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Il Don Giovanni di Mozart secondo Fornasetti

Appuntamento imperdibile al Teatro della Pergola di Firenze dove dal 10 al 13 gennaio va in scena il dissoluto punito con allestimenti di Fornasetti e costumi firmati Romeo Gigli

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Arianna Sanesi

A chi si rivolgerebbe Mozart se, vivo nel 2017, dovesse mettere in scena il Don Giovanni? Questa è la domanda che sembrano essersi posti a Casa Fornasetti e, anticipandola, hanno deciso di dedicarsi ad un’operazione culturale il più trasversale possibile, presentando il riallestimento, nella sua versione originale, de “Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni”.

Foto di Arianna Sanesi

Dopo la prima al Teatro dell’Arte di Milano dall’1 al 3 dicembre 2016, la rappresentazione il Don Giovanni di Mozart torna dal 10 al 13 gennaio 2017 al Teatro della Pergola di Firenze in concomitanza, non a caso, con Pitti Uomo.

Foto di Arianna Sanesi

Scenografia, arte, design e moda si incontrano sul palcoscenico in un unicum dal sapore tutto settecentesco: dove la vis fragile dell’epoca di fine ancien régime ha dato luogo ad uno dei drammi giocosi più riusciti del duo Mozart-Da Ponte, lì i contemporanei hanno saputo trovare gli elementi per il pubblico del XXI secolo. Fornasetti riporta alla luce il manoscritto originale del 1787 e, affidando la direzione artistica a Valeria Manzi e Roberto Cappolecchia, assicura un lavoro corale che ne lascia riaffiorare tutta la straordinaria forza creativa.

L’orchestra Silete Venti!, composta da trenta elementi che suonano strumenti d’epoca, rispecchia l’autentica formazione mozartiana: la disposizione longitudinale con gli archi contrapposti ai fiati concorre a un risultato sonoro ed emotivo di forte impatto, così come era in origine nel Settecento, mentre gli interpreti vocali, perseguono una scelta precisa di complementarità all’orchestra e ai suoi strumenti. Per le scenografie, Fornasetti ha reinterpretato l’iconografia classica, attingendo dal proprio archivio per ciascuno dei temi portanti dell’opera: ci sono le carte da gioco, simbolo della leggerezza e dell’eterno imprevisto, la stanza metafisica e, onnipresente ossessione del protagonista, i visi di donna; fluidità e fantastico si susseguono e completano a vicenda grazie all’utilizzo di una serie di pannelli mobili mossi dai danzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e all’Accademia Dancehaus di Susanna Beltrami.

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I costumi, disegnati da Romeo Gigli, si intridono della fragilità dei personaggi, al di fuori di spazio e tempo, ma con tutta la memoria delle emozioni. Anche l’approccio registico di Davide Montagna vede il rispetto della scrittura originale e se ne discosta solo per quanto riguarda l’ambientazione e l’utilizzo delle scene che, in parte simboliche, ne mantengono comunque il senso rafforzando quello della narrazione e proiettandolo in una dimensione parallela.

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Foto a destra di Ray Tarantino

I personaggi mozartiani abitano così uno spazio altro, viaggiano nel tempo insieme allo spettatore, entrano ed escono da luoghi caratterizzati esclusivamente da moduli prismatici, da tagli di luci e ombre sapienti disegnate da Gigi Saccomandi.

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Inconsueta e originale, questa rappresentazione del Don Giovanni di Mozart centra l’obiettivo di coinvolgere una platea eterogenea, capace di leggere nella rappresentazione lirica, oggi come duecentoventinove anni fa, il lavoro e l’unione di più anime creative.

http://www.fornasetti.com/it/dongiovanni


di Manuele Menconi / 6 Gennaio 2017

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