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La mostra alla Triennale “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”

Ultima settimana, con ingresso libero straordinario, per visitare un percorso, a cura di Beppe Finessi, dedicato all’architettura degli interni e alla sua evoluzione

La mostra alla Triennale di Milano “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”, in corso fino al 12 settembre - solo per questi ultimi giorni a ingresso gratuito – riporta al centro dell’attenzione la vita all’interno della casa. Ne ripercorre la storia, il presente e ne anticipa, e scommette, il futuro.

Promossa dal Salone del Mobile.Milano, è ideata e curata dall’architetto e docente al Politecnico di Milano Beppe Finessi. In scena 11 modelli abitativi immaginati da altrettanti architetti e autori della cultura italiana della progettazione, diversi per generazione, linguaggio e attitudine.

Alessandro Mendini, Andrea Anastasio, Manolo de Giorgi, Duilio Forte, Marta Laudani e Marco Romanelli, Claudio Lazzarini e Carl Pickering, Francesco Librizzi, Fabio Novembre, Carlo Ratti, Umberto Riva, Elena Terragni: Finessi li ha invitati a progettare, ognuno a modo proprio, una “stanza”, come spazio primario dell’abitare di oggi e domani.

Ecco, per esempio, l’uovo-utero solidificato, che diventano cranio, pensato da Fabio Novembre come spazio primordiale della vita, o la stanza-prigione di Alessandro Mendini, o quella completamente “svuotata” della coppia di architetti Laudani e Romanelli, per rovesciare le carte della casa e riaffermare nell’architettura d’interni la priorità del progetto sull’accumulo e l’esposizione degli oggetti.

A questo percorso progettuale, la mostra, con la collaborazione del filosofo Francesco M. Cataluccio, aggiunge un successivo livello di riflessione e connessioni, abbinando a ogni stanza un libro, da L’insostenibile leggerezza di Kundera, a Modernità liquida di Bauman, L'uomo artigiano di Sennett fino a Sciame. Visioni del digitale del filosofo sud-coreano Byung-Chul Han del 2015.

Spiega Cataluccio: “La mostra coglie lo spirito del tempo, l’abitare inteso in un modo diverso da come siamo abituati. Molto interessante è come la maggior parte dei progetti non riguardi le stanze nel senso tradizionale del termine, non una cucina, un salotto, ma progetti di costruzione di un futuro in cui ci si rifugia, come nel guscio della tartaruga. Molti degli architetti coinvolti, anche i più “anziani”, penso a Riva e Terragni, hanno scelto non una stanza, ma dei monolocali, dove c’è tutto, dalla cucina al bagno, che possono anche ricordare le “casette” omnicomprensive presentate alla Biennale di Architettura a Venezia (leggi anche → Speciale Biennale di Venezia). Si pensi alla stanza del futuro di Carlo Ratti, con dei cilindri che si alzano a vari livelli da pavimento e si trasformano in tutto: letto, tavolino, poltrona. O Riva, che si ispira al famoso Cabanon di Le Corbusier, dove la vita si costruisce in un piccolo ambiente dove però c’è tutto, autosufficiente. Con il digitale che aiuta e basta avere un computer. Come nella Biennale, c’è un ritorno alle origini, la semplicità di una capanna, quasi si torna al punto di partenza”.

Con l’occasione della mostra, è appena uscito l’omonimo volume, sempre a cura di Finessi (Marsilio).

Nato come catalogo per accompagnare il percorso in Triennale, in realtà va oltre l’antologia dei progetti esposti, ponendosi come opera a sé di approfondimento sulla cultura del progetto e dell’abitare.

“Si fa il punto sulla contemporaneità e sulla casa del futuro e della tecnologia, che oggi è sempre più soft e invisibile. L’hardware sta sparendo alla vista, la tecnologia si integra nella forma architettonica: si va così avanti che possiamo tornare primitivi e semplici”, ribadisce Matteo Pirola, Architetto e Docente al Politenico di Milano, tra gli autori del libro con il saggio “Casamatica”.

www.triennale.org

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di Caterina Lunghi / 7 Settembre 2016

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