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Mostre: come organizzare un week end fuori porta tra Milano e Napoli

Una selezione accurata di mostre d’arte, design, architettura, fotografia per programmare un city break

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“Jean-Michel Basquiat” al MUDEC - Museo delle Culture di Milano, fino al 26 febbraio. In mostra 140 opere realizzate fra il 1980 e il 1987 parte della breve ma ‘leggendaria’ carriera dell’artista, indiscusso protagonista della scena internazionale negli anni ’80. Foto © Carlotta Coppo

Un weekend in giro per mostre. Volete qualche idea su come programmare un city break in qualche città italiana ? Potete lasciarvi guidare dalle mostre imperdibili di questo inizio d’anno a Milano, Roma e Napoli per organizzare una gita in una di queste splendide mete e città d’arte.

Il pretesto culturale diventa un’elettrizzante seduzione per chi sente il bisogno di fuggire dalla routine settimanale, staccare la spina, ed evadere dal solito ambiente anche solo per pochi giorni. Seguire l’arte, l’architettura e la fotografia è forse ancora più piacevole nei mesi invernali, quando il calduccio di musei e gallerie diventa invitante e la città fuori stagione riesce a sorprendere, mostrando aspetti inconsueti.

La ricetta invernale anti-stress richiede poche fatiche. La visita alle mostre, naturalmente, può essere prenotata in anticipo per evitare code e accontentare, con percorsi tematici e laboratori, anche i più piccoli della famiglia. Alcuni istituti museali propongono, addirittura, biglietti doppi’per vedere sedi espositive di altre città - come La Triennale a Milano e il MAXXI a Roma -.

Ma entriamo nel vivo del calendario. A Milano, fino al 26 febbraio 2017 il MUDEC - Museo delle Culture di Milano - ospita Jean‐Michel Basquiat, la personale (curata da Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio ) dedicata all’artista maledetto protagonista indiscusso della scena americana e internazionale degli anni ’80, scomparso a soli 27 anni.
Sono 140 le opere esposte, realizzate da Basquiat tra il 1980 e il 1987, che interpretano, in un percorso cronologico che tocca gli studi-galleria in cui l’artista ha lavorato e vissuto, l’ideologia multiculturale oltre alla sue influenze musicali – adorava il jazz -. Un’esposizione in cui emerge il contesto newyorkese di quel periodo in parallelo alla carriere del giovane creativo iniziata in strada e nell’ambiente underground (come street artist e amante di fumetti, poesia e scrittura) prima di essere consacrata dal jet set del collezionismo e delle gallerie d’arte della Grande Mela.

Le sue opere parlano di differenze sociali e razziali, emarginazione e diffidenza verso il diverso; fra contraddizioni e fragilità si affrontano i temi essenziali dell’identità della persona.

Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada

Sempre a Milano, l’Osservatorio della Fondazione Prada – il nuovo spazio in Galleria Vittorio Emanuele II dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi – (leggi anche → Fondazione Prada in Galleria) ospita i lavori di 14 artisti italiani e internazionali in un’esposizione intolata Give Me Yesterday (curata da Francesco Zanot). Gli ambienti restaurati, al quinto e sesto piano di un edificio centrale, al di sopra dell’ottagono, aprono lo sguardo sulla cupola in vetro e ferro, progetto di Giuseppe Mengoni (1865-67) che sormonta la Galleria. La mostra, in agenda fino al 21 marzo, ha come fil rouge l’uso della fotografia come diario personale in un racconto di immagini - scene del quotidiano e rituali di vita più intimi - che percorre gli anni dal Duemila ad oggi.

