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Google Arts&Culture cos'è e come funziona il museo virtuale più grande del mondo

Il colosso statunitense rivoluziona il mondo dell'arte rendendo accessibili virtualmente tramite i controlli di Google Street View decine di musei in tutto il mondo

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Sapete cos'è Google Arts&Culture, il museo virtuale più grande del mondo? Se questo nome non vi dice nulla leggete di seguito.

L’1 febbraio 2011 Google ha lanciato Art Project, una piattaforma online tramite cui è possibile attraversare le gallerie di oltre un centinaio di musei nel mondo senza muoversi dal proprio divano ma utilizzando gli stessi controlli di Google Street View o cliccando sulla planimetria della galleria. Non più soltanto il desiderio inconfessato di tanti assonnati pomeriggi domenicali o l’utopia dei sostenitori della democratizzazione del sapere: ogni immagine, presente ad altissima risoluzione, è stata mappata in base a latitudine e longitudine in modo che sia possibile passare da Google Maps e Google Street View direttamente all’interno delle singole gallerie, che siano gli Uffizi di Firenze, il Kampa di Praga, il MoMA di New York, la Galleria Tret'jakov di Mosca o piccoli musei regionali meno noti. È stato inoltre integrata con Picasa in modo da consentire una transizione senza soluzione di continuità fino al dettaglio macroscopico.

Se inizialmente erano presenti solo 17 musei con un totale di un migliaio abbondante di opere, nel giro di un anno è stata presentata una seconda versione migliorata, pensata proprio per diventare una risorsa globale, con un accordo di partnership con 151 musei di 40 paesi, funzionalità legate a Google+, un’affinata funzione di ricerca avanzata e l’integrazione di strumenti didattici come Google Scholar, Google Documents e video educativi su YouTube, con l’offerta di attività simili a quelle che è possibile trovare di tanto in tanto nei musei “reali”. Non solo: è possibile compilare una propria collezione virtuale personale e all’occorrenza condividerla tramite social media (leggi anche → I videogiochi di realtà aumentata in relazione agli spazi urbani).

Certamente la possibilità di una vista macroscopica dell’opera non sostituisce la visione di persona, ma è comunque in grado di fornirne un’immagine dinamica e la risoluzione di 7 gigapixel (ovvero 7 miliardi di pixel) consente al contrario di cogliere dettagli impossibili da notare in una semplice visita al museo. Tutto sommato, un ottimo surrogato per ovviare agli inconvenienti logistici.

E poi ancora tour guidati, video di benvenuto alle gallerie, note informative con la storia dell’opera e dell’artista, a cui si può facilmente accedere dall’interfaccia del microscopio: ad ogni museo è stata concessa la libertà di accludere quanto più materiale possibile per ogni opera, cosicché il livello di informazione varia per ognuno di essi e in certi casi è addirittura possibile godersi un vero e proprio video tour tenuto da un esperto.

Google Arts&Culture sembra essere nato come risultato della politica di Google del “20-percent time”, per la quale i dipendenti sono incoraggiati ad utilizzare il 20% del loro tempo lavorativo per sviluppare un progetto d’interesse. È stato così che un gruppetto di dipendenti ha preso in parola la missione di Google di organizzare la totalità delle informazioni e renderla accessibile e fruibile a livello mondiale e ha pensato di partire dall’emblema fisico della diffusione della cultura, i musei.

Di sicuro, per quante critiche siano state rivolte a questa piattaforma (tra tutte, la preoccupazione che avrebbe scoraggiato l’accesso fisico ai musei e che la visione così dettagliata delle strutture avrebbe facilitato i malintenzionati a tracciare i sistemi di sicurezza e tentare di aggirarli), Google Arts&Culture ha un potenziale di sviluppo notevolissimo, giacché non facilita semplicemente l’accesso all’arte ma si muove in direzione di accrescere il volume di informazioni per l’utente, in collaborazione con gli istituti museali: alcune strutture stanno già lavorando per utilizzare Google Arts&Culture al posto di brochure o volantini stampati e per consentire un’integrazione di informazioni direttamente davanti alle singole opere d’arte. 

www.google.com/culturalinstitute

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di Lia Morreale / 24 Ottobre 2016

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