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Francesco Vezzoli curatore e artista per Museion

Insieme a Letizia Ragaglia, l’artista italiano presenta una doppia esposizione per il museo di Bolzano

Francesco Vezzoli presenta Museo Museion, un doppio progetto espositivo che lo vede impegnato in veste di artista (con la prima retrospettiva della sua produzione scultorea, fino al 5 maggio), e guest curator (con un’esposizione dedicata alle opere della collezione del museo, fino al 6 novembre).

«Sono sempre onorato di lavorare con i musei», racconta. «Ma a volte strutture più piccole, sofisticate e flessibili come Museion, permettono all’artista di divertirsi di più». Sottolineando come il divertimento sia oggi un concetto eversivo, e non la provocazione. In questo senso va interpretato il grande wallpaper posto in apertura della mostra: nella riproduzione di una galleria di quadri settecentesca dipinta da Giovanni Paolo Pannini, è stato inserito il ritratto di Nicki Minaj nelle vesti di Madame de Pompadour. «Una strizzata d’occhio ai visitatori», la definisce Vezzoli.

La retrospettiva dedicata alla produzione scultorea occupa tutto il 4° e ultimo piano, in una suggestiva infilzata di opere curata da Letizia Ragaglia. «Mi interessava approfondire l’approccio di un artista che cerca di capire il passato per leggere il nostro presente e futuro» spiega la direttrice di Museion. Colpiscono queste sculture di evocazione classica, che mescolano epoche e stili diversi tra loro, sono colorate, hanno occhi evidenziati che catturano lo sguardo del visitatore, in un potente eye contact. A pensarci, sono tutte caratteristiche che in origine erano frequenti, e venivano considerate la normalità della scultura.

«Per capire Donald Trump basta riprendere Petronio, aveva già detto tutto lui. Io non sono un accademico, non so teorizzare. Ma l’archeologia ha germi di grande contemporaneità», dice Vezzoli. E sottolinea la carica emotiva ed erotica che arriva dalla storia, a suo dire un po’ persa nell’arte dei nostri tempi.

La sezione della mostra dedicata alla collezione del museo ha comportato un cambiamento radicale nella struttura dell’edificio: le grandi vetrate sono state eliminate, escluse con un gioco di pannellature per riportare lo spazio espositivo a una dimensione più tradizionale. Le opere della raccolta museale sono state inserite in cornici replicate con trompe-l'œil a dimensione naturale di capolavori di epoche diverse, in un libero gioco di associazioni. Ad esempio, il ritratto di Frieda Stolz di Albert Stolz è appeso nella replica della cornice del Tondo Doni di Michelangelo.
«Un’operazione concettuale che comprende anche pezzi di autori locali», racconta la direttrice Letizia Ragaglia.
Ma la vera opera, secondo l’artista italiano, sono le didascalie staccabili dei dipinti, che illustrano le opere, quella esposta e quella da cui è stata tratta la cornice. «Prendi il foglietto e te lo porti a casa, lo guardi e ti interroghi», conclude Vezzoli. «Noi non abbiamo dato riposte, ma posto domande».

www.museion.it

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di Annalisa Rosso / 5 Febbraio 2016
tags:

Mostre , Bolzano

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