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Le due Coree si specchiano nelle foto di Dieter Leistner

Il fotografo tedescro ritrae una nazione divisa, le cui metà condividono la medesima e fortissima tradizione culturale ma sono ormai completamente antitetiche sotto qualsiasi altro aspetto

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Dieter Leistner, Korea–Korea, © Gestalten 2013

Sono passati quasi quattro anni dal progetto fotografico Korea Korea, del tedesco Dieter Leistner, che mirava ad evidenziare tramite semplice giustapposizione la profonda divergenza culturale tra Corea del Nord e Corea del Sud, eppure non ha perso la sua carica d’attualità: non solo perché la Corea del Nord, tra notizie di sanguinarie repressioni e costanti minacce nucleari, è sempre alla ribalta delle cronache occidentali, ma anche perché il divario tra le due nazioni diventa negli anni sempre più incolmabile.

Tutte le foto: Dieter Leistner, Korea–Korea, © Gestalten 2013

E chi meglio di un tedesco nato nei primi anni Cinquanta può comprendere il destino di ritrovarsi in una nazione divisa, le cui metà condividono la medesima e fortissima tradizione culturale ma sono ormai completamente antitetiche sotto qualsiasi altro aspetto, che sia politico, culturale, economico. 

Sebbene le ragioni storiche della separazione fossero completamente differenti, la segregazione subita dai cittadini, la separazione di migliaia di famiglie, il controllo militare, la repressione del dissenso, spesso pagato col carcere o con la fuga, la disparità economica e tecnologica, sono troppo simili perché un tedesco riesca a visitare la Corea senza ripensare alla storia più recente del suo Paese.

 

Dieter Leistner, fotografo e insegnante di fotografia al Politecnico di Würzburg-Schweinfurt, nel 2006 ha infatti avuto l’opportunità, nonché l’autorizzazione ufficiale, di fotografare spazi pubblici a Pyongyang, capitale della Corea del Nord: qui ha immortalato il rigore, formale e sociale, dei regimi comunisti, fatto di ampie strade semivuote, mastodontici edifici governativi, lunghe file di persone in attesa alle spoglie fermate degli autobus, abbigliate davvero come ai tempi della DDR, statue di bronzo degli eroi del comunismo, cimiteri di soldati, metropolitane ordinate e silenziose.

Sei anni più tardi, nel 2012, Leistner decide di ricercare medesimi luoghi e situazioni a Seoul, nella Corea del Sud, dove colori spenti e severità militare lasciano il posto al fermento metropolitano. Nella capitale sudocoreana, infatti, le fermate degli autobus sono televisori sovradimensionati, le statue ritraggono i re dell’antico impero coreano, le strade sono sovraffollate e illuminate da insegne e pubblicità, la tecnologia è presente ovunque: un divario che racconta ad una prima occhiata moltissimo sul clima di terrore dittatoriale che isola la Corea del Nord dal resto del mondo.

Le fotografie del progetto, pubblicate da Gestalten, hanno costituito parte della mostra “Korea Power: Design e Identità” presentata per alcuni mesi del 2013 al Museo Angewandte Kunst di Francoforte. La gran parte dell’esposizione mirava invece ad indagare la peculiare evoluzione del design della Corea del Sud, il cui vertiginoso sviluppo industriale aveva inizialmente spazzato via quasi tutte le tracce della cultura tradizionale. Che di recente, invece, è stata via via riscoperta e valorizzata grazia ad una nuova generazione di designer coreani che si sono riappropriati dei canoni tradizionali di bellezza nazionale per definire uno stile originale, estremamente moderno eppure ancora distintamente coreano.

shop.gestalten.com/korea-korea.html


di Lia Morreale / 4 Maggio 2017

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