Foto Daniela Zedda

Anche La Triennale dà spazio a un altro evento da non perdere. La mostra Antonio Marras: Nulla dies sine linea, aperta fino al 21 gennaio, è un’antologica dedicata al poliedrico stilista di Alghero che vuole essere «un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio, (suggestivo perché provocatorio), a volte assoluto, a tratti spregiudicato», come spiega la stessa curatrice Francesca Alfano Miglietti (leggi anche → La mostra di Antonio Marras alla Triennale di Milano). L’allestimento fluido di oltre 1200 mq ospita installazioni abitate da vecchi abiti e oggetti, più di 500 disegni e dipinti appesi con cornici intessute di stoffe, memorie di viaggio e testimonianze di incontri e relazioni, parte del suo mondo artistico e della ricchezza del suo estro creativo.

Foto Musacchio & Ianniello. Courtesy Fondazione MAXXI

Se avessimo optato per un viaggio a Roma invece, ci sono diverse interessanti mostre da non perdere. In un luogoche accoglie con il suo fascino intramontabile dalle mille destinazioni imperdibili, il suggerimento è di concedersi una distrazione dalla storia per visitare The Japanese House - Architettura e vita dal 1945 a oggi. La prima mostra in Italia sul tema della trasformazioni e dei cambiamenti della casa, nell’architettura e nella società giapponese, dal dopoguerra è ospitata al MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo fino al 26 febbraio (leggi anche → L'evoluzione delle case giapponesi in mostra al MAXXI). Curata da Pippo Ciorra , nell’allestimento dello studio di Tokio Atelier Bow-Wow , The Japanese House presenta le case tradizionali e moderne di oltre 50 progettisti, tra i quali Kenzo Tange, Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Shigeru Ban ma anche maestri meno conosciuti in Occidente come Seike Shirai, Kazuo Shinohara, Kazunari Sakamoto fino ai talenti più promettenti dell’architettura del Sol Levante. Attraverso i progetti rappresentati, il percorso espositivo mette in luce alcune tematiche: la convivenza tra aspetti tradizionali e innovazione architettonica, la continuità della cultura giapponese e il ruolo dello spazio domestico. In mostra: disegni, modelli, foto e video oltre a riproduzioni in scala reale di sezioni di edifici speciali, come la House U di Toyo Ito e il rifugio di emergenza di Shigeru Ban.

Sempre all’interno del complesso, progettato da Zaha Hadid, negli spazi del Centro Archivi del MAXXI Architettura, ha luogo il focus Carlo Scarpa e il Giappone che mostra il rapporto profondo del Maestro dell’architettura italiana del Novecento con il paese del Sol Levante, ricostruito nella ricerca di Elena Tinacci. Progetti, fotografie e documenti testimoniano un legame con il Giappone che si riferisce alla cultura architettonica, alla letteratura e alle sue tradizioni storiche.

Foto Graziano Arici. Courtesy Estate Fabio Mauri; Hauser & Wirth 

Altra città da visitare è Napoli. Qui troveremo la mostra Fabio Mauri. Retrospettiva a luce solida al Museo MADRE di Napoli, fino al 6 marzo. L’esposizione, organizzata in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri e dedicata all’artista contemporaneo - esponente delle neo-avanguardie della seconda metà del XX secolo -, è la più completa degli ultimi venti anni. Il suo lavoro esplora i meccanismi dell’ideologia e i linguaggi della propaganda, analizza l’immaginario collettivo e le narrazioni mediatiche, a partire da quella cinematografica. Nel percorso espositivo di oltre 100 opere e azioni (che includono pittura, disegno, scultura, installazione e performance) è visibile il concetto di luce solida presente nel titolo di alcune opere.
Con un rimando alle lampadine con i raggi solidificati futuriste, Mauri dava consistenza fisica al raggio che congiunge proiettore e schermo cinematografico per tradurre un’idea: tutto quello che compone l’esistenza ha cause e conseguenze reali, quindi anche il pensiero, l’immaginario e l’ideologia. Nella mostra, il museo stesso diventa messa in scena mentre la retrospettiva si trasforma in una proiezione architettonica in cui il visitatore è parte attiva della narrazione.

www.mudec.it

www.fondazioneprada.org

www.triennale.org

www.fondazionemaxxi.it

www.madrenapoli.it


di Silvia Airoldi / 2 Gennaio 2017

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