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Gubi a Stoccolma tra riedizioni storiche e nuove collezioni

L’azienda danese ha presentato alla Stockholm Furniture Fair 2016 capolavori del passato e un'ultimissima serie di arredi e complementi

Lo stand di Gubi alla fiera di Stoccolma è stato tra quelli più fotografati e visitati.

«Ci piace presentare i nostri arredi», racconta Jacob Olsen alla guida insieme al fratello Sebastian dell’azienda danese, «suggerendo quella che potrebbe essere l’atmosfera di una casa, calda e accogliente, ma allo stesso tempo elegante e raffinata». Ed è proprio nell’attenzione ai dettagli quasi sartoriali dei loro mobili e nella costante ricerca della finitura più inedita, che si riconosce quella passione per la moda, che da sempre ha influenzato il lavoro dei due fratelli.

Prima infatti di sostituire i loro genitori Gubi e Lisbeth alla guida dell’azienda, fondata a Copenhagen nel 1967, Jacob e Sebastian per anni hanno lavorato nel mondo del fashion, importando per primi, sul mercato scandinavo, importanti brand quali Prada e Helmut Lang. Dalla moda al design il passo è stato poi facile, ma la contaminazione tra i due ambiti è rimasta. E la si ritrova sia nei nuovi prodotti, sia nei pezzi dalla forte personalità disegnati da artisti negli anni passati, che Gubi ripropone producendoli e rimettendoli sul mercato. In questo lavoro di recupero di capolavori del passato, Gubi negli anni ha dimostrato di avere un talento speciale. Un esempio su tutti: ha rieditato la lampada Bestlite del 1930 di Robert Dudley Best (e Winston Churchill ne aveva una nel suo studio), che ora fa parte della collezione permanente del Victoria&Albert Museum e del Design Museum di Londra.

A Stoccolma Gubi ha lanciato altre nuove riedizioni storiche, riprodotte ora anche con colori diversi. Come la lampada Multi-Lite, disegnata nel 1972 da Louis Weisdorf, la lampada Satellite di Mathieu Matégot del 1953 e la lampada G10 del 1950 di Greta M. Grossman, una delle prime designer donne svedesi dell’epoca. Hanno invece la firma dell’italianissimo Gio Ponti la linea di specchi F.A.33 del 1933, e la serie Randaccio del 1925, che disegnò per la sua casa meneghina di via Randaccio.

Oltre alle riedizioni storiche, Gubi ha presentato anche una serie di nuovi arredi e complementi, che riprendono l’eleganza e la ricercatezza dei pezzi storici, interpretandoli in chiave contemporanea. Tra questi, la collezione di sedute Stay e i tavoli Moon disegnati dallo studio Space Copenhagen, e le console TS Table dello studio GamFratesi.

www.gubi.dk

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di Maria Chiara Antonini / 19 Febbraio 2016

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