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Breve storia dei motoscafi Riva: dal battello da pesca ad Anita Ekberg

La storia del mitico cantiere che ha realizzato motoscafi immortali espressione del Made in Italy

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I lussuosi motoscafi Riva, icone della Dolce Vita

Lo storico cantiere di motoscafi Riva è tra i più rappresentativi dell'eccellenza del Made in Italy in campo nautico. Nato da un'avventura imprenditoriale che ha origine nel 1852 a Sarnico (foto sotto), sulla sponda occidentale del Lago d'Iseo, ad opera del maestro d'ascia Pietro Riva che ha fondato questa dinastia di costruttori di barche, è oggi un vero e proprio mito della nautica italiana. Perché Riva è molto di più di un costruttore: ha regalato sogni ad intere generazioni.

Qual è l'elemento che sta alla base del mito? Sicuramente la passione e la cultura del modo di fare le barche che Riva ha nella propria storia e nella propria realtà attuale.
Il cantiere, in origine, si occupava della riparazione e della costruzione d'imbarcazioni da lavoro ("batel de pesca") e da diporto ("canotto da passeggio") tipiche della zona.
Il figlio di Pietro, Ernesto, intuirà che il motore sarà il futuro della nautica da diporto e inizia a costruire barche di dimensioni sempre più grandi. Il suo primo battello a vapore - con cui proponeva le prime escursioni turistiche sul lago - si chiamerà Sarnico, in onore del paese d’origine.

Tutte le immagini: credits Archivio Riva

Finita la Grande Guerra è Serafino Riva che orienta il cantiere alla produzione di scafi performanti in legno per competizioni motonautiche, all’epoca agli albori: le sue barche riusciranno a vincere prestigiosi trofei (foto sotto). Negli anni Quaranta Serafino è affiancato dal giovane figlio Carlo - futuro pioniere della nautica da diporto a motore, appena scomparso - che però si discosta dalla filosofia progettuale paterna. Egli, animato da una passione sconfinata per le barche e il lavoro del cantiere, ha le idee ben chiare: soltanto una produzione seriale e altamente qualificata potrà permettergli di realizzare il suo sogno, ovvero quello di far del nome Riva - come a suo tempo era riuscito agli americani di Chris-Craft - sinonimo di yacht di lusso, inventando, rinnovando, ingrandendo anche a costo di rischiare tutto.

Negli anni Cinquanta, Carlo Riva sbarca negli Stati Uniti e conclude la prima importazione di motori americani risolvendo il problema più grave dei suoi scafi. Da quel momento gli eleganti motoscafi in legno Riva non avranno più concorrenti e saranno oggetti del desiderio di famiglie reali, di celebrità del cinema, di campioni dello sport, di uomini d'affari e dello smart-set internazionale che riempiva ogni settimana le pagine dei rotocalchi. Chi sceglieva la Rolls-Royce o la Ferrari su strada, sceglieva Riva sull'acqua, senza incertezze.

Nel pieno boom economico italiano l’Ingegnere Carlo Riva dà vita ad una serie di barche in legno eleganti e raffinate, dallo stile inconfondibile, vere e proprie opere d'arte in cui viene coniugata l'eccellenza costruttiva con la cura maniacale dei dettagli; motoscafi di lusso che da mitici diverranno ben presto leggendari. Tra questi di sicuro spicca l’Ariston (foto sotto), di cui Carlo diceva: "Disegnato con amore, nato forte e puro come un cavallo di razza. Indimenticabile! Il mio signore del mare". Seguiranno il Tritone - motoscafo di cui Anita Ekberg, la diva svedese della Dolce Vita, si innamorò tanto da volerne uno personalizzato con tappezzeria zebrata (foto sotto) - che rappresentò un passo avanti ingegneristico importantissimo (è, infatti, il primo bimotore di Riva); il Sebino, che inaugura la produzione in serie e il Florida, che nel nome richiama il modello americano particolarmente in voga in quegli anni.
Dal 1956 inizia la collaborazione con l'architetto e designer Giorgio Barilani, la cui attività progettuale diventa esclusiva per Riva.

Il mito della produzione Riva nasce nel novembre del 1962, quando l’Aquarama viene presentato al Terzo Salone Internazionale della Nautica a Milano con lo slogan "Sole, mare, gioia di vivere" e diventa da subito il sogno di tutti gli appassionati. Possedere un Aquarama significava non soltanto avere un oggetto tecnologicamente avanzato e pregiato, ma far parte di un mondo contraddistinto da stile, lusso e mondanità. L’Aquarama diventa l'icona Riva, il simbolo, un marchio nel marchio, un desiderio che si materializzava con ben 10 milioni ed 800 mila delle vecchie lire.

Nel settembre 1969 Carlo Riva, amareggiato dai continui scioperi degli operai, decide di vendere il cantiere alla statunitense Whittaker, pur mantenendo sempre le cariche di presidente e direttore generale. Acquisito nuovamente dal gruppo inglese Vickers, di cui faceva parte anche il brand Rolls-Royce, nel 2000 il cantiere entra a far parte del Gruppo Ferretti. Da qui per Riva inizia una nuova, fresca e grintosa epoca anche grazie allo straordinario talento del designer bergamasco Mauro Micheli, fondatore insieme a Sergio Beretta di Officina Italiana Design, lo studio che disegna in esclusiva l'intera gamma di lusso. Lo yacht designer, considerato un Maestro della nautica italiana a motore dei nostri giorni, riesce ogni volta a interpretarela tradizione Riva declinandola con linee contemporanee. Dall'Aquariva del 2001, allo SportRiva del 2007, al Rivamare (foto sotto) dello scorso anno fino al recente Riva 56' Rivale (foto sotto) appena presentato, Micheli ha contribuito a rafforzare l'idea di sobria eleganza e perfezione che hanno sempre contraddistinto il cantiere lombardo, progettando barche dall'estetica essenziale, coerente e rigorosa che danno allo stesso tempo l'idea di velocità e comodità capaci di sedurre e conquistare l'osservatore.
Riva porta con sé, infatti, da 175 anni qualcosa di magico che affascina, incanta e dolcemente propone il pieno riconoscimento di un carattere, di uno stile, di una personalità.

LEGGI ANCHE: → Il nuovo motoscafo Riva 56' Rivale

www.riva-yacht.com
www.italianadesign.it


di Mariateresa Campolongo / 14 Luglio 2017

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