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Elle Decor Italia

Love, la mostra per innamorarsi a Milano

39 opere di arte contemporanea dedicate all'amore in mostra al Palazzo della Permanente

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Gilbert & George, Metalepsy, 2008. 381x604 cm. Courtesy: gli artisti e White Cube © Gilbert & George 

Impossibile trovare artisti che all’amore non abbiano dedicato nemmeno un’opera: la mostra Love – l’arte contemporanea incontra l’amore, curata da Danilo Eccher, di opere contemporanee sull’amore ne raccoglie 39, che sarà possibile visitare al Palazzo della Permanente di Milano fino al 23 luglio, dopo l’inaspettato clamoroso successo che ha avuto al Chiostro del Bramante di Roma.

Il taglio pop e giocoso della rassegna, che ha conquistato i teenager della capitale, si apprezza fin dalle audioguide gratuite consegnate all’ingresso, che consentono di scegliere un personaggio vero e proprio, e non una semplice voce narrante, che letteralmente guiderà gli spettatori alla comprensione delle opere in mostra: Amy, Lilly, John, Coco e David, tutti diversi e ispirati a personalità ben note della scena artistica (David, ad esempio, è un David Bowie che canticchia le sue canzoni tra un’opera e l’altra, consigliatissimo).

Robert Indiana, Love, 1966-1999. Scultura, alluminio policromo (red and gold), 91,5x91,5x45,75 cm. AP 3/4. Courtesy: Galleria d'Arte Maggiore, G.A.M., Bologna, Italia. © Robert Indiana by SIAE 2017 

Imponenti e tautologiche le sculture in alluminio di Robert Indiana all’ingresso, quadrati di lettere resi apparentemente imperfetti da una O sbilenca, subito prima dell’icona più amata da Warhol e più riprodotta in assoluto, la sua One Multicoloured Marilyn (Reversal Series), mentre Wesselmann con il suo collage metallico Smoker #3 (3-D) coglie tutta la sensualità insita anche in uno stereotipo da pubblicità qual è il dettaglio di due labbra dischiuse a reggere una sigaretta.

Marc Quinn mutua la monumentalità delle statue classiche in marmo per rendere eterno il bacio appassionato tra due amanti realmente esistenti portatori di malformazioni, disposto tra un Love painting dipost-it, bigliettini e dichiarazioni d’amore del pubblico e gli olii algidi copiati dal digitale dei Flowers paintings, mentre Francesco Vezzoli recupera e restaura due teste di epoca romana, un uomo del II sec a.C. ed una donna più o meno dello stesso periodo a cui colora le labbra proprio come si faceva all’epoca, combinandoli in un Eternal Kiss non meno pop delle opere che l’hanno preceduto.

A sinistra: Joana Vasconcelos, Coração Independente Vermelho #3 (PA) [Red Independent Heart #3 (AP)], 2013. Posate di plastica traslucida, ferro verniciato, catena di metallo, motore, alimentatore, installazione sonora. Canzoni eseguite da Amália Rodrigues: Estranha Forma de Vida [Strange Way of Life] (Alfredo Rodrigo Duarte/Amália Rodrigues), Maldição [Curse] (Joaquim Campos da Silva/Armando Vieira Pinto), Gaivota [Seagull] (Alain Oulman/Alexandre O'Neill). Authorized by IPLAY - Som e Imagem/(P) Valentim de Carvalho. 345x200x80 cm. Courtesy: FundaçãoJoanaVasconcelos,Lisbon Photo credit: DMF, Lisbon/©Unidade Infinita Projectos © Joana Vasconcelos Baptist by SIAE 2017. A destra: Marc Quinn, Kiss, 2001. Marmo, edizione di 3, 184x64x60 cm. © Marc Quinn Studio Courtesy: Marc Quinn studio 

Si passa poi dalla suggestione del sentimentalismo old fashioned di Ragnar Kjartansson in God ad un giardino dell’amore vagamente horror, The Clearing del duo svedese Nathalie Djurberg e Hans Berg ­– videoartista lei e musicista lui, che su opere grottesche e stranianti hanno costruito la loro poetica –, dove ci si muove tra fiori giganti e animazioni di personaggi tridimensionali in plastilina truccati fino a sembrare sfigurati.

Tra la vetrata che dà su via Turati e il patinatissimo e ieratico amore multietnico di Vanessa Beecroft alle pareti, l’artista portoghese Joana Vasconcelos offre un enorme cuore barocco – un po’ religioso a sua volta, quasi un ex-voto cucito all’uncinetto – sospeso, realizzato con posate di plastica rosso fuoco, e lo fa ruotare mentre risuonano le note malinconiche della cantante di fado più celebre del Portogallo, Amália Rodrigues, come una specie di rappresentazione simbolica di un litigio domestico.

Ritroveremo la Vasconcelos a chiudere la mostra, con un altrettanto imponente totem di vetro e lana a rappresentare la sua idea di femminilità, mentre sulla parete di fronte abbiamo il video Love di Tracey Moffatt, che raccoglie le scene cinematografiche più romantiche di sempre, a ricordarci le aspettative altissime a cui ci ha da sempre abituati l’arte.

Tracey Emin, My Forgotten Heart, 2015. Neon (snow white), 38x152,5 cm. Ed.2/3 Courtesy: Galleria Lorcan O'Neill. © Tracey Emin by SIAE 2017 

L’amore tormentato viene evocato da Tracey Emin (che come Marc Quinn e Gilbert&George ha fatto parte della Young British Artists) con le sue scritte al neon, semplici e allo stesso tempo feroci come versi di canzoni o appunti di diario, di cui l’uso del corsivo tradisce tutta l’intimità, come My forgetten heart, You saved me ad Those who suffer love. In contrasto ma allo stesso tempo in tema con queste scritte autobiografiche di amore infelice, le sculture dell’olandese Mark Manders, che mostrano bellissimi e realistici volti di donna bloccati, sfregiati e incastrati tra assi di legno o sedie e tronchi.

E poi ancora Gilbert&George, coppia nell’arte e nella vita, e le gigantografie di loro stessi dentro iconografie simmetriche e completamente autorefenziali, Francesco Clemente con i suoi autoritratti “coniugali” spezzati e i suoi cuori trafitti e Ursula Mayer con le atmosfere art déco cariche di ambiguità del suo Crystal Gaze.

Yayoi Kusama, Arrival of Spring [QA.B.Z], 2005. Silkscreen on canvas, 130,3x162 cm Courtesy YAYOI KUSAMA Inc., Ota Fine Arts, Tokyo / Singapore and Victoria Miro, London. © Yayoi Kusama 

Il percorso si conclude con una serie di opere in bianco e nero dell’ultraottantenne celeberrima artista giapponese Yayoi Kusama, che ai suoi tempi influenzò la pop art e qui propone elementi anatomici come labbra, occhi e profili umani ripetuti come unità di misura a creare suggestioni psichedeliche e surreali.

Senza alcuna pretesa di essere particolarmente rappresentativa o esaustiva sul tema dell’amore nell’arte contemporanea, Love offre una rassegna interessante e divertente sull’argomento e soprattutto cerca di coinvolgere in prima persona il pubblico, a cui per una volta viene data la possibilità di fotografare liberamente tutte le opere e postarle sui social con hashtag appositi (#LoveMilano e #chiostrolove) e poi di intervenire personalmente scrivendo sui muri, con i pennarelli, un pensiero sull’amore.

www.lapermanente.it


di Lia Morreale / 10 Aprile 2017

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