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AfricaAfrica non è una mostra sul design africano. Ecco perché

Inaugura a Palazzo Litta una mostra dedicata alla scena creativa contemporanea dell’Africa subsaharaiana. E ci spiega che non si può parlare di unità stilistica quando si ha davanti un intero continente

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Nelle mani di Hamed Ouattara, designer del Burkina Faso, lamiera e barili di petrolio si trasformano in elementi d'arredo forgiati a mano: "Il mio obiettivo è fornire una soluzione in un continente che soffre di importazioni e di tutti i tipi di imitazione di mobili di scarsa qualità e che non riflettono la nostra cultura". 

Cosa sappiamo del design in Africa? Poco, pochissimo, quasi niente: fatta eccezione per qualche nome, il mondo del design è piuttosto eurocentrico, con qualche sconfinamento in Giappone e negli Stati Uniti.

Negli ultimi anni Milano sta ampliando lo sguardo, con spazi come Etel, che racconta la cultura brasiliana attraverso una vasta collezione di arredi, e progetti come Palazzo Litta Cultura, che dopo la prima mostra dedicata alla scena creativa contemporanea giapponese ora guarda a sud e apre le sue porte alla progettualità dell’Africa subsahariana, l’area di oltre 24 milioni di chilometri quadrati che si estende da est a ovest sulla linea meridionale del Sahara.

AfricaAfrica, exploring the Now of African design and photography” è il titolo della nuova mostra di Palazzo Litta visitabile fino al 2 aprile, ideata da MoscaPartners e MIA Photo Fair Projects, rispettivamente curatori della sezione design e fotografia; mentre la programmazione musicale è a cura di Ponderosa Music&Art. 

Le sale barocche di un’architettura che più milanese non si può ci proiettano in uno spaccato africano. Una lezione che è tutto fuorché didascalica, che usa il contrasto con le sale voltate, gli specchi e i tessuti preziosi delle sale di rappresentanza di Palazzo Litta per mostrare il potenziale contemporaneo e universale degli oggetti in mostra, allontanandosi dallo stereotipo logoro del design etnico. Il primo insegnamento da trarne è che la definizione design africano non implica alcuna cifra stilistica, ma rappresenta meramente una distinzione geografica (seppur molto ampia).

Questa eterogeneità rende AfricaAfrica una mostra di progetti e di storie diversi, come quella di Goncalo Mabunda, che attinge alla memoria collettiva del suo paese, il Mozambico, lavorando con le armi recuperate nel 1992, alla fine del conflitto che per 16 anni ha spaccato il Paese. AK47, lanciarazzi, pistole, proiettili e altri oggetti di distruzione diventano mobili e sculture antropomorfe che attingono alla tradizione africana e all’arte modernista di Braque e Picasso, trasmettendo anche una riflessione positiva sul potere trasformativo dell'arte e sulla resilienza e creatività della società civile.

O ancora le fotografie ricamate a mano di Joana Choumali, fotografa ivoriana che lavora a cavallo tra l’opera d’arte e il documentario, rappresentando metropoli e villaggi, ma anche ritratti di donne, ed esplorando il tema delle migrazioni e dei legami che si spezzano.

Sono solo due delle 25 storie raccontate dalla mostra sulla scena africana di Palazzo Litta Cultura, che con 20 progetti di design e 55 opere fotografiche non vuole essere una mostra esaustiva, piuttosto uno spunto ad ampliare l’orizzonte quando si parla di creatività.


di Carlotta Marelli / 18 Marzo 2018

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