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Operæ è diventata una fiera davvero importante per il design. Ecco perché

La fiera del design indipendente di Torino stupisce con una rinnovata maturità, e una presenza sempre più importante delle gallerie

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Le novità di Operae 2017, come preannunciato, sono tante. Ma chi poteva immaginare fossero proprio così tante!  Il primo grande passo avanti che Operæ. Independent Design Fair ha fatto in questo 2017 è il trasloco nella nuova casa, il padiglione 5 dell'area polifunzionale del Lingotto. Uno spazio di ampio respiro, luminoso, di 8.000 metri quadri rigorosamente organizzati e divisi per sezioni: Designers, Gallerie, Piemonte Handmade e Dreamers. I numeri sono notevoli, e confermano la crescita di questa realtà che sempre più ricalca il sistema contemporaneo ed è sostenuta con grande entusiasmo dalle amministrazioni locali che ne premiano i risultati e che sapientemente hanno investito sui cambiamenti pregnanti che coinvolgono questo settore.

Operae è la fiera delle “mani intelligenti”, come ha felicemente voluto sottolineare l'assessore alla Cultura e alle Attività Produttive della Regione Piemonte Giuseppina De Santis , ma la più grossa novità è che questa è in tutto e per tutto una fiera, delineandosi in una rinnovata maturità – seppur con una non trascurabile nostalgia – rispetto alle precedenti edizioni. 

Il cambiamento è dovuto in maniera duplice a una presenza sempre più importante delle gallerie che sono ben 14, un numero invidiabile anche alle più prestigiose e consolidate fiere internazionali considerando che sono tutte dedicate al contemporaneo. E tra le 5 gallerie straniere di sicuro spicca l'unica extra Europa, la Carwan Gallery, che finalmente porta del sapore mediorientale in questo contesto così europeo: immediati i colori, le forme e le splendide architetture in piccola scala che sicuramente rispecchiano i gusti dei due architetti che l'hanno fondata a Beirut.

The Pond House Expo Carwan. Foto Rami Hajj

I designer dal canto loro sono molto più selezionati e forse un filo meno emergenti, ma di sicuro lasciano a bocca aperta le splendide fontane, colorate ma con una delicatezza unica, di Arthur Hoffner, le sperimentazioni metalliche di Piece of Cake e i preziosi progetti di Stories of Italy, che continuano il loro lavoro rileggendo in chiave contemporanea le narrazioni più classiche delle nostre terre. E poi ancora Tellurico che – come Carlo Lorenzetti lo scorso anno – ci presenta il trend attualissimo, un po' nordeuropeo, in cui dei piccoli animali inerti, oggetti che sembrano prendere vita e camminare da soli per lo stand, vorrebbero abitare le nostre case per riscaldarle, annaffiarle, diffondervi fragranze. Un po' quello che con un tocco più femminile e meno zoomorfo fa anche Astrid Luglio.

A sinistra: Artur Hoffner. A destra: Piece of Cake

Diverso il discorso per quelle realtà che la curatrice Alice Stori Lichtenstein ha chiamato “ibride”, proprio a sottolineare che una definizione di design oggi non basta. Realtà di design editor come Portego, che opera in Veneto connettendo progettisti e artigiani del territorio, come Manufatto, che parte dagli artigiani per esplorarne le potenzialità o addirittura come Mamarocket, che da diversi designer, ma con uno stesso input tematico, produce una collezione esplosiva.

Da non farsi scappare il fitto calendario culturale di talk e workshop, lo strascico del design festival che tra tanti attori ha largamente contribuito a far divenire Torino un'eccellenza del design contemporaneo.

Reiecta per Mamarocket

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di Elisabetta Donati De Conti / 3 Novembre 2017

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