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Elle Decor Italia

Land art domestica

Nell’arte di disegnare il verde per Stefano Baccari non esistono multipli. Ogni giardino è uno spazio unico, irripetibile. Con soluzioni e scelte botaniche inusuali, da sperimentatore.

Nessun elemento è precostituito: ogni spazio verde è un progetto a sé, un terreno da esplorare e da interpretare: questa la filosofia di Stefano Baccari, affermato landscape designer. I giardini che progetta ex novo o reinventa in chiave contemporanea, hanno in comune l’armonia, la ricerca botanica, la voglia di sperimentare immagini scenografiche che possano rendere più emozionante il contatto con il verde. Difficile inquadrare l’estrema creatività di Stefano che si esprime in piccoli terrazzi metropolitani risolti con coup de théâtre, in architetture urbane a fianco di professionisti affermati quando il progetto del verde sottolinea e accompagna lo spazio, fino al ridisegno di paesaggi che comprendono frutteti, vigneti e campi - all’apparenza spontanei - in stretta relazione con i desideri dei committenti.

Che cosa ti ha spinto ad occuparti del verde?
Il rispetto del paesaggio, l’interesse per l’architettura, l’amore per la natura, l’attenzione all’ecologia che considero alla base di una buona qualità di vita.

La tua formazione.
Ho studiato scenografia a Brera, mi sono appassionato di scienze botaniche lavorando con una naturalista di fama internazionale, al Kew Garden ho approfondito architettura del paesaggio. La formazione sul campo è incessante.

Quale rapporto ricerchi con il paesaggio circostante?
Due sono le possibilità. Un rapporto di continuità e rispetto, quando gli elementi naturali sono di valore e possono creare uno scenario su cui aprire nuove visuali. Oppure un rapporto di rottura che porta a ritagliare nel paesaggio un’oasi a sé stante che stabilisce nuove armonie e nuove atmosfere.

Quali sono i principali elementi da valutare nel progetto?
Fondamentale è l’osservazione del luogo e dell’energia che emana, l’analisi delle condizioni climatiche per non sbagliare e anche poter osare con la scelte delle essenze.

Qual è il tuo segno distintivo?
Sono uno sperimentatore nato, amo le piante sconosciute. Mi piace trovare per loro contesti alternativi. Grazie a Paola Navone, qualche anno fa, per una terrazza milanese ho avvicinato le erbacce: graminacee, carciofi, erba della pampa e rovi. Le abbiamo sempre combattute senza renderci conto che invece danno soddisfazioni sorprendenti e hanno un appeal incredibile, anche in regime di bassa manutenzione.

La cura del verde: gioie e dolori.
Non si può pensare che la manutenzione di un terrazzo sia meno necessaria di quella di un giardino in campagna. In assenza di proprietari dal pollice verde, un giardiniere è fondamentale. Da parte mia prediligo lo sviluppo naturale delle piante che rendono i luoghi un pò selvatici e magici.

Giardino contemporaneo o romantico?
Contemporaneo ma non rigido.IIn campagna il genius loci è un alleato da assecondare, non da contrastare. In città si può osare di più. Nel mio ultimo progetto nato come temporary per l’apertura dello show room della nuova griffe Thinple ho usato bidoni di riciclo in gomma e metallo sospesi sulla parete da cui spuntano graminacee a grande sviluppo e vasi in zinco con papiri egiziani. Un’istallazione che diventerà permanente, in perfetta sintonia con l’atmosfera particolare di questo luogo, un vecchio laboratorio di ferramenta.

Info: studiobaccari@tiscali.it


di Francesco Nisi / 30 Giugno 2010

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