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La nuova mostra dell'Osservatorio Prada è un gesto di disobbedienza civile?

Con "Questioning Pictures" Stefano Graziani racconta, attraverso la fotografia, i sistemi di archiviazione e conservazione dei musei più importanti del mondo

Quando ha aperto, meno di un anno fa, l’Osservatorio della Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele, dichiarava di voler essere un luogo di ricerca e indagine sulle tendenze ed espressioni dei linguaggi visivi attuali, ma anche un punto di osservazione sulla contemporaneità (leggi anche → Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele).

Un obiettivo che la mostra “Questioning Pictures”, appena inaugurata, sembra centrare perfettamente: il progetto espositivo di Stefano Graziani usa lo strumento della fotografia per indagare i sistemi di archiviazione e conservazione di alcuni dei musei più importanti del mondo: il Canadian Centre for Architecture (CCA) di Montreal, il Sir John Soane’s Museum di Londra, il Kunstmuseum Basel, il Museum Insel Hombroich di Neuss, il Museo di Castelvecchio a Verona e la gipsoteca del Museo Canova a Possagno.

Attraverso questa indagine Graziani da una parte svolge un lavoro di documentazione di materiali diversi come disegni e modelli architettonici, libri, fotografie e dipinti, dall’altra intraprende un percorso di interpretazione attraverso un uso attento delle luci e degli angoli di ripresa e l’inclusione nei suoi scatti di elementi di disturbo. Le sue fotografie non solo rivelano raccolte museali e archivi a cui solitamente il pubblico non ha accesso, ma li riattivano secondo logiche e prospettive del tutto soggettive. 

“Questioning Pictures è una sorta di crash-test progettato per verificare la capacità del museo di resistere agli attacchi esterni e aumentarne proporzionalmente la porosità. Trasforma l’invisibile in visibile scongiurando l’eventualità di una successiva inversione di questi termini, e mettendo così in luce uno dei principali meccanismi attraverso cui i musei generano e controllano il proprio potere. Anche le norme imposte dai musei per la riproduzione dei materiali in collezione svolgono la medesima funzione. Graziani le elude sistematicamente compiendo un atto di resistenza. È un gesto di disobbedienza civile esercitato attraverso l’adozione di un rigore etico e formale che ricorda le fotografie di Walker Evans e Lewis Baltz. Si confronta con un dato indiscutibile: ‘Poiché la macchina fotografica è letteralmente un apparecchio per archiviare, ogni fotografia è... a priori un oggetto d’archivio’, come sostiene Okwui Enwezor. E si impegna nella fabbricazione di un anti-archivio” spiega il curatore Francesco Zanot.

Lo spazio che ospita l'Osservatorio, collocato all’interno degli ultimi piani di un edificio della Galleria Vittorio Emanuele, da cui domina la città, questa volta viene interpretato dallo studio OFFICE Kersten Geers David Van Severen attraverso un impianto allestitivo fatto di paraventi colorati e modulabili usati per creare accostamenti inaspettati tra le fotografie e tra gli oggetti rappresentati. 

www.fondazioneprada.org


di Carla Amarillis / 10 Novembre 2017

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