ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

C'è un archivio immenso che raccoglie tutte le geometrie dell'Islam. Ed è online

David Wade ha raccolto tutti (o quasi) i motivi geometrici prodotti dall'arte decorativa islamica in un sito web

pattern-geometrici-arte-islamica-online
Courtesy photo: David Wade

Tra le meraviglie del web ce n’è una che merita decisamente attenzione: è il sito Pattern in Islamic Art, un archivio fotografico online che raccoglie oltre 4000 foto di pattern geometrici dell’Islam scattate personalmente dall’eminente studioso David Wade durante i suoi viaggi per le terre del Corano. Oltre alle fotografie di schemi, arabeschi e calligrafie, a comporre questo preziosissimo catalogo online di arte decorativa islamica ci sono anche studi geometrici estratti da libri di Wade e di altri autori. Pattern in Islamic Art è una fonte d’ispirazione per illustratori, designer e curiosi di tutto il mondo.

“Il sito - spiega Wade - ha attratto milioni di visitatori. Nacque grazie a una personale fascinazione per le forme geometriche comuni a tutto il mondo musulmano, che mi hanno spedito in una serie di sopralluoghi per investigarne la varietà”. David ha concluso questi viaggi ormai una ventina d’anni fa, ma da appassionato architetto, scultore e grafico, ci tiene a rendere le sue scoperte accessibili a tutti. Da ciò l’idea, nove anni fa, di un sito internet. 

Iran, muqqarnas della Moschea Sheik Lotfallah (Isfahan). 

Spagna, soffitto dell'Alhambra (Granada).

Chi, come David Wade, ha avuto la fortuna di viaggiare oltre il Mediterraneo e nei paesi del Maghreb, oppure di recarsi all’Alhambra di Granada o alla Zisa di Palermo, conosce l’esperienza di estatico smarrimento che sorge davanti all’infinità di motivi geometrici riscontrabili nell’architettura islamica. Nessuna civiltà è stata capace di elevare l’arte del “ghirigori” alle stesse vette di nobiltà, spiritualità, e di ossessivo compiacimento raggiunte nei secoli da quella di Maometto. Una cultura oggi esposta a detestabili polemiche, per motivi che niente hanno a che vedere con la bellezza inimitabile concepita - che ci piaccia o no - da un fervido amore: quello per un dio, Allah, che sull’altra sponda del “mar bianco di mezzo” (così il Mediterraneo in arabo) non ha soltanto un nome: ne ha ben 99.

Un fiorire di epiteti sacri che contrasta non solo col divieto, vigente da noi, di pronunciare invano il nome (unico) del divino, ma con la proibizione dello stesso Corano di ritrarre Allah con immagine alcuna. Ecco perchè l’arte islamica è prevalentemente aniconica, non figurativa: perché dio, anche se ha 99 bellissimi nomi, non è mai rappresentabile in figura (il discorso si fa molto più lungo e difficile per gli altri esseri viventi e Maometto).

Esempi di arte islamica li abbiamo anche in Sicilia. In alto le colonne nel chiostro del Duomo di Monreale (Palermo). 

Così, separate dal canale di Sicilia, la storia vede fiorire due magnifiche e umanissime ossessioni artistico-religiose: una ha visto nel divino il volto dell’uomo, ne ha disegnato la madre, il figlio, la barba bianca e persino la tensione dei polsi nell’insufflare la vita (si pensi alla Cappella Sistina). L’altra, devota al precetto, si è sforzata con pudore di astenersi dal rappresentare l'Altissimo, e di comunicarne per altre vie l’infinita bellezza, la misericordia, la potenza, la saggezza. Ecco allora le meticolose, appassionate, geometrie dell’Islam. 

Estratti dal libro "Pattern in Islamic Art", David Wade (1976). I motivi si sviluppano a partire da un modulo geometrico.

