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Milano Fashion Week: le sfilate più belle

8 scenografie mozzafiato per 8 case di moda che dividono le passerelle milanesi tra capannoni e palazzi storici.

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©GettyImages

La sfilata di Gucci per la fashion week milanese fall/winter 2017/2018

Da Via Mecenate al Naviglio Grande, la Milano Fashion Week sta allungando di stagione in stagione l’ampiezza del suo raggio d’influenza sulla città, portando con sé personaggi e situazioni a cui le periferie del capoluogo lombardo erano poco avvezze. Ripercorriamo allora insieme le sfilate piu belle e le scenografie più curiose di questa settimana della moda.

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Ad inaugurare il tour delle bizzarrie, mercoledì 22 febbraio, è stato Gucci, allestendo un tempio degli Illuminati tra i capannoni e l’aeroporto di Linate: luci rosa puntate su una piramide spezzata, un occhio luminoso al vertice, come da prassi iconografica, e una passerella-giardino d’inverno coperta da pareti di plexiglass. Un set monumentale, perfetto prolungamento delle ultime campagne pubblicitarie del brand, divise tra un’immagine alla Wes Anderson e lo sfarzo della moda disegnata da Alessandro Michele che sembra non accontentarsi mai di un’unica ispirazione.

Pochi numeri civici più in là, quasi per contrasto, Fay presentava la sua fall/winter 2017/2018 accendedno i riflettori sul più classico degli show - ospiti seduti e modelle in entrata e uscita dal backstage; a voler trovare a tutti i costi un punto di contatto si potrebbe notare che i corridoi di sfilata, qui, tracciavano a terra un doppio triangolo.

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Nei giorni a seguire, tra le stravaganze attese, quelle di Moschino, in Via San Luca, con le sue quinte in rosso circense strette da passamanerie dorate e aperte su una passerella tappezzata con i cartoni da imballaggio, rispettivamente i due temi portanti della collezione, eccessiva e volutamente trashy.

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Propaganda e mattonelle lucide per Prada, che nella sua Fondazione in Via Fogazzaro si è divertita a mischiare tutto, dalle ispirazioni design agli anni Venti, dagli arredi per la casa anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta ai cartelloni da strada anni Ottanta, per una collezione che, a sua volta, è un mix di tutti questi elementi rielaborata con i canoni dei Duemila.

Ancora un capannone, questa volta vicino al Naviglio Grande, per l’Urban Ninja di Diesel Black Gold, scenario scarno e impalcature illuminate di rosso sullo sfondo.

Ritorno agli anni Novanta all’italiana, invece, per Philosophy di Lorenzo Serafini, la cui sfilata in Città Studi inizia da una lunga (e sempre temutissima) scala rosa; il suo applauditissimo autunno/inverno, per tagli, colori e tessuti, non si allontana dal concept Nineties.

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Menzione a parte per il New Rinascimento di Dolce&Gabbana e la donna di Versace. Fuori dal calendario ufficiale, il duo creativo ha allestito un palcoscenico con live music, pianista, spy-cam dichiarate e impalcature perfettamente fatiscenti: protagonisti, insieme alle collezione, i modelli di diverse età e taglie presi dalla strada.

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Centrata interamente sul prodotto, la collezione disegnata da Donatella Versace è forse rimasta l’unica ad incarnare lo spirito prêt-à-porter di Milano: via ogni orpello dalla passerella, nessuna velleità scenografica, modelle con falcate decise, riflettori puntati e look ultracontemporaneo; piaccia o no, la protagonista deve essere la moda.


di Manuele Menconi / 1 Marzo 2017

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