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“Forse non servono altre sedie”. Cronaca breve del futuro del design indipendente

Sulla scia dell'art week torinese, una breve riflessione a conclusione di Operæ. Independent Design Fair.

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Agustina Bottoni, Melodicware

Operae, la manifestazione che negli anni ha intrapreso percorsi espositivi con gallerie e designers affermati, assunto tratti da festival, incluso calendari culturali, ha preso oggi la forma più consolidata, forse più impostata, ma sicuramente più internazionale, di fiera vera e propria

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“Durante gli otto anni in cui Operæ si è affermata nel contesto torinese, ha potuto, dal punto di vista privilegiato che ha, registrare una serie di cambiamenti enormi all'interno del panorama del design”, ci racconta Sara Fortunati, fondatrice di Operæ. Independent Design Fair insieme a Paola Zini. Questi cambiamenti non sono solo un adeguamento a quelli dell'intera società o alle potenzialità legate alle nuove tecnologie, ma si configurano come di proporzioni rivoluzionarie. Nel 2009 era ancora prevalente un'interpretazione della disciplina orientata all'industriale, mentre ora siamo di fronte a narrazioni esperienziali che si intrecciano su un piano cross-disciplinare. Il design indipendente ha oggi la forza di mescolare le espressioni artistiche con le innovazioni dei materiali, le sperimentazioni estetiche con il recupero dei grandi saperi artigiani. Alice Stori Lichtenstein, curatrice dell'edizione appena conclusasi di Operæ, ha inaugurato la fiera affermando che “forse non servono altre sedie, ma abbiamo la necessità di esprimerci”, riferendosi probabilmente a una recente intervista a Faye Toogood, una designer che molto più di altri, ha fatto della propria pratica un raro esempio di come si può passare dal design alla moda, dall'arte alla decorazione con grande maestria.

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Galleria Luisa delle Piane. Foto: Pepe Fotogragrafia

La grande presenza delle gallerie che quest'anno si è registrata ad Operæ non è un caso all'interno di queste considerazioni: “le gallerie interpretano le parti più alte di questo mondo” - continua Sara - “e in base alle modalità in cui lavorano, si può comprendere molto del quesito che ci stiamo ponendo. Il ruolo dei galleristi è spesso sottovalutato perché poco visibile, ma tutti quanti svolgono costantemente ricerche approfondite e scovano emergenti tanto quanto mantengono vitali designers di lunga carriera.”

All'interno di questo ragionamento dunque, è esemplificativo il recente cambio di rotta di Ventura Projects a proposito della prossima Design Week di Milano, che nel 2018 abbandonerà Lambrate per creare un progetto più espositivo in cui si possa apprezzare gli emergenti selezionati in uno dei più nuovi spazi del milanese, Future Dome. Nel caos di Lambrate era infatti diventato impossibile far trapelare al pubblico l'intensa ricerca progettuale che regge le fila dell’evento.

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Fernando Laposse, Corn

 

Arthur Hoffner. Foto: Pepe Fotografia

È infatti capendo in parallelo i modus operandi tanto delle gallerie quanto delle realtà più espositive, che si trova una parziale risposta alla domanda su dove stia andando il design indipendente: il ruolo del curatore, del direttore artistico, dell'editore, sta diventando fondamentale. Il mercato è più complesso di quanto lo fosse – ormai possiamo dirlo – prima della crisi economica; i designer hanno cambiato i canoni dei linguaggi e le aziende manifatturiere hanno bisogno di nuovi stimoli.

Operæ ha lavorato in questo senso in maniera duplice. Da un lato ogni anno viene nominato un curatore che dia un cappello tematico a tutta la fiera, che possa quindi aiutare i visitatori a relazionare i singoli progetti a un argomento principale che faccia da guida tra gli stand. È più facile capire e apprezzare un oggetto in base a quanto lo si ritenga pertinente a una questione urgente, quella del design presente, e a quanto lo si ritenga rappresentativo del tema scelto. Certo, essere curatori di una fiera è più complesso che essere curatori di una mostra, e infatti a questa edizione di Operæ ci sono state molte lacune dal punto di vista espositivo dei progetti singoli. Ma al di là dei nodi specifici, non si può prescindere da ciò che ha legato tutti questi aspetti: senza un testo curatoriale sarebbe un grande mercato coperto d'élite. 

Dall'altro lato Piemonte Handmade è il fulcro dell'intero festival e dà il buon esempio nella pratica del design del presente, dove il binomio designer-artigiano, viene interrotto dall'inserimento della figura del gallerista. 

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Piemonte Handmade. Foto Pepe Fotografia

Sono molte le realtà che selezionano designer e artigiani per far affiorare collaborazioni d'eccezione, ma Operæ riconosce che è ormai divenuto necessario coinvolgere chi poi si relaziona con il pubblico, ovvero le gallerie, che ben conoscono il mercato e che oltre a dare preziosi consigli ed essere parte attiva nella produzione, hanno spiccato interesse al risultato finale perché costituiscono il canale vendita. Non a caso, il flop completo della similare esperienza di Regione Lombardia, il progetto DeCo (Design Competition), ribadisce come non si possa semplicemente affidare a un artigiano il progetto finito di un giovane designer. Il gallerista non solo è importante per farsi carico di questo arduo compito in un momento storico in cui il ruolo dei marketplace online ha scombinato il sistema, ma è anche quel direttore artistico la cui importanza custodisce la chiave per il successo concreto del progetto.

Queste figure non sono ormai trascurabili e Operae fornisce un ottimo promemoria per quella che sarà la Milano Design Week a venire. Pur non essendo le due realtà relazionate, sono imprescindibil la loro vicinanza geografica e la più recente istituzione della Fall Design Week pensata per gli addetti ai lavori. 

Nel 2015 Alice Rawsthorn nella sua rubrica “By Design” su Frieze ha ricordato, a proposito della manifestazione milanese, ormai obsoleta e confusa, che il futuro del design si allontana sempre di più dal mondo degli oggetti per andare invece a intarsiarsi in maniera sempre più puntualmente sinergica con altri settori. In questo panorama dunque, è necessario abbandonare l'idea di Made in Italy, le consuetudini aziendali consolidate, le logiche di mercato pre-2008 e abbracciare invece quell'intraprendenza indipendente con la quale Operæ ci fornisce gli input per innescarci in questi cambiamenti, saltando sul treno in corsa. Questa fiera passerà alla storia per sistematizzato la figura curatoriale fuori dalle mura dei musei, in qualsiasi scala la si voglia leggere, e ad aver insegnato ai nostri produttori, progettisti, rivenditori, galleristi, collezionisti, ad abbracciare negli oggetti i plus valori in termini di umanità, di relazionalità, di informazione e di tempo, il vero futuro del design indipendente

Duecitti, Cavi


di Elisabetta Donati De Conti / 8 Novembre 2017

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