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Elle Decor Italia

14 designer che salveranno il mondo dalla plastica

Recycling, upcycling, stampa 3D, arredamento... la sfida alla plastica passa per il design

riciclo-plastica-progetti-design
© Studio Swine

Parrebbe che il mondo abbia dichiarato guerra alla plastica. Dalla polemica sulle borse ecologiche, al veto ai cotton fioc non biodegradabili in Italia nella legge di bilancio 2017, fino alla messa al bando delle confezioni in plastica usa e getta del governo britannico, da applicare entro i prossimi 25 anni, un po’ ovunque il problema è ormai preso di petto.

Lo dimostra anche l’impegno dell’Unione Europea che sta valutando l’introduzione di una tassa comunitaria sulla plastica, e quello di un gigante come la Cina che sta implementando gli sforzi per smaltire i rifiuti interni che altrimenti si riversano nel Pacifico.

D’altro canto un investimento massiccio (180 miliardi di dollari) da parte delle maggiori compagnie petrolifere per la ricerca di nuovi siti da trivellare potrebbe determinare, secondo alcune stime, un incremento della produzione di plastica del 40% in 10 anni.

Insomma, un terreno di lotta aperta e un terreno fertile anche per i designer, che con idee innovative possono contribuire al cambio di rotta. Molti i progetti lanciati negli ultimi anni. Andiamo a scoprirne qualcuno!

Lo studio di Rotterdam The New Raw punta ad agire a tutto tondo. Dalla sensibilizzazione, alla ricerca, alla realizzazione di modelli economici sostenibili. In particolare, il progetto Print our City si propone di riutilizzare i rifiuti in plastica per realizzare stampati 3D per la collettività, come per esempio panchine pubbliche, in uno sforzo inclusivo in cui i cittadini possono dare forma alla loro stessa città.

Foto: ©The New Raw

Con un sogno in testa, Boyan Slat ha creato The Ocean Cleanup, design che gli è valso l’INDEX Award nel 2015. Sfruttando le correnti marine, Boyan utilizza un sistema passivo per ripulire il mare. In estrema sintesi, un’ancora agganciata a una sorta di rete, calata in acque quasi immobili e profonde, che convogliano i detriti al centro, per essere raccolti.

Filosofia condivisa da Lonely Whale, la prima compagnia al mondo di raccolta della plastica nel mare. Fondata nel 2011 da Marius Smith, Lonely Whale punta a raccogliere e trasformare la plastica in ricchezza. Solo dalle raccolte nei canali di Amsterdam, ben 10 imbarcazioni sono state costruite e servono ora per eventi promozionali della comapgnia.

Cosa fare delle reti da pesca abbandonate in mare che continuano a intrappolare e uccidere la fauna? Tappeti di design, naturalmente. È quel che fa Interface nelle Filippine con NetEffect, confezionando prodotti d’alta gamma, impattando positivamente sull’ecosistema, nonché sulle tasche dei pescatori.

Iniziativa simile per la compagnia californiana Bureo, che le trasforma in skateboard a forma di pesce.

Bureo e Interface fanno inoltre parte, insieme a colossi come Dell, General Motors e Herman Miller, di NextWave, programma che si prefigge di raccogliere la plastica dagli oceani per convertirli in materiale da riciclo. Prima tappa, l’Asia, che produce metà dei rifiuti globali.

Suart Haygarth fa invece del riciclo una vera opera d'arte. Da sempre affascinato dagli oggetti abbandonati, il designer inglese si è specializzato nella progettazione di lampadari a partire da materiali di riciclo che gli sono valsi una mostra al London Design Festival 2016. Da materiali di scarto a pezzi unici che fanno gola ai collezionisti.

Altro esempio di upcycling è Pretty Plastic Plants, creato da Reinder Bakker e Hester van Dijk di Overtreders W thought con Bureau SLA. Ecco allora piastrelle esagonali multicolor, con cui è stato costruito il People’s Pavilion temporaneo in occasione della Design Week olandese del 2017.

Pionieri della stampa 3D, Eric Klarenbeek e Maartje Dros utilizzano bioplastiche derivate da alghe come alternativa a quelle a cui siamo abituati. Ad Arles, il loro Algae Lab si sta cimentando nella riproduzione dei cristalli dei musei cittadini.

Uomo mangia fungo mangia plastica. Fungi Mutuarum, progetto nato nel 2015 dalla collaborazione tra i designer austriaci Katharina Unger e Julia Kaisinger e l’Università di Utrecht. Uno studio ha rivelato che nel giro di un mese, in ciottole di agar riempite di plastiche e una soluzione con spore, ha dato vita a funghi commestibili eliminando la plastiche. Nouvelle cousine?

Con Precious Plastic, Dave Hakkens ha realizzato una piattaforma open source per costruire macchine (testate e di facile assemblaggio) per riciclare la plastica. Seguaci in tutto il mondo possono ora, per esempio, fabbricarsi in casa filamenti per le loro stampanti 3D.

Filamenti che altrimenti potete ordinare presso ReFlow, che da Amsterdam organizza una capillare raccolta di plastica in Paesi in via di sviluppo per riconvertirla appunto in materiale da stampa 3D, garantendo inoltre un guadagno ai locali. Meglio di così…

Senza dubbio, riutilizzare è ancora meglio di riciclare. Ne sono convinti anche a Clever Caps, compagnia brasiliana che produce tappi per bottigliette… compatibili con i Lego!

Da sempre impegnati a stupire il pubblico, come dimostra l’ultima collaborazione con COS al Salone 2017, Studio Swine è attento anche alle tematiche ambientali e già dal 2012 ha lanciato Sea Chair. In sostanza si tratta, con la collaborazioni di pescatori e artigiani trovati in loco, di realizzare sgabelli derivati dai residui di plastica che i pescatori trovano al ritorno in porto.

 

Sea Chair from SWINE on Vimeo.

Form Us With Love ha invece lanciato con successo la prima cucina Ikea interamente realizzata con plastica riciclata. Si chiama Kungsbacka ed è composta da 25 bottigliette per ogni pannello 40x80… ed è anche bella!

www.thenewraw.org

www.theoceancleanup.com

www.interface.com

atelier-luma.org

www.livinstudio.com/fungi-mutarium

www.cleverpack.com.br

www.preciousplastic.com

overtreders-w.nl

bureo.co

www.nextwaveplastics.org

www.reflowfilament.com

www.studioswine.com

www.formuswithlove.se

www.cleverpack.com.br


di Stefano Annovazzi Lodi / 16 Gennaio 2018

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