David Wade ha provato a raccoglierle tutte nel suo archivio di immagini online. Nel sito è possibile scegliere varie opzioni di ricerca, navigare tra regioni principali e periferiche e saggiare, col mutare dei pattern geometrici, le differenze interne al mondo musulmano: anche se ricorsivi, i pattern cambiano da luogo a luogo e seguono tre canoni: arabeschi, motivi floreali e calligrafie. Le fantasie affondano le loro radici nel mondo sasanide, romano, persiano, indiano, nelle greche elleniche che rievocano il mito di Dedalo e dei palazzi cretesi. Un’arte decorativa che non attraversa solo lo spazio, ma anche i secoli, traghettandoci fino a Escher.

Fu l’incisore olandese, “esploratore dell’infinito”, a coglierne uno dei tratti essenziali: la multistabilità percettiva,il gioco di forme che s’intrecciano, si fondono, si creano a vicenda. Rapporti tra arte e geometria che Wade ha approfondito anche in un altro sito "fratello" di questo, Geometricism. Da sempre i giochi dei poligoni ci incantano e ci illudono col potere di una “ragione illusionistica”, antica e modernissima, imparentata a suo modo con gli incroci di voci di Bach, con i teoremi matematici di Gödel che tentò di provare - tra le altre cose - proprio l’esistenza di dio.

Iran, Moschea reale (Isfahan).

Tre nomi, quelli di Gödel, Escher, Bach, che Douglas Hofstadter mise insieme in un saggio ormai classico, Un'eterna ghirlanda brillante: ed è questo che ci sembra di vedere quando alziamo gli occhi verso i portali delle moschee, o nei soffitti decorati a muqarnas mozzafiato: una ghirlanda brillante, uno sbocciare di poligoni come fiori, calcoli, proiezioni. Ripetizioni compulsive, mosse quasi dalla paura di smarrire l'Eterno. Un incrociarsi di linee e destini che, passando per Calvino, ci porta dritti alla Biblioteca di Babel di Borges, dove l’universo è una biblioteca labirintica, dalla struttura geometrico-cosmica. Come la non-rappresentazione islamica di dio. Ma come uscire dal labirinto? Chi è, tra la ragione e la fede, la Arianna che tende il filo della salvezza? 

Forse la risposta è in un’antica favola del mondo arabo e mesopotamico. Narra di una principessina che ogni notte, per salvarsi la vita, deve raccontare una storia al sultano Shahriyār, e rinviare il finale al giorno dopo. La piccola Sharazad de Le mille e una notte si salva - e ottiene l'amore - con la pazienza e la testimonianza del racconto. In fondo, non siamo lontani da quanto ha fatto David Wade con le sue migliaia di fotografie raccolte in Pattern in Islamic Art. Dal labirinto si esce solo raccontandolo: “oggi vedo nel sito una sorta di contrappeso all’infinita serie di cattive notizie che arrivano da quella regione,” ci ha spiegato. Ma “la necessità di esprimere e apprezzare la bellezza attraverso l'arte è sicuramente una risposta umana universale”.

patterninislamicart.com

 


di Roberto Fiandaca / 13 Dicembre 2017

CORNER

Design collection

[Design]

Orologi senza tempo

Segnatempo di nuova generazione e materiali super

lifestyle

[Design]

Gli oggetti di Miart

Dalla fiera dell'arte contemporanea, meglio della sezione Objet

mostre

[Design]

MiArt a colpo d’occhio

Guida al meglio della fiera d’arte di Milano

mostre

[Design]

Bouquet 4.0

I canoni estetici delle composizioni floreali stanno cambiando

Costume

[Design]

Tappeti d'autore

Oliva Sartogo invita 8 grandi architetti a confrontarsi col tappeto

Textile design

[Design]

50 anni di Odissea nello spazio

L'incredibile accuratezza della visione di Stanley Kubrick

Costume

[Design]

I fiori a km 0

Dopo il cibo, il movimento slow contagia anche i fiori

Costume

[Design]

Quando il museo ti fa ballare

60 anni di clubbing in mostra al Vitra Design Museum

Mostre

[Design]

L'altro volto della Liguria

Lontano dalle spiagge alla scoperta di borghi antichi

itinerari

Hearst Magazines Italia

©2018 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web