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La svolta di Pittsburgh: da regina decaduta dell’acciaio a meta più cool del momento?

Uno sguardo alla nuova Pittsburgh del boom tecnologico, con una sosta obbligata all’Ace hotel, manifesto del suo spirito hipster, dinamico e giovane

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@ Rob Larson

Un inferno senza coperchio. Così lo scrittore James Parson vedeva Pittsburgh solo qualche decennio fa. La nube di fumo e cenere che si addensava sulla città, del resto, era il prezzo da pagare per quella che per quasi un secolo, fino agli anni 70, era da tutti considerata la capitale mondiale dell’acciaio. Poi è venuta la crisi e un altro tipo di inferno, più subdolo, fatto di inquinamento, miseria, disoccupazione.

Leggenda vuole che un giorno qualcuno portò Frank Lloyd Wright su una collina, da cui si dominava la metropoli della Pennsylvania, col suo cielo nero. Alla domanda “che si può fare di Pittsburgh?”, il grande architetto si mise le mani nei capelli e lapidario rispose: “non resta che abbandonarla”. A riprova del fatto che a volte anche i geni prendono cantonate. Perché Pittsburgh è risorta dalle sue ceneri, ed oggi è una delle città più cool del mondo, meta di artisti, ingegneri e turisti, incubatrice del futuro. Com’è stato possibile? Per capirlo basta fare un giro nei quartieri un tempo disagiati, come East Liberty e Lawrenceville, che ora traboccano di negozi, locali, caffè e isole verdi. È qui che si incontrano gli studenti, i pionieri, i veri artefici di quello che potremmo chiamare un Rinascimento tecnologico.

Perché Pittsburgh non è mai stata solo acciaio e carbone: dietro le fabbriche c'erano centri avanzati di ricerca e sviluppo che non si sono dissolti insieme al fumo nero, hanno solo cambiato bersaglio. Oggi tutto ruota intorno al digitale, e il nuovo Olimpo si chiama Robotica o Intelligenza Artificiale. A questo si dedicano i talenti che da tutto il mondo arrivano all’università di Carnegie Mellon, novella Hogwarts in cui questi maghi della tecnologia, folli e visionari quanti basta, gettano le basi del mondo che verrà. Un mondo in cui ad esempio le auto si guideranno da sole: non stupisce che Uber abbia scelto proprio Pittsburgh per sperimentare i suoi veicoli senza conducente. Altri colossi, come Apple, Amazon e Google, hanno aperto filiali da queste parti, Bill Gates ci ha costruito il suo Center for Computer Science. Start up di successo, come Duolingo, sono nate qui. Una piccola Siliconi Valley insomma, ma a misura d'uomo, più vivibile e solidale, dove la scienza va a braccetto con l'arte, il buon cibo e il divertimento.

La Pittsburgh più colta e radical chic ha senz'altro in Andy Warhol il suo alfiere, uno che la nube nera la conosceva bene, ci era nato dentro, e forse per esorcizzarla aveva scelto i colori pop. Molte sