano oggetti anonimi - un secchio, un cestino, un cane imbalsamato e vecchie sdraio – e prototipi diventati icone del design. Quindi Mezzadro, il sedile da trattore; Sella, il sellino da bicicletta per il telefono; poltrona Cubo e la Libreria Appesa a sottili cavi di acciaio.

«Il motivo per cui abbiamo ricostruito questa mostra è dovuto al tentativo di ricollocare questi oggetti all’interno di un’idea di ambiente» conclude Finessi «In 60 anni è cambiato il modo di abitare, ma resta una potenzialià ancora tutta da decodificare. Guardandola e potendola misurare, infatti, ci si rende conto delle relazioni che si innescano ancora fra gli oggetti. Sulla sinistra c’è una porta aperta, una suggestione e un atteggiamento verso la vita».

fondazioneachillecastiglioni.it

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di Francesca Esposito / 18 Febbraio 2016

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