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La Rinascente sceglie 8 designer emergenti del Salone Satellite

In vendita al Design Supermarket di Milano i pezzi degli under 35 più promettenti di tutto il mondo

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Il contenitore Hav di Nestor Campos  è ispirato al dinamismo di Kattergatt e Øresund: un mare tra Svezia e Danimarca, freddo e selvaggio, dove la cultura nordica affonda le sue radici. 

Anche quest'anno La Rinascente si fa promotrice dei designer emergenti presentati al SaloneSatellite.

I leitmotif 2016 sono autopromozione, stampa in 3D, utilizzo consapevole ma rilassato delle nuove tecnologie ma soprattutto esplorazione delle potenzialità dei materiali, riciclo e recupero di desuete pratiche di artigianato: questo è ciò che accomuna i giovani designer che si affacciano sulla scena italiana e internazionale. Non a caso il tema di quest’anno del SaloneSatellite, l’istituzione che dal 1998 apre il Salone del Mobile ai progettisti under 35 più promettenti di tutto il mondo, è proprio “Nuovi materiali>Nuovo design/New Materials>New Design”, un invito all’indagine e alla sperimentazione delle novità in ambito di scienza dei materiali, con un’attenzione particolare alla sostenibilità.

I giovani designer che si sono distinti al SaloneSatellite 2016 potranno presentare e vendere le loro creazioni nell’autorevole vetrina del Design Supermarket della Rinascente di Milano. Se da sempre infatti il prestigioso store mira a farsi tramite tra l’industria e il design – dagli anni Quaranta l’Ufficio studi di Rinascente ha rappresentato un centro di eccellenza della cultura del design vantando tra i suoi collaboratori progettisti come Gio Ponti, Pagani, Zanuso, un giovane Roberto Sambonet, Munari –, il SaloneSatellite ha effettivamente consentito la produzione e il retail di moltissimi dei prototipi presentati nelle diciotto edizioni dagli oltre 10.000 partecipanti.

A proposito di sperimentazione sui materiali, Sara Ricciardi conferisce nuovo valore al gesso riprendendo la tecnica antica e ormai abbandonata dello scajola, detta anche del “finto marmo”, che consentiva di ricreare le venature marmoree grazie ad un sapiente mix di pigmenti, colle naturali e pietra selenite. La Ricciardi ha deciso di valorizzare la specificità cromatica e materica di questo tipo di gesso, affrancandolo dal ruolo di “copia” e dando vita a solidi geometrici unici e intercambiabili al tempo stesso.

Germans Ermičs, designer di Riga appena trentenne che ha iniziato nel campo della progettazione grafica per poi diventare fondatore e art director del magazine lettone di arte e cultura Veto, ha conquistato anche l’artista e gallerista francese Serge Benismon con le sue creazioni di vetro colorato, in cui la relazione tra il movimento e la sfumatura cromatica del materiale evoca una spazialità alternativa.

La scoperta del “genius loci” del territorio, ovvero di una sorta di spiritualità intrinseca dei luoghi capace di lasciare tracce esterne sugli oggetti che li compongono, è invece la scommessa del duo di progettisti sperimentali Andrea Forti ed Eleonora dal Farra, meglio conosciuto come Alcarol: da alcuni tronchi ritrovati nel sottobosco delle montagne delle Dolomiti sono state infatti ricavate tavole che sono state successivamente inglobate in una speciale resina naturale che ne cristallizza le forme mentre le consegna ad un nuovo utilizzo. Il rispetto per la materia viva, che spesso viene assemblata proprio seguendone le venature naturali, di modo che sembri quasi un pezzo unico, convive qui con la necessità di innovare e sperimentare.

Matt Gilbert, fondatore dello studio di design londinese Animaro, ha iniziato da una laurea in architettura a Cardiff per poi appassionarsi al product design a Copenaghen: è qui, ad un corso intitolato “Una sedia a settimana”, che ha imparato a sfruttare le limitazioni dei differenti materiali e ha avuto l’idea di una sedia compatta, in legno di betulla, priva di qualsiasi tipo di colla o parte metallica, ma tenuta insieme da regole “architettoniche”: Puzzle elude anche l’obbligo della perpendicolarità, pratica ed efficiente, tipica degli arredi scomponibili, e trae proprio dalla tensione dei singoli pezzi la sua incredibile stabilità.

La tensione tra due istanze molto diverse caratterizza anche il concept dello Studio Nito: la recentissima collaborazione tra Nil Atalay e Tobias Juretzek, una specializzata nel tessile l’altro nell’arredo, ha portato alla ricerca di un bilanciamento tra funzione, tecnologia e legame emotivo con gli oggetti. Bobina, già nel nome una dichiarazione d’intenti, è il nome del progetto arrivato terzo al SaloneSatellite e prevede sedie, poltroncine, sgabelli e tavolini: il filato di cotone avvolto nella bobina è infatti il materiale principale, insieme ad una resina che lo rende rigido, e si sovrappone in quattro strati che seguono direzioni differenti con un’attenzione insieme ornamentale e di solidità.

La contaminazione di Shirin Ehya riguarda invece le sue due culture, quella iraniana e quella americana: ispirandosi alle geometrie persiane e alle piastrelle tipiche dell’architettura iraniana, come le “Cuerda Seca”, realizzate unicamente con sette colori come vuole la tradizione “haftrangi”, le ha utilizzate per decorare mobili di foggia contemporanea, in legno opacizzato, colorato e lavorato a laser.

Anche l’approccio di Richa Gujadhur consiste in una celebrazione delle proprie origini: la sua collezione Moris (che significa proprio Mauritius in lingua creola) ha tratto ispirazione da due elementi iconici ed estremamente diffusi del design mauritano, i mobili Rotin fatti interamente a mano e le borse colorate Tanth. La struttura è estremamente leggera, le forme quanto mai lineari, i colori versatili, i materiali sono comuni (ferro, corda, plastica), il che li rende elementi d’arredo adattabili ad ambienti diversi, sia in esterno sia in interno.

La sfida alle proprietà delle risorse materialia ccompagna da sempre anche Marlène Huissoud, francese di nascita e inglese d’adozione, una giovane designer sperimentale vincitrice del Make Me! 2015 e acclamata come un astro nascente del design d’oltremanica. Tra i suoi lavori più noti, From Insects mette in discussione il nostro stesso modo di rapportarci al design e alla progettazione, grazie all’esplorazione dei materiali degli insetti, dall’ape comune al baco da seta indiano. Interessantissimi i suoi bicchieri realizzati in propoli soffiata come vetro modificando tradizionali tecniche “veneziane” apprese da un artigiano specializzato.

Il marchio di fabbrica di Sabine Marcelis è invece l’interesse per l’interazione dei materiali con la luce: dopo la sua collezione Dawn del 2014, in cui filamenti di neon erano incastonati dentro sculture di resina dipinte, torna a far parlare di sé con Voie, nella quale la manipolazione della luce delle sue installazioni, ovvero la sua diffusione piuttosto che il suo parziale oscuramento, avviene proprio grazie a trattamenti diversi riservati alla resina stessa.

Lo studio Shinya Yoshida Design, fondato nel 2012 a Chiba, in Giappone, ha sviluppato una tecnica per la produzione automatica, attraverso un software, della struttura leggera e flessibile di alcuni vasi, che saranno successivamente realizzati attraverso la tecnica della stampa in 3D per poi essere dipinti a mano con texture opaca e colori appena accennati.

www.rinascente.it

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di Lia Morreale / 19 Ottobre 2016

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