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Uneasy Dancer: la mostra d'arte di Betye Saar a Milano

Presso la Fondazione Prada è in scena l’arte mistica e visionaria della creativa americana

Una mostra d'arte a Milano. Dal 14 settembre 2016, nello spazio della nuova Fondazione Prada progettata dallo studio OMA di Rem Koolhaas (divenuta in pochi mesi dall'apertura un epicentro dell’Arte per il capoluogo lombardo e non solo) è possibile visitare fino all’8 gennaio 2017 Betye Saar: Uneasy Dancer, prima esposizione antologica in Italia dedicata all’artista americana Betye Saar (Los Angeles, 1926).

La mostra, curata da Elvira Dyangani Ose, raccoglie l’intera esperienza artistica di Saar, dagli anni Sessanta fino ad oggi; una storia meravigliosa di misticismo e ritualità che si compone di installazioni, assemblaggi, collage e scultoree.

Uneasy Dancer (danzatrice incerta): così si descrive Betye Saar, creativa visionaria che, prendendo a prestito le sue stesse parole, «segue il movimento di una spirale creativa ricorrendo ai concetti di passaggio, intersezione, morte e rinascita, nonché agli elementi sottostanti di razza e genere».

Focus della ricerca sono la proiezione metafisica e la sideralità dell’esistenza che ricadono nella quotidianità della memoria femminile e dell’espressione dell’identità afroamericana. Come Betye Saar afferma l’arte «ha più a che fare con l’evoluzione che non con la rivoluzione, con la trasformazione delle coscienze e del modo di vedere i neri, non più attraverso immagini caricaturali o negative, ma come esseri umani».

Il processo artistico dell'americana nasce dalla visione delle Watts Towers di Simon Rodia nel quartiere periferico di Los Angeles dove trascorreva intere giornate in compagnia della nonna negli anni Trenta. La costruzione delle torri, durata quasi 33 anni, stimola nella giovanissima Betye la convinzione che i materiali di scarto potessero trasformarsi in un contenuto spirituale, in un ricordo tattile con cui poter lavorare.

Dopo la laurea in Design alla UCLA, Betye Saar lavora prima come grafica e, sul concludersi degli anni Sessanta, abbandona la bidimensinalità del disegno per sperimentare la tridimensionalità delle prime opere scultoree e dei primi assemblaggi. Tra gli oggetti amati dall’artista troviamo materiali di recupero, memorabilia personali, oggetti scartati e dimenticati della vita domestica come assi per il bucato, bilance, pezzi di finestre che tra le mani sapienti di Betye Saar riprendono nuova vita e stravolgono il loro uso e significato.
Negli anni Settanta gli assemblaggi raggiungono dimensioni notevoli, fino a diventare macro-installazioni, accomunate da un approccio che lega visioni e fedi di ogni tipo, cattolica, musulmana, giudaica fino alle pratiche rituali più mistiche e animiste, dal voodoo caraibico al panteismo tribale.

Questo emerge nell’opera seminale The Alpha and the Omega (2013-16): un ambiente circolare che allude al viaggio iniziatico e all’esperienza della vita umana. Un'installazione che è stata concepita in occasione della mostra e include una serie di nuovi elementi per rappresentano l’idea del tutto, nella sua circolarità.
Nella sua lunga carriera Betye Saar ha sempre dichiarato la sua posizione di solida opposizione al pensiero maschilista, valorizzando con il suo lavoro quella prospettiva umanistica che interpreta il singolo individuo come parte integrante di un’allargato progetto comune chiamato Società.

www.fondazioneprada.org
www.betyesaar.net/
www.prada.com

 

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di Giovanni Carli / 22 Settembre 2016
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Mostre , Milano

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