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Tote bag, tutta la storia (con finale a sorpresa)

Da borse pratiche a icone di moda passando per attenzione ambientale... ma non è proprio tutto vero

tote-bag-storia
Getty Images

Che le tote bag siano circonfuse di un’aura di civiltà e di stile è ormai cosa certa. Ognuno di noi, almeno una volta, ne ha presa una, magari convinto dall’illustrazione ironica, simpatica, che lascia casualmente intravedere qualcosa della nostra personalità quando, in fondo, è solo una borsa di tela per la spesa. Ci saremo anche sentiti di fare qualcosa di buono per questo mondo, pieno di plastica e sacchetti usa e getta che inquinano i mari e soffocano le tartarughe. L’esplosione smisurata delle borse di tela si deve proprio a questo. Ma da dove arrivano?

In origine era la tote bag, le cui prime occorrenze risalgono al XVII secolo, quando “to tote” significava “trasportare”. Ma perché diventasse fenomeno culturale e poi di costume bisogna attendere il 1944. In questa data i negozi L.L. Bean crearono la “ice bag”, la prima tote bag moderna, poi aggiornata e abbellita e ancora oggi prodotta e venduta col nome di Boat Bag. Il successo presso le casalinghe, che la utilizzavano per la sua praticità, porta ben presto a imitazioni che divennero veri accessori. Negli anni ’60 fu Bonnie Cashin a creare la famosa Cashin Carrying Tote, dal design elegante. Negli anni ’80 fu poi il turno della libreria newyorkese The Strand, che la dotò di slogan. La tote bag era ormai un pezzo di stile, il frutto della società del commercio ma anche un inno all’attenzione ambientale. La consacrazione definitiva avvenne grazie a Jean-Louis Dumas, capo esecutivo di Hermès, che nel 1984, si trovò su un aereo con Jane Birkin. Colpito dalla quantità di cose stipate nella borsetta della donna, ebbe l’intuizione di progettarne una più capiente (in cuoio)… nacque così la Birkin Bag, la prima Tote Bag di lusso, infine sdoganata da altri marchi, quali Prada e Louis Vuitton. Resta il fatto che però, nella sua versione più comune, la tote bag sia di tela perché inquina meno, giusto?

Se è vero che per esempio in UK i supermercati hanno dimezzato la produzione di sacchetti di plastica dal 2006 al 2009, il risultato potrebbe non essere positivo quanto pensiamo.

Come dimostra uno studio pubblicato dalla UK Environmental Agency, sono molti i fattori da tenere in considerazione quando si parla di inquinamento. E le tanto candide borse di cotone sembrano essere più pericolose che mai. Se di per sé è vero che il riutilizzo comporta la produzione in misura sempre minore di nuove borse, è anche vero che quasi nessuno le riutilizza. Diventate oggetto estetico, complementary gift per opere di beneficenza, e persino regalate per acquisti di un certo volume o importo, le borse di tela pullulano in ogni casa. Lo studio stima che per pareggiare l’impatto ambientale della produzione di una borsa di tela con quello di una borsa di plastica, bisognerebbe riutilizzarla 131 volte. Il che vuol dire ogni singola volta che si fa la spesa. E il rapporto cresce fino a 173 volte se ci limitiamo a prendere in considerazione l’inquinamento marino. Inutile dire che sono pochissimi a farlo, ben maggiori sono coloro che ne fanno collezione.

La morale della favola è: se ne fate una questione di rispetto ambientale, sceglietene una e sforzatevi di utilizzare solo quella. Altrimenti è 131 volte meglio usarne una di plastica. Oppure di carta: sebbene meno resistenti, le borse di carta hanno un impatto molto minore, quindi in qualche caso potreste optare per queste.

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di Stefano Annovazzi Lodi / 26 Novembre 2017

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