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Stuart Haygarth, artista dell’upcycling, non fa riciclo creativo

Le opere di designer e artista britannico in scena da Bloomberg a Londra sono molto lontane dall'idea di riciclo creativo che abbiamo di solito

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Starboard table di Stuart Haygarth per Bloomberg a Londra.

Se pensate che riciclo creativo voglia dire fare le collane con le cialde del caffè è arrivato il momento di conoscere Stuart Haygarth e il suo upcycling design, in mostra a Londra durante il London Design Festival 2016.

Tanto per capire di cosa stiamo parlando, il tavolo Starboard retroillumina 76 tastiere usate di Bloomberg con una serie di luci a LED che, grazie a fori perfettamente ingegnerizzati, danno vita a una galassia di stelle e planeti.

L’opera è parte della quinta edizione di “Waste Not Want it” (leggi anche → Il riciclo creativo secondo 7 designer) promossa da Bloomberg ed esposta nell’ufficio londinese di Finsbury Square. L’ossessione positiva del designer e artista britannico per gli oggetti abbandonati e gli scarti industriali data a quando, come illustratore, usava “gli oggetti per raccontare storie”, come ricorda con un sorriso.

Sopra: foto di Ezgi Çiftci ©CIRECA Domaine de Boisbuchet  

Stuart, che conserva nel suo studio grandi casse di ogni sorta di objet trouvé, ha frequentato il College of Art and Design di Exeter, dove si è diplomato nel 1988 in graphic design e fotografia. Dopo un periodo di lavoro come fotografo pubblicitario e lunghi viaggi attraverso l’Africa, l’India e il Canada, nel 2004 ha dato il via a una serie di progetti di design usando oggetti raccolti per strada, in riva al mare, nei mercatini e nei negozi di seconda mano. Il Tide Chandelier, assemblato con mille oggetti recuperati sulle spiagge del Kent, è stato solo il primo di una serie di pezzi di successo che include il Millennium Chandelier, composto da 2000 piccole capsule di fuochi d‘artificio. Gli Spectacle Chandelier sono invece assemblati con migliaia di paia di occhiali mentre l’Optical è realizzato con lenti di occhiali rimosse dalla montatura a formare una sfera perfetta che rimanda ai globi specchiati delle discoteche. Sono tutti pezzi unici, che possono essere commissionati su richiesta. “Amo investigare la relazione che si instatura tra l’uomo e gli oggetti”: i tavolini Aladdin, pensati come teche di vetro, sono un omaggio alla passione dei collezionisti per i loro ‘tesori’.

Durante l’estate 2016 ha condotto il workshop ‘Turn the Dark Off’ al Domaine de Boisbuchet, in Francia, invitando i partecipanti a creare lampade da muro e chandelier usando le risorse a disposizione in loco. Studenti di nazionalità e culture diverse si sono confrontati con progetti da realizzare al momento e nel giro di soli 5 giorni con esiti brillanti.

Il suo libro fresco di stampa, intitolato Strand, il vecchio appellativo in tedesco e inglese per ‘spiaggia’, e pubblicato da Art/Books spiega per immagini il suo approccio analitico alla progettazione. Illustra pettini, accendini, bambole, palline, giochi, contenitori e scarpe raccolti lungo l’intera costa dell’Inghilterra meridionale, da Gravesend a Land’s End. Un percorso a piedi di oltre 800 chilometri che si è concluso nel suo studio dove Stuart ha classificato e fotografato ogni oggetto per tipologia e colore. Gli stessi pezzi compongono lo spettacolare Strand Chandelier, descritto come “un’esplosione armonica congelata nel tempo” commissionato dall’University College London Hospitals NHS Foundation Trust e ora installato nell’atrio dell’UCH Macmillan Cancer Centre di Londra.

Stuart Haygarth è rappresentato dalla Carpenters Workshop Gallery.

www.stuarthaygarth.com 

 www.bloomberg.com/wnwi 

 


di Laura Maggi / 23 Settembre 2016

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