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Phallus 2020, la Casa Bianca secondo Donald Trump

L'artista catalano Victor Enrich, che ha preso la vittoria del tycoon come "un pugno dritto in faccia" immagina la residenza presidenziale dopo quattro anni di legislazione

phallus-2020-casa-bianca-donald-trump
Victor Enrich

Phallus 2020, un progetto che immagina la Casa Bianca tra 4 anni: se Donald Trump non ha mai prestato grande attenzione al mondo dell’arte, di certo la cosa non è reciproca: a poco più di una decina di giorni dalla sua elezione a Presidente degli Stati Uniti sono già moltissimi i contributi artistici, più o meno noti, dedicati al magnate newyorkese e anche di più le previsioni sulle trasformazioni della scena culturale americana nei prossimi quattro anni.

 

Nelle ore successive alla vittoria di Trump, l’architetto e fotografo catalano Víctor Enrich iniziava il progetto di Phallus 2020, una serie di cinque fotografie, in vendita sul suo sito, che mostrano un distopico skyline di Washington D.C.: un grattacielo creato dalla sovrapposizione di tredici copie della Casa Bianca, prevedibilmente sormontato dallo stemma dorato col cognome di famiglia, troneggia minaccioso e in barba a tutte le norme urbanistiche della città, una delle quali vieta ad esempio di costruire edifici più alti del Campidoglio.

È così che l’artista, noto soprattutto per le sue fotografie manipolate, immagina la storica residenza presidenziale dopo quattro anni di legislazione Trump: un egotico e pacchiano tributo al suo potere, sfacciatamente irrispettoso e patriarcale fin dal nome.

Così, oppure in una seconda versione in parte antitetica ma ugualmente sconfortante e con lo stesso immancabile gusto per il kitsch: Fort Knox è una Casa Bianca interamente rivestita d’oro e circondata da mura e filo spinato, in una sorta di paesaggio sterrato post apocalittico dove di Washington non resta traccia a perdita d’occhio. Nemmeno troppo velata l’allegoria dell’isolazionismo e dell’ormai mitologico muro anti-messicani, indimenticabili capisaldi del programma del neo-presidente, e, con la Casa Bianca tornata alle sue reali proporzioni, ancora più imponente e grottesca l’insegna rosata con il nome Trump.

 

Per Enrich, stando a quanto riporta Damnmagazine, la vittoria del candidato repubblicano è stato “un pugno dritto in faccia” ma, nonostante il pessimismo evidente, non è intenzionato a cedere al sistema di valori di cui Trump si è fatto portatore.

Un sistema che, sempre a proposito di arte (argomento su cui il presidente non ha speso una sola parola durante tutta la campagna elettorale), durante l’edificazione della Trump Tower di New York ha portato alla demolizione di una palazzina liberty del 1929, il Bonwit Teller Building, tra le ultime rimaste in piedi nel suo genere. Le sculture art déco della facciata si sarebbero anche potute salvare e Trump aveva anche preso accordi al riguardo con il Metropolitan Museum, ma alla fine valutò che quei fregi non valessero i 32.000 dollari e le due settimane di tempo necessarie a rimuoverle in sicurezza, e tutto venne raso al suolo senza troppi rimorsi.

Per cui, considerando quanto la storia ci abbia abituati a vedere realizzate le peggiori visioni distopiche, è sicuramente un bene che gli artisti si impegnino a tenerci vigili.

victorenrich.com

 


di Lia Morreale / 21 Novembre 2016

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