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Elle Decor Italia

Dite addio alle immaginette, 10 creativi ripensano 10 oggetti sacri

Alla Rinascente di Roma arriva Para20Sacri, il progetto con cui Gianluigi Ricuperati invita designer e art director a ripensare l'immaginario religioso

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La notizia più semplice da dare è che Para20Sacri è qualcosa che succede sotto La Rinascente di Roma (leggi anche → La Rinascente di via del Tritone), al piano interrato dove si trovano i resti dell’Acquedotto Vergine di età augustea, quello con cui venivano alimentate quasi tutte le fontane di Roma. Spiegare cosa sia questo “qualcosa” è tutto un’altro paio di maniche: un negozio? Una mostra? Un allestimento? Una serie di oggetti? Tutto questo, ma anche altro.

Proviamo un altro approccio, diciamo che Para20Sacri parla dell’Italia, e di due temi ai quali è legata a doppio filo: la religione, e tutta l’oggettistica sacra che le ruota attorno, e il design, che insieme ai suoi rami dell’illustrazione, dell’artigianato di ricerca e del progetto grafico d’autore, è un po’ una religione anche lui. Un’idea che è venuta a Gianluigi Ricuperati, curatore e scrittore, e che è stata prodotta da Barbara De Micheli (con l’aiuto di Caterina Filippini) per Institute for Production of Wonder di Torino.

Il nucleo del discorso ruota intorno al tema del talismano (leggi anche → Un talismano d’autore per chi è in cerca di fortuna), che a volte è qualcosa di molto sacro che perde il proprio valore perché lasciato nelle mani di produttori di merchandising di bassa lega, altre volte trasforma un oggetto funzionale in icona intoccabile, svilendo la cultura del progetto (leggi del design) e trasformandola in un bel disegno.

Ora vi abbiamo dato gli strumenti per capire il significato dei 1.000 oggetti, in tiratura limitata, prodotti da dieci fra i migliori designer, grafici, illustratori e art director italiani re-interpretando altrettante tipologie di oggetto religioso e facendole produrre dalle botteghe del cosiddetto “artigianato alto”. Per scoprirli guardate qui sotto, ma prima un’ultima chicca: la mostra-negozio-ecc è allestita con una riproduzione in scala 1:1 della Cappella Rucellai di Firenze progettata da Leon Battista Alberti e nota per essere una architetture più perfette di sempre, “il quadro di riferimento cognitivo essenziale per ospitare suppellettili sacre e arredi liturgici, spogliati dell’aura di rigida sacralità o dagli eccessi vernacolari che ben conosciamo” spiegano.

Studio Nucleo ha creato preziosi souvenir riscoprendo antichi ex-voto, che diventano piccole macchine del tempo, da una parte fossilizzati nella resina e dall’altra trasformati in supporti pronti per poter essere replicati. 

Patricia Urquiola si concentra sull’idea del piede-talismano, omaggio a una reliquia esistente, il piede di Sant’Adelardo, in questo caso declinato nelle forme e nei materiali della contemporaneità, da tenere in casa o da indossare. 

 

Marco Cendron riflette su come i santini siano sempre porzioni di immagine, occasioni di memoria solo suggerite, tra sacro e profano. Lavora su una serie di immaginette, quelle dette in antico petrine (inversione di quelle latine) che rimandano a un severo nord luterano, con una strizzata d’occhio a immaginari metal.  

Emiliano Ponzi disegna una sequenza di splendide Madonne rivisitate perché divengano immagini di quaderni, cartoline e poster, giocando con la Madre di Dio di Kuzma Petrov-Vodkin, noto per il mirabile ritratto di Anna Achmatova. 

Laboratorio Zanzara crea sculture in cartapesta che ritraggono gli animali delle Sacre Scritture e cuscini con le immagini del Presepe, croce e delizia dell’italica immaginazione, teorizzato da Alfonso Maria de Liguori e demolito, a colpi di ironia metafisica e paranoia critica da Giorgio Manganelli nel suo mirabile Il presepio, uscito postumo nel 1992.

Cristiano Seganfreddo riedita i dieci comandamenti, che accolgono la complessità diventando 13, incisi come ammonimenti su cubetti in plexiglass, accompagnati da una piccola tovaglia da tavola. 

Italo Rota si dedica all’agiografia producendo grandi e piccole statue di cartapesta che assumono forti colori pop e rimandano alla creatività della moda - santi in passerella, ma con rispetto devozionale. 

Zanellato e Bortotto riflettono sul modello dell’icona bizantina e russa, di cui scavano una parte della superficie, cercando la concretezza tangibile della relazione tra divino e terreno. 

Chiara Onida crea connessioni tra la fede canonica in comunicazione con il mondo digitale ed elabora gioielli che riproducono sacre immagini su oggetti e accessori dei computer e degli smartphone. 

Andrea Branzi si confronta con l’immagine per eccellenza, il crocifisso, di cui firma una versione in legno e un piccolo portale crocifisso da parete.

 


di Carlotta Marelli / 14 Dicembre 2017

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