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Elle Decor Italia

200 gioielli di Gianfranco Ferré in mostra a Torino

A Palazzo Madama brillano le fantasmagoriche creazioni dello stilista milanese

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Giorgio Perottino

Se non avete ancora programmato un viaggio per il ponte dell’8 dicembre Torino è sicuramente una delle destinazione italiche tra le più interessanti del momento. Oltre ai luoghi più noti della capitale sabauda fino al 19 febbraio potrete visitare presso Palazzo Madama la mostra Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti a cura di Francesca Alfano Miglietti.

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Nella cornice della Sala del Senato, grazie al contributo della Fondazione Gianfranco Ferré e della Fondazione Torino Musei, si possono contemplare (e desiderare) 200 gioielli-scultura legati alle collezioni di prêt-à-porter e di alta moda dello stilista milanese dal 1980 al 2007, esposti in un allestimento minimalista di Franco Raggi.

Se vi state chiedendo il perché di una mostra sui gioielli di Ferré la risposta è molto semplice: sono stati proprio i gioielli a segnare l’inizio della fortunata carriera di Ferré. Dopo la laurea in Architettura conseguita presso il Politecnico di Milano nel 1969, Gianfranco Ferrè trascorre un lungo periodo in India dove si dedica allo studio dell’arte orafa e della produzione di preziosi. Tornato in Italia, nel 1978 fonda la sua casa di moda e conquista le passerelle di tutto il mondo per la rivoluzionaria restituzione architettonica dell’abito: per Ferré la moda è pura progettazione.

È direttore creativo di Christian Dior per la collezione donna dal 1989 al 1996 e nel 2007, pochi mesi prima della sua scomparsa, è nominato Presidente dell’Accademia di Brera. Architetto, designer, stilista: Gianfranco Ferrè è il rappresentante di una forma di Neo-Umanesimo in cui le discipline creative sono affrontate con approccio metodologico (di cui sarebbe auspicabile il ritorno nella pratica contemporanea). Ma torniamo al gioiello:
“Credo che il gioiello sia l’elemento più immediato per esprimere un desiderio di bellezza innato, senza tempo, antico quanto la storia dell’umanità, radicato nella nostra sensibilità perché capace di tradurre in realtà emozioni e sensazioni. Il gioiello ha avuto in passato straordinarie valenze rappresentative, come simbolo di ricchezza, potere, prestigio, autorità. Ora è soprattutto manifestazione di personalità. È un mezzo per la rappresentazione di sé. Come l’abito e forse più dell’abito”.

Dalle parole di Ferré si intuisce come egli non attribuisca al gioiello una funzione accessoria all’abito, ma anzi lo consideri necessario al completamento dell’opera per la vestizione del corpo. Nel gioiello c’è il mondo: nel gioiello è racchiusa la chimica della terra che, cristallizzata, si fa ornamento. Se per Adolf Loos l’ornamento è delitto, per il Gianfranco Ferré-artigiano l’ornamento è passione: la decorazione è un rito antichissimo mai inferiore all’abito. Le collezioni di Ferré difatti nascono da una coesistenza (o stratificazione) di tessuti e monili che parlano di architetture da indossare e da esibire l’una sull’altra.

I gioielli sono catalogati in sei teche sospese realizzate con ripiani in vetro e rivestite di rete metallica; ogni teca contiene gioielli catalogati per associazione agli elementi naturali (fuoco, terra, acqua, aria) e alle forze della Natura (energia e potenza) in base al colore, alla forma e al materiale. La vertigine della lista è sorprendente: spille, collane, cinture, bracciali, orecchini, anelli. La poetica dei materiali è ipnotizzante: pietre, metalli smaltati, corallo, osso, conchiglie, legni dipinti, pasta di vetro, cuoio, ferro, rame, bronzo. Nella macchina di gabbie di Franco Raggi respirano le creazioni della ricerca di Gianfranco Ferré che esplora il fuori scala, la geometria, l’opulenza barocca e l’armonia dell’eccesso.

 

 

Photo courtesy of Fondazione Gianfranco Ferré

www.fondazionegianfrancoferre.com

www.palazzomadamatorino.it


di Giovanni Carli / 16 Novembre 2017

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