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200 modi in cui il design può rendere il mondo un posto migliore

Al Global Grad Show di Dubai, il più grande raduno studentesco del mondo, si parla soprattuto di idee, e di come il design può aiutarci a costruire il futuro

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courtesy Photo Solutions

200 progetti, 92 università, 43 paesi, 6 continenti. Sono i numeri, in breve, del Global Grad Show, l’appuntamento che per il secondo anno consecutivo approfitta della Dubai Design Week per fare il punto sulle nuove direzioni del design partendo dallo spirito creativo incontaminato che si può trovare solo negli studenti in procinto di laurearsi.

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I progetti non sono suddivisi per provenienza, né per tipologia: a tenerli insieme sono le finalità, riassunte in Empower – dove troviamo nuovi modi di diffondere le idee e ampliare le nostre capacità – Connect – dove si incoraggia lo scambio e si costruiscono le comunità – e Sustain – una ricerca di approcci innovativi per ridurre i rifiuti e produrre energia.

Tra i 200 progetti esposti al Global Grad Show di Dubai, particolarmente interessanti sono quelli che affrontano il tema della disabilità, provando a risolvere i piccoli problemi quotidiani come Cook&Feel (Lise Eymerit-Morin, Strate School of Design, Sèvres), collezione di accessori per rendere più semplice letto del cucinare alle persone ipovedenti o Tactuive (Ng Tsian Wah, Nanyang Techonological University, Singapore), che permette loro di distinguere facilmente stoviglie che al tatto potrebbero sembrare simili, o ancora Miko+ physiotherapeutic jewelery (Eva Dulcet, Martyna Swierczynska, School of Form, Poznan), che porta qualità estetica ai tradizionali apparecchi medici. Molti progetti si interrogano su come rendere più semplice la vita alle persone malate di Alzheimer, come The Pillbox for Clothes (Aaron Ethan Green, Pratt Institute, New York), sistema di organizzazione degli abiti che aiuta i malati ad organizzare la propria quotidianità o la Hug Chair (Napat Petcharatana, Pratt Institute, New York), che offre loro un abbraccio (molte ricerche enfatizzano l’importanza degli affetti come appiglio emotivo). Tante anche le soluzioni volte a diminuire gli sprechi, tra le quali brillano idee concettualmente semplici ma efficaci come The Bat Boat (Claudia Brewster, Northumbria University, Newscastle upon Tyne), un piccolo dispositivo che trasforma la vasca da bagno in una barca-giocattolo consentendo di utilizzare la metà dell’acqua durante il bagnetto dei bambini, oppure Petit Pli (Ryan Yasin, Royal College of Art, Londra), linea di abbigliamento che cresce e si allunga insieme ai bambini.

Cook&Feel, Lise Eymerit-Morin, Strate School of Design, Sèvres

Altri ancora non hanno l’obiettivo di proporre soluzioni quanto di porre domande e di farci riflettere su situazioni e ambienti lontani dalla nostra quotidianità. È il caso di Chronicle (Marianna Mezhibovskaya, School of Visual Art, New York), registratore di contrabbando progettato per essere introdotto nelle carceri sotto le sembianze di radio digitale, un progetto di design pirata che riflette sulla situazione critica delle persone che vivono in prigione, la cui voce rimane spesso inascoltata.

Miko+ physiotherapeutic jewelery (Eva Dulcet, Martyna Swierczynska, School of Form, Poznan

Al di là dei singoli progetti, Brendan McGetrick, direttore della mostra, è riuscito a creare un ambiente dove si parla soprattuto di idee, veicolate attraverso forme a volte semplici altre molto complesse, a volte da tecnologie all’avanguardia altre da materiali di recupero. Quello che importa, qui, è la qualità del pensiero, che tutto insieme contribuisce a costruire una sorta di intelligenza collettiva che si propaga attraverso l’incontro e il confronto: tutti gli autori dei progetti partecipano alla mostra, interagiscono con i visitatori e tra di loro trasformando il Global Grad Show nel più grande raduno studentesco del mondo, in cui si incontrano fascinazioni, paure e ideali della prossima generazione di designer.

Petit Pli, Ryan Yasin, Royal College of Art, Londra

Non sono tutti progetti destinati al successo: alcuni hanno un livello di sviluppo piuttosto avanzato, altri risultano quasi ingenui, ma tutti affrontano il design come metodologia di pensiero per risolvere problemi, anche quelli di cui non ci piace parlare come le disabilità, la malattia, la povertà, la scarsità di risorse. Quel tipo di progetti con cui Paola Antonelli, nel presentare il concept della XXII Esposizione Internazionale di Milano, dice di voler avviare “una riflessione sul ruolo del design nella ricerca di un nuovo equilibrio tra uomo e natura” anche attraverso un rinnovato rapporto con l’ingegneria, l’arte, la scienza e la politica.

Se quelli che ci aspettiamo di vedere in Triennale l’anno prossimo saranno progetti sviluppati in modo da far convivere etica ed estetica, nella mostra di Dubai spesso la prima prende il sopravvento sulla seconda. Ma la strada è quella giusta.

Courtesy Photo Solutions

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www.globalgradshow.com


di Carlotta Marelli / 19 Novembre 2017

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