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Uno smartwatch per avere ora e app in punta di dita

Si chiama Dot ed è il primo computer da polso pensato per non vedenti

 

 

Si chiama Dot (punto), un nome assolutamente eloquente per il primo orologio per ciechi della famiglia degli smartwatch realizzato appositamente per quel pubblico non vedente, che non ha accesso alla tradizionale configurazione degli ormai diffusissimi “computer da polso”.

Proveniente dalla Corea del Sud, Dot, è uno smartwatch braille che utilizza una tecnologia all’avanguardia basata su celle elettrodinamiche che, alzandosi e abbassandosi sulla superficie del quadrante, permettono una lettura fluente delle informazioni trasmesse al device dai normali dispositivi mobili, come smartphone e tablet, tramite bluetooth.

Questo nuovo metodo è stato la chiave per riuscire a contenere le dimensioni e i costi che, nel caso dei normali orologi in braille, basati su altre tecnologie, possono arrivare a cifre sensibilmente alte, e a misure ingombranti in termini di portabilità, influendo negativamente anche sull’aspetto estetico. Costruito con una scocca in alluminio e un cinturino in cuoio, ha un peso totale di 27 grammi, una batteria con una durata approssimativa di 336 ore, ed è disponibile in varie colorazioni.

Meccanicamente composto da 4 celle, disposte su una superficie di 43 mm, che corrispondono ognuna ad un carattere testuale, il dispositivo riconosce al tocco il passaggio delle dita tramite un sensore tattile, e rinnova il testo una volta che il dito raggiunge l’ultimo carattere disponibile, grazie ad un sistema di auto scroll.

Quest’invenzione non si prefigge come obiettivo quello di far leggere interi ebook, ma renderà più facile la ricezione delle notifiche dai social media, messaggi di testo e altre funzioni configurabili tramite un’applicazione apposita, chiamata Dot Watch App. Per il momento Dot Watch comunica in due lingue, coreano e inglese, ma una delle priorità dell’azienda sarà quella di estendere la gamma di idiomi disponibili al giapponese, arabo, spagnolo, francese, tedesco, italiano, cinese e hindi.


di Alessio Gentile / 21 Marzo 2017

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