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Alla GAM di Torino i 50 anni di design di Studio 65

La curatrice Maria Cristina Didero presenta in anteprima la mostra Il Mercante di Nuvole, visitabile fino al 28 febbraio 2016

Si intitola Il Mercante di Nuvole la mostra alla GAM di Torino che celebra i primi “cinquant’anni di futuro” di Studio 65 (inaugura domani 26 novembre e sarà visitabile fino al 28 febbraio). Il nome dell’esposizione – e del bel catalogo Skira che l’accompagna – è stato scelto da Franco Audrito, fondatore a 23 anni dello Studio 65 insieme a Morello, Bertone, Garosci e Rondelli, nella Torino delle sommosse operaie.

Il titolo, «di per sé paradossale e illogico», spiega la curatrice della mostra Maria Cristina Didero, «espone bene l’approccio singolare che Audrito ha custodito nel suo DNA». Lui stesso dichiara che lo Studio 65 «ha sempre privilegiato un atteggiamento irriverente, ironico e dissacrante» e «favorito il paradosso per esprimere le nostre idee, che paradossali non erano affatto».

Un’attitudine radicale e sovversiva che si ripropone, oggi, conservando intatta la fantasia e l’energia delle origini. Abbiamo chiesto a Maria Cristina Didero di raccontarci in anteprima Il Mercante di Nuvole. Studio 65: cinquant’anni di futuro.

Cominciamo parlando dell’allestimento. La mostra si snoda attorno a strade e piazze immaginarie.
Studio 65 nasce negli atenei occupati, nelle strade e nelle piazze di Torino che all’epoca erano sedi di manifestazioni, dove dissociarsi dal sistema, essere contro. Quegli stessi luoghi tornano, dopo 50 anni, come espediente narrativo della mostra. Ma vissuti in modo diverso: oggi accolgono un dialogo. Lo Studio 65, caratterizzato dalla sinistra utopica alla sua fondazione, era contro tout court: contro l’architettura, il linguaggio, le convenzioni. Ora le strade e le piazze sono il posto dove raccontarsi, e non più combattere. La storia di Studio 65 non è finita, e lungo il suo percorso ha avuto accezioni positive, sono state costruite cose e valori. Nell’esposizione, su un cardo e un decumano, sono segnate in modo semplice le varie piazze: Piazza della Classicità, Piazza della Bellezza Ritrovata.

In cosa consiste quell’idea di futuro richiamata fin dal titolo della mostra?
Lo Studio 65 ha sempre avuto questa vocazione, questo afflato in origine influenzato dalle vicissitudini sociali – le fabbriche in crisi, il volantinaggio. Loro pensavano veramente che il progetto potesse cambiare il mondo in meglio. Hanno sempre parlato di un futuro che doveva essere diverso, migliore, più morbido con l’uomo. La loro volontà di distaccarsi dal presente pesante per guardare al domani è costante, come la valenza sociale e politica che li ha sempre caratterizzati.

Dopo Torino la mostra andrà in Medio Oriente (Ryad, ottobre 2016 e Jeddah, febbraio 2017). Come mai?
Negli anni ’70 era diventato difficile per lo Studio 65 lavorare in Italia, costruire qui. Franco Audrito dice “io che ero un amante dell’architettura sono stato obbligato ad andare ad amarla altrove”. Per una serie di coincidenze fortuite era capitato a Ryad, e lì aveva trovato la tabula rasa ideale su cui costruire un nuovo futuro. Si è trasferito in Arabia Saudita con tutta la famiglia e ha aperto due studi per portare avanti la sua attività di architetto. Per questo la mostra andrà in Medio Oriente: lì Audrito è un personaggio molto noto e particolarmente apprezzato.

www.gamtorino.it
www.studio65.eu
www.gufram.it

LEGGI LE ALTRE MOSTRE CURATE DA MARIA CRISTINA DIDERO:

1968: Italian Radical Design
James Irvine: al museo del Novecento
A design Miami/ la mostra Body Building


di Annalisa Rosso / 25 Novembre 2015

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