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Il più felice del mondo

Al telefono con Umberto Pasti

Il più felice del mondo

Più felice del mondo. È il titolo dell'ultimo libro di Umberto Pasti per Bompiani, a marzo in libreria. Un’autobiografia delle passioni, per parole e immagini (i disegni sono di Pierre Le-Tan) dello scrittore e viaggiatore, giardiniere e botanico.

Scrivi (ed è già autobiografia): “da grande voleva fare tre cose, il fiorista, scrivere e il pittore”. E tu, ora, che sei grande, cosa fai?
Faccio il giardiniere... e scrivo.

Come dialogano i due Umberti?
Si integrano. Uno più solitario, l’altro più aperto agli altri. L’uno è come la vacanza dell’altro perché nei momenti in cui scrivo non lavoro in giardino, e viceversa. E, in entrambi i casi, è una questione di pieni e di vuoti. Nell’uso dei cespugli come delle frasi.

Hai scritto un manuale di sopravvivenza botanica intitolato Giardini e no (sempre edito da Bompiani). Che cos’è per te un giardino?
È difficile, lasciami pensare.

(Lungo silenzio. Ma è ancora lì?)
È lo specchio di chi lo fa e di chi ci sta. È un angolo di paradiso.

Quello di Adamo ed Eva?
È un pezzettino di quell’Eden lì, sulla terra.

Vivi tra il Marocco e l’Italia. Come sopravvivi a Milano, città di pietra? Hai un giardino?
No, a Milano ho tanti libri. Sto molto in casa. Ma tutti i giorni vado a passeggiare ai Giardini Pubblici, vicino alla casa dei miei genitori.

Quando disegni un giardino per altri, come procedi?
Più che alle richieste delle persone, rispondo a quelle del luogo. Vado di persona a conoscere il giardino, vi rimango da solo a lungo. Osservo come gira il sole, com’è l’ombra, l’acqua.

Quali sono le richieste più strane che hai ricevuto? (Ride)
C’è chi ha un giardino minuscolo e vorrebbe farci entrare piante che necessiterebbero di ettari e ettari di terra. C’è chi vuole un frutteto e, allo stesso tempo, un bel prato all’inglese tra gli alberi, quando una cosa esclude l’altra.

In Marocco, a Rouhuna, hai creato un giardino popolato di specie botaniche locali in via d’estinzione. Perché? Una missione?
Per me lo è. (Serio, serio) Penso ai bambini di domani. In un mondo dove la distruzione è all’ordine del giorno, credo che l’atto del conservare sia un compito necessario.

Come identifichi piante e fiori in pericolo?
Mi servo di studi di botanica, di opere di studiosi del passato. Poi ho la fortuna di lavorare in un paese che perlustro ormai da vent’anni. Soprattutto a piedi.

Perché in Marocco?
È vero, c’è meno biodiversità che in Spagna o in Turchia. Ma un tempo la zona di Tangeri era piena di magnifiche foreste, arbusti e bulbi che stanno sparendo. Nel mio piccolo cerco di rimediare alla mancanza di regole di tutela. E Rouhuna è diventato un hub per appassionati.

Che cosa farai?
Scriverò un libro, protagonista Tangeri, dalla preistoria a oggi. Una guida personale, con parti di fiction.


di Laura Maggi / 7 Marzo 2011

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