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Elle Decor Italia

Si conclude al Park Avenue Armory di New York l'edizione 2015 di The Salon Art + Design

55 gallerie, tra cui le italiane Nilufar e Galleria O., hanno animato la quarta edizione della kermesse internazionale curata da Jill Bokor

New York, 16 novembre 2015: al Park Avenue Armory si è conclusa da poco la quarta edizione di The Salon Art + Design, eclettica kermesse dedicata alle collezioni delle più importanti gallerie del mondo nella cui lista, quest'anno, figuravano come new entry due gallerie italiane. La manifestazione, caratterizzata da un'interessante varietà di stili, ha messo l'accento sul mid-century europeo, in particolare quello francese. Per saperne di più di una manifestazione la cui eco sta evidentemente crescendo abbiamo intervistato la curatrice Jill Bokor, ex gallerista e direttrice di prestigiosi design magazine.

Cosa significa allestire un'esposizione in uno spazio immenso come il Park Armory?
In generale cerco di raggiungere un equilibrio tra il materiale e lo spazio a disposizione. The Salon Art + Design racconta una storia che, partendo dal passato, arriva ai giorni nostri influenzando e ispirando il presente. Ho cercato di rappresentare gli stili, i periodi e i generi dell’ultimo secolo creando un luogo che, sebbene ospitasse 55 gallerie diverse, fosse pervaso dall'armonia.

Come cambia e si rinnova la manifestazione?
Il 90% degli espositori torna ogni edizione, questo lascia spazio a 6 nuove gallerie. Quest'anno come novità abbiamo invitato le italiane Nilufar e Galleria O. Roma che, con la loro selezione di modernariato hanno portato al salone una ventata di aria fresca. Demisch Danant, dal suo canto, ha presentato opere francesi degli anni '60 e '70 di autori quali Maria Pergay, Pierre Paulin, Joseph-André Motte. Non potevano mancare, come da tradizione, le collezioni storiche delle tre più famose gallerie Art Déco del mondo di cui due specializzate in design scandinavo. Sorprendente il materiale contemporaneo in mostra firmato dai Fratelli Campana, Zaha Hadid, i fratelli Haas e i Ladd Brothers che dirigono il settore con proposte di design sempre interessanti.

Come hai affrontato il ruolo di curatore?
Quando avevo la mia galleria il mio stile curatoriale era minimo, lasciavo che le opere parlassero da sole. Si trattava di uno sguardo per certi versi esclusivo. Per il Salone è stato l'opposto. Bisognava essere aperti a materiali, generi, dimensioni e sensibilità diverse. Trait d'union: la qualità.

Perchè la scelta dell'eclettismo e delle epoche diverse?
È molto importante instaurare un dialogo tra il vecchio e il nuovo. Diversamente, non faremmo bene il nostro lavoro. Faccio un esempio: alla David Gill Gallery c’era uno chandelier apparentemente classico, firmato da Barnaby Barford, al quale era appesa una piccola scimmia di cristallo. È un pezzo magnifico e provocatorio al tempo stesso. Un pezzo che probabilmente ha fatto discutere, che magari qualche creative designer mixerà a qualche mobile più antico.

Qual è stato, al salone, il suo pezzo preferito?
Forse non dovrei dirlo, ma sono in totale adorazione della scimmietta di cristallo del lampadario Jungle VIP.

E se dovesse scegliere un pezzo italiano?
Le sedie di Gio Ponti della Galleria O e la cassettiera di Roberto Giulio Rida di Nilufar. Le sedie sono l’esempio della perfezione del design italiano mentre la cassettiera in stile contemporaneo, realizzata con materiale vintage sorprendente nella forma e nei colori è un ulteriore esempio dell’importanza del dialogo tra passato e presente.

www.thesalonny.com

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di Monica Mascia London / 18 Novembre 2015

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