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La Schedina, una storia italiana

Dalla nascita della Sisal alla febbre collettiva, breve storia di un'icona. Scelta tra le tante raccontate da Francesca Molteni nel libro Icone d’Impresa.

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La Schedina è uno dei tanti oggetti d'impresa che hanno plasmato l'immaginario del nostro paese scelti da Francesca Molteni nel suo libro Icone d'Impresa. Foto Getty Images

Al bancone del bar, dal barbiere, sotto il banco a scuola, al tavolo di una cucina illuminata al neon: la Schedina è uno di quegli oggetti entrati nel paesaggio domestico italiano, che ha appassionato padri e figli, accompagnato amicizie e realizzato sogni insognabili. Uno dei tanti oggetti icona dell’industria italiana diventati simbolo della realtà produttiva delle nostre imprese e raccontati da Francesca Molteni in “Icone d’Impresa” (Carrocci Editore), il libro in cui raccoglie una selezione di simboli che hanno “plasmato l’immaginario di una nazione, segnato un progresso tecnologico o accompagnato una storia d’amore”. Un volume che presenta in ordine cronologico quegli oggetti che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e sui quali non ci soffermiamo più, che racconta il lavoro di grandi visionari e che rende giustizia ai tanti musei d’impresa creati da lavoratori anonimi, che mette in mostra connessioni nascoste e che ci fa conoscere cosa c’è dietro le piccole grandi invenzioni che ci accompagnano ogni giorno.

Ma la storia di quest’icona della domenica nazionalpopolare è anche quella di un giornalista sportivo ebreo, Massimo Della Pergola, e di una pena da scontare in un campo di prigionia svizzero. Unica alternativa al lager.

Gli anni sono quelli del fascismo: la sera di Natale del 1943 Della Pergola entra in Svizzera a piedi, è accusato di espatrio clandestino e portato a lavorare nel campo di Pont de la Morge. Ma la passione per il calcio e lo sport non lo abbandona e, finita la guerra, torna in Italia dove con i due amici Fabio Jegher e Geo Molo e 300mila lire di capitale fonda la Sisal, Sport Italia società a responsabilità limitata.

“Nessuno ci credeva alla mia Sisal. Quando andavo al Coni dicendo che con quei soldi si sarebbero ricostruite le piste di atletica, le palestre, gli stadi, mi sfottevano: è arrivato quello dei regali milionari. Ma io ero deciso, ero un idealista”.

La prima Schedina si gioca il 5 maggio 1946 costa 30 lire, prevede dodici pronostici, una sola colonna ed è un gioco a premi che promette la realizzazione di un sogno in un’Italia poverissima e distrutta, che ricomincia a sperare tra i primi boogie-woogie nei cortili e le opere di ricostruzione. In questo contesto, speranza settimanale di un gioco a premi è contagiosa, anche il Coni si convince e il montepremi cresce: in due anni ai giocatori si distribuiscono premi per oltre 6 miliardi di lire, allo Stato oltre 5. Si pagano matrimoni, automobili, cucine americane e la Schedina diventa un emblema del sogno conquista alla portata di tutti, l’1X2 della domenica sera.


di Carlotta Marelli / 19 Dicembre 2016

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