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Elle Decor Italia

Le maschere di Carnevale tradizionali reinterpretate dagli studenti IED

I giovani creativi dell'Istituto Europeo di Design di Venezia firmano 10 maschere contemporanee per divertirsi riflettendo

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Tutti almeno una volta abbiamo vestito i panni di Arlecchino, Brighella, Scaramuccia, Pierrot o una delle altre celebri maschere di Carnevale tradizionali.

Se oggi però vi sentite un po' cresciutelli per dipingere il viso di bianco o per calarvi in un completo a rombi colorati e sfoggiarlo in piazza armati di spry e coriandoli, non disperate, potete ancora partecipare alla festa più colorata dell'anno. Come? Prendendo spunto dai progetti degli studenti dell'Istituto Europeo di Design di Venezia.

21 giovani creativi hanno realizzato per noi 10 maschere di Carnevale fai da te ispirandosi nelle forme, nei colori e nell'animo ai classici protagonisti del Carnevale veneziano. Il risultato? Curiose reinterpretazioni che fanno tesoro della tradizione ma riflettono su tematiche incredibilmente attuali: dall'integrazione al narcisismo. Ecco così che la maschera della tradizione, nata per cancellare ogni distinzione economica e sociale in un giorno di festa, ci fa riflettere sul tema dell'integrazione in una società sempre più eterogenea. O che i frammenti dell'abito di Burlamacco si trasformano in frammenti di volti reali, per ricordarci che non è conformandoci a un'ideale di bellezza che accetteremo meglio noi stessi. 

Ecco quindi 10 maschere facili da imitare per coloro che a Carnevale vogliono mascherarsi ma tenendo il giusto contatto con la realtà!

Partiamo proprio dal tema dell'integrazione con la maschera Specchio di Arlecchino di Leonardo Mestre e Lorenzo Vanghetti. Il progetto recupera le origini della maschera di Carnevale – cancellare ogni distinzione economica e sociale – adattando il concetto al tema dell’integrazione sociale nella società odierna, dove persone di ogni dove convivono creando una società internazionale.

Dall'integrazione al narcisismo, il male psicologico dei nostri giorni. Ricorrendo solo a ritagli e cannucce colorate, Giorgia Carraro, Noemi Rossi, Alice Catterin e Sofia Murari creano Perfectly Fake, una maschera attuale che incarna il desiderio di perfezione estetica dilagante nella società odierna. Partendo da Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio creata unendo le caratteristiche delle principali maschere italiane della tradizione, le studentesse espongono il problema della perdita dei valori con un tocco di ironia.

Alice Ferrazzo firma Duplice Pierrot e racconta "La mia maschera si ispira a Pierrot, sognatore timido e romantico che, innamorato di Colombina e della luna, entrambi amori impossibili, resta però sempre buono e fiducioso. Ho cercato di riprodurre questa dualità di spirito realizzando una maschera di Carnevale indossabile in due modi: da un lato può allungare lo sguardo ed enfatizzare la tristezza del volto, dall'altro invece può esaltarne la tenacia e la speranza."

Martina Bigaran con il suo Arlecchino offre una reinterpretazione di quella che è forse la più classica maschera di Carnevale in assoluto. Indagando le origini del personaggio di Arlecchino la giovane creativa fonde la personalità maligna della leggenda – nella maschera nera dai tratti grotteschi che nasconde gli occhi – all'animo euforico nel tempo è stato associato al personaggio – nei colori accesi che richiamano l'abito tipico della maschera carnevalesca –.

E' ispirata alla teoria delle maschere di Pirandello e alla psicanalisi di Freud la maschera-specchio Metà di Roxana Nerbosi, Giorgia Santi e Ilaria Tonin, che raccontano: "Chi guarderà una persona con indosso la nostra maschera vedrà sé stesso. E la realtà circostante".

Francesco Giacomin e Federico Vidori firmano una reinterpretazione pessimistica di Scaramuccia. La maschera di Carnevale tradizionale è riproposta in una versione cieca. "L'assenza degli occhi simboleggia una via d'uscita inesistente da un mondo del quale non andiamo fieri" raccontano gli studenti. 

Di grande effetto, la maschera fai da te è anche facile da copiare. Francesco e Federico spiegano "Siamo partiti da una classica maschera bianca, l'abbiamo incisa sotto il naso e realizzato la protuberanza con cartapesta. Successivamente il tutto è stato riversato da plastilina nera".

Coniuga la gioia di Arlecchino e la tristezza di Pierrot la maschera dal sapore Pop di Sara Mattiuzzi, Martina Marzaioli ed Elisa Lai.

"La lente destra in bianco e nero incarna, tramite la lacrima, la malinconia di Pierrot. Sulla lente di sinistra, invece, l’allegria di Arlecchino è espressa dall’occhiolino circondato da piccoli cerchi colorati, a ricordare i coriandoli, e decorato da rombi, a riprendere il costume tipico della maschera".

Perfetta per chi vuole una maschera di Carnevale moderna ma dal sapore tradizionale. Semplice e maneggevole come un paio di occhiali.

Altra soluzione prêt-à-porter è quella proposta da Sara Mattiuzzi, Martina Marzaioli ed Elisa Lai: un occhiale rettangolare che riproduce le linee del volto attraverso la lente black and white tipica di Pierrot. Per mascherarsi senza abbandonare del tutto le proprie sembianze!

Un tuffo nel passato per la maschera Untore di Giovanni Battista Guiotto. Ispirata alle maschere indossate dai medici per proteggersi dalle epidemie di peste, Untore è una moderna interpretazione del personaggio della commedia dell'arte noto appunto come medico della peste. A metà tra una moderna maschera antigas e la figura carnevalesca tradizionale.

Riflette infine sulle categorie sociali e sugli stereotipi Nicoletta Buffoni, che propone una maschera unica che cambia configurazione a seconda di chi la indossa.

"Ognuno ha un proprio trascorso che lo rende unico. In questa maschera il percorso che ognuno intraprende è rappresentato da liste colorate" racconta. "Sono le nostre esperienze ci rendono unici e la nostra maschera rappresenta questa unicità".

GUARDA TUTTI I PROGETTI DI CARNEVALE CHE GLI STUDENTI DELLO IED HANNO REALIZZATO PER ELLEDECOR.IT : 


di Chiara Chioda / 19 Febbraio 2017

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