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Elle Decor Italia

Molteni&C: 80 anni di design made in Italy. Dalle icone al custom made

Giulia Molteni racconta il passato il presente e il futuro dell'azienda di famiglia. Sempre più proiettata verso i mercati esteri

Per Molteni&C essere un'azienda di riferimento del made in Italy nel mondo significa adattarsi ai mercati di riferimento senza mai snaturarsi. Lo sa bene Giulia Molteni, Head of Markenting and Communication, che in un'intervista ci ha ricordato come già negli anni ’80 l'azienda di famiglia avesse stretto fruttuose relazioni con importanti nomi del design internazionale. Oggi Molteni&C, con un export in costante crescita, procede secondo il credo think global and act local. L’obiettivo? Concentrarsi su un pubblico internazionale senza dimenticare la tradizione alla quale attingere a piene mani.  È il caso della riedizione di una serie di mobili firmati Gio Ponti, eseguita in collaborazione con i Gio Ponti Archives, avviata a partire dal 2012. Il punto di partenza? La passione per il design sofisticato e per un prodotto il più possibile custom made per varietà di dimensioni e finiture.

Come è cambiato il mondo del design negli ultimi 25 anni e quale è, oggi, la visione di Molteni&C?
Attualmente il mondo del design è senza dubbio più competitivo; grazie alla globalizzazione gli scenari sono diventati internazionali e le aziende italiane si trovano a doversi confrontare su scala globale con competitor di tutto il mondo. Mercati come gli Stati Uniti sono cresciuti molto e si cominciano ad apprezzare risultati degni di nota anche in Asia, Middle-East e Africa, dove sta maturando una cultura legata al d alla qualità e al design. La visione di Molteni&C è quella di continuare a esportare il made in Italy, molto apprezzato da una clientela italiana e straniera sofisticata, attraverso lo sviluppo di una distribuzione qualificata monomarca Molteni&C e Dada (i nostri due marchi complementari tra loro) dove i prodotti di design vengono presentati con un’atmosfera e un lifestyle italiano sempre più apprezzato all’estero, anche nei paesi emergenti.

Cosa significa essere un brand internazionale che esporta in paesi con culture e gusti anche molto diversi?
Oggi Molteni&C esporta in circa 80 paesi con 700 punti vendita nel mondo. Diventare un brand internazionale significa avere un’ottica globale, "think global and act local". Per questa ragione, da diversi decenni, collaboriamo con alcuni tra i più importanti architetti e designer internazionali, che arricchiscono la visione dell’azienda con nuovi punti di vista, con un approccio diverso e una visione meno italianocentrica del prodotto e dell’abitare contemporaneo. La possibilità di adattare il prodotto ai mercati di riferimento è poi nel Dna dell'azienda, che grazie anche all’ampiezza della gamma, in termini di dimensioni e finiture, rendere i prodotti customizzabili, senza però snaturarne l’anima sofisticata e di design. Per noi oggi la grande sfida è strutturale: aprire filiali per essere vicini ai mercati di riferimento e aumentare i monomarca che oggi sono 35, ma in costante crescita.

Che ruolo hanno le riedizioni nella produzione di un'azienda di design?
Hanno il valore fondamentale di raccontare il nostro heritage. La collaborazione con architetti di grande fama internazionale fa parte della storia della nostra azienda: Aldo Rossi, Luca Meda, Afra e Tobia Scarpa sono state figure poliedriche che, al fianco di importanti lavori di architettura, hanno associato un intenso lavoro di designer. .La riedizione di una serie di mobili di Gio Ponti, percorso intrapreso nel 2012 in collaborazione con i Gio Ponti Archives, si inserisce perfettamente nel nostro Dna. Per noi azienda italiana con sede non lontano da Milano,recuperare l’eredità altrimenti perduta di grandi maestri come Gio Ponti è un onore. Era un designer a tutto tondo e disegnava qualsiasi oggetto in modo che potesse dialogare con le sue architetture. La sua committenza, oltre che per grandi aziende e istituzioni era anche privata: case di collezionisti, case private. Un patrimonio immenso del design milanese che quindi sarebbe scomparso o fatto rivivere solo da negozi di modernariato e case d’asta.

C'è un designer con cui Molteni&C avrebbe voluto lavorare e non è ancora successo?
L’esperienza con Jasper Morrison che ha curato la nostra mostra 80! Molteni a Villa Reale in occasione del nostro 80esimo anniversario è stata entusiasmante. Proprio per come ha interpretato Gio Ponti, ispirandosi aduna delle sue librerie prodotte da Molteni&C, ci piacerebbe in un futuro collaborare ancora insieme su un prodotto. Ma ci sono anche tanti giovani emergenti che guardiamo con attenzione.

Quali sono i 5 pezzi di design più rappresentativi di Molteni&C e perchè?
Piroscafo di Luca Meda e Aldo Rossi: un mobile unico per eleganza e innovazione dei materiali, una delle prime librerie con una sofisticata anta in alluminio, ancora attuale, segna l’epoca rossiana di Molteni&C. Graduate di Jean Nouvel: ancora oggi l’unica libreria sospesa, un lavoro di profonda ingegnerizzazione, durato tre anni, ha portato alla nascita di un’icona, tuttora in collezione. Segreto di Ron Gilad: un oggetto poetico, uno scrittoio di ispirazione minimalista, che risponde alle necessità delle case di oggi. Esemplare la lavorazione del legno, Dna dell’azienda, e moderno per definizione, segue la filosofia di Glass Cube, un’istallazione multimediale del designer israeliano. Letto Clip di Patricia Urquiola: uno dei primi progetti firmati Patricia Urquiola nel 2003, innovativo nelle forme e nella tecnica costruttiva grazie a una catena nascosta nella testata che piegandosi disegna una forma molto originale che ricorda una clip. Tavolo Less di Jean Nouvel: un tavolo dall’apparente piano sottilissimo, ancora oggi best seller di Molteni&C dal '94, in realtà nasconde una struttura in alluminio che grazie all’inclinazione dei piani ne garantisce la solidità.

molteni.it


di Marzia Nicolini / 12 Ottobre 2015

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