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Elle Decor Italia

Un grande ritorno, Habitat apre a Milano

Il gusto, il piacere e l'affetto per la casa: Habitat secondo Pierre Favresse, Direttore Creativo del famoso marchio di arredamento e accessori fondato a Londra da Sir Terence Conran

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Habitat apre a Milano, con i suoi arredi, tessuti, luci, decorazioni per la tavola e mille altre idee per la casa. In realtà è un grande ritorno, dopo quasi 15 anni di assenza dal mercato italiano. E lo fa scegliendo la location più contemporanea della città: all’interno del nuovissimo shopping mall CityLife, che ha inaugurato proprio in questi giorni.

Habitat è nato a Londra nel 1964, dal guizzo e l'intuizione di uno dei padri fondatori del design internazionale, Sir Terence Conran. Dopo alcune vicissitudini, oggi è di casa a Parigi, più in forma che mai, presente in tutto il mondo con quasi 100 store, con un proprio universo per la casa, l’ufficio e l'outdoor. 

E, in collaborazione con l’imprenditore Alain Houli, scommette sull’Italia, partendo da Milano e dalla nuova piazza del quartiere CityLife.

Dopo Tom Dixon e Theo Williams, il Direttore Creativo è il francese Pierre Favresse. L’abbiamo incontrato a Milano nel giorno inaugurale di questo nuovo spazio, due piani di esposizione di oggetti e colori, fiori e addobbi, e anche un delizioso angolo caffè e bar per colazione, così come per il pranzo o l'aperitivo.

 

Prima domanda, naturale... L’arrivo, o ritorno, di Habitat in Italia, come vedi la nostra storia del design… 

Ho da sempre questo pensiero: che in Francia siamo poetici, in Germania sono funzionali, e direi che gli italiani sono a metà tra questi due mondi, con anche il più solido sistema di produzione e aziende.

E la Gran Bretagna, dove Habitat è nato 53 anni fa da un'idea di Sir Conran Terence?

Eheh, sì Habitat nasce a Londra, nel '64 ma non con l’identità British. Non è mai stato questo lo spirito e il DNA di Terence Conran. Ho avuto l’opportunità di incontrarlo e parlare con lui in più occasioni, e in realtà lui ama e si è ispirato alla Francia e all’Italia, in particolare la Provenza e la Toscana. Mi raccontava che voleva un marchio per gli inglesi con uno spirito diverso, voleva portare la qualità di vita di questi luoghi a Londra... 

Proporre il sapore e il piacere della casa

Esatto! Questo Sir Terence racconta: "Dopo la Guerra, l’atmosfera a Londra era molto cupa, con la prevalenza dei grigi e i marroni". Viaggiando nel Sud della Francia era rimasto conquistato dai mercati dei vari paesini, dai loro colori, dalla bellezza e varietà della frutta… il piacere di un calice di vino. E ha detto: "Vorrei condividere questo gusto con la gente inglese”.

 

E Habitat oggi?

Lo stesso. Ci immaginiamo una casa di design, ma con calore. Direi naturale, femminile, con forme morbide e arrotondate. Proposte funzionali e non care. Se hai questa combinazione, è Habitat! E molte aziende ci guardano e prendono ispirazione. E continuiamo con la stessa logica tra creazione ex novo e selezione.

Cosa intendi?

Che non disegniamo tutto. È metà e metà:produzione ma anche un’attenta selezione di oggetti già sul mercato, che cerchiamo e acquistiamo in tutto il mondo. Come già Conran diceva, e credo fosse molto moderno per quel tempo: “Non c’è bisogno di disegnare tutto, perché dovrei creare un nuovo bicchiere se c'è già?" E questa è l’idea che abbiamo tenuto, lui era designer ma aveva anche un team di buyer che viaggiavano e importavano oggetti da altri Paesi e culture. 

Così Pierre il tuo lavoro per Habitat?

Non vogliamo, e non abbiamo bisogno di progettare ogni cosa. Come design e produzione cerchiamo di concentrarci su: i mobili, come sedie e tavoli, l'illuminazione e i divani. Questi sono gli ambiati in cui il design può fare la differenza e attraverso cui firmiamo l'identità di Habitat. E poi appunto l'altra metà è la direzione creativa della selezione di oggetti già esistenti.

 

 

Il vostro calore, fin dal logo: la casetta stilizzata con il cuore all’interno. E leggo qui sul muro una citazione di Sir Conran: "Una casa deve avere un'anima, ma soprattutto un cuore". 

