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L’architettura mozzafiato della Louis Vuitton Cruise 2018

Per la sua ultima resort collection Vuitton sceglie un capolavoro di Leoh Ming Pei incastonato tra le montagne

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© Louis Vuitton

“Un paese, una città e un’architettura? Il Giappone, Kyoto e il Miho Museum disegnato da Leoh Ming Pei (l’architetto famoso anche per la piramide trasparente del Louvre di Parigi) nel 1997.”

Un’immaginario botta e risposta per un’intervista che racconti la Collezione Cruise 2018 di Louis Vuitton

Per chi non mastica il linguaggio della moda, le collezioni cruise sono linee presentate durante la primavera, nate una decina di anni fa per chi, durante l’inverno, andava in vacanza in posti esotici (da qui il nome cruise, crociera, o resort). Progressivamente sono diventate collezioni destinate ai mercati e ai clienti più disposti a comprare e oggi vengono presentate qualche mese prima delle sfilate principali di prêt à porter, come spiega un approfondito articolo del Newsweek sul tema.

Spesso, scrive critico di moda dell’Indipendent Alexander Fury, i luoghi scelti per le sfilate Cruise sono indicativi per capire quali sono i mercati più performanti, e il Giappone è sicuramente uno di questi. 

Tuttavia, le scelte di Vuitton sono indicative anche di una grande sensibilità architettonica: dopo la sfilata al Museo del Louvre e la Cruise Collection 2017 presentata al Museo d’Arte Contemporanea di Niterói a Rio de Janeiro by Oscar Niemeyer, l’intreccio sempre più stretto tra moda e architettura prosegue con la Louis Vuitton Cruise 2018 presentata nella struttura con cui l’architetto giapponese ha voluto dare rappresentare Shangri-La, la comunità lama perfetta di cui James Hilton in Orizzonte Perduto scrive come di un Eden in una valle segreta dell’Himalaya.

Un luogo magico immerso nel verde, che si raggiunge passando per un tunnel metallico, un passaggio abbastanza disorientante da poter essere l’ingresso a una realtà parallela come quella del Doctor Who, e poi attraverso un ponte sospeso su un burrone che collega due montagne attraverso una serie di funi in acciaio che disegna un arco.

Da qui l’edificio è in gran parte incassato nella collina e offre una vista magnifica delle montagne e delle valli circostanti inquadrata da pini di 180 anni all’interno da ambienti caldi e ampi, con pavimenti e pareti di calcare color champagne che creano un'atmosfera di serenità. 

“Ho visitato il Miho Museum anni fa e rimasi subito colpito e affascinato dal concetto di armonia tra architettura e natura di I.M. Pei. Il Giappone è un Paese che conoscono molto bene. È stato uno dei posti che ho visitato per primo quando ero alla ricerca di ispirazione, circa venti anni fa e da allora sono stato un assiduo visitatore” spiega Nicolas Ghesquière, direttore della Maison che qui ha fatto sfilare una collezione che fonde urbano e naturale, futurismo e poesia, città e paesaggi.

 

 

it.louisvuitton.com

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di Carlotta Marelli / 12 Luglio 2017

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