All’inizio, il logo era in realtà la sagoma della casa con all’interno la stilizzazione  di un piccolo ambiente domestico con sedie, tavolo e lampada. È cambiato in un secondo momento, con l'arrivo e la direzione creativa di Tom Dixon a fine anni 90, che ha lavorato con uno studio grafico alla sua rivisitazione, avvalorando il detto inglese "Home is where is your heart is" (“La casa è dove c’è il cuore”, ndr). E per me è ancora uno dei migliori loghi in generale, la casa con dentro quello che ami.  

Sempre a proposito della storia di Habitat, il nome?

Sir Terence Conran racconta che cercava un possibile nome nel dizionario e ha scelto dalla biologia “habitat” come ambiente naturale e ideale in cui si forma la vita.

 

Pierre, sei Direttore Creativo dal 2011.

Avevo 32 anni quando mi hanno fatto questa proposta, ed è stata davvero una grandissima chance.

Pierre Favresse, Direttore Creativo di Habitat, con il suo team: Eugeni Quitllet, Ferréol Babin, Joachim Jirou Najou e Perla Valtierra 

E come funziona il tuo lavoro?

Siamo un team di 5 designer. Il quartier generale di Habitat oggi, con la nuova proprietà, è a Parigi. Come dicevo, creiamo e produciamo da zero alcuni prodotti, con studio e ricerca delle tendenze, mercato e dei materiali. E, come dicevamo, dipende da me anche la scelta degli acquisti. Devo viaggiare molto, per vedere i negozi, capire i clienti, cogliere i trend dalla Finlandia o da Hong Kong…

Formazione prima di Habitat?

Ho studiato design e mi sono formato come ebanista e anche nell'intarsio. Amo molto il legno. E avevo, e ho ancora, il mio omonimo studio di design.

Come riesci a combinare la responsabilità da Habitat, il tuo studio indipendente e la vita privata?

Eheh, è dura!! E la mia famiglia, ho 3 maschietti. Mia moglie, che è una scrittrice, è super-woman! Io vivo da Habitat!

E quale forse la sfida più impegnativa da Habitat?

Non direi il lato creativo e di design, ma il gestire e concentrare i vari dipartimenti. Siamo, come dicevo, 5 designer, poi 15 buyer, 6 persone dedicate al marketing e un Direttore. Coordinare il tutto, logistica, distribuzione, tutti i problemi che non vedi… È un’opportunità unica di avere una visione e conoscere diversi aspetti. Trovare nuovi modi di comunicare, vendere…

 

Il successo di un prodotto: riesci a prevederlo?

Sì, e il prezzo è un fattore molto importante, che il costo corrisponda alla percezione che il cliente sente dell'oggetto. Direi che un buon prodotto è fatto da 3 dimensioni: stile, qualità e prezzo. Se hai queste 3 cose il prodotto andrà bene, ma se solo ne manca una… 

E quanto conta anche, come dicevi tu prima, l’osservare i trend e le attitudine delle persone?

Non sono un sociologo professionista, ma osserviamo sempre il momento. Per esempio, se stiamo vivendo un periodo di forte stress, allora abbiamo bisogno di una poltrona ampia, molto accogliente, per far rilassare la gente. E da 4 anni stiamo lavorando su questo tipo di prodotto. Penso per esempio a Victorine. Di solito sono abbastanza sicuro dei progetti che propongo, se non ci credo fino in fondo non li faccio.

E tornando a te, al design…

È cambiata la mia percezione. Prima per me era il disegno, lo schizzo, un pensiero. Oggi è più legato alla produzione e all’industria. Non un concetto, ma la sua fattibile produzione, le fabbriche. Ed è diverso dall’arte, che è sempre una presa di posizione, contro o a favore di qualcosa. La forma è la parte più facile, mi piace ancora disegnare con la matita, ma prima viene la funzione e il perché lo faccio.

E tornando a Milano e a questo nuovo spazio: organizzerete qualcosa ad aprile per il Salone del Mobile?

Tutti me lo chiedono! Di sicuro, ma il programma è ancora in via di definizione.

Progetti futuri?

Vorrei ampliare le collaborazioni con hotel e ristoranti, sviluppare il contract, Habitat non solo nelle case.

Siamo a Natale, ultima domanda. Le tue tradizioni per questo periodo festivo?

Ogni anno mia moglie compra una decorazione nuova, la appende all’albero e i nostri ragazzi devono trovarla tra gli altri addobbi! 

 

www.habitat.eu


di Caterina Lunghi / 2 Dicembre 2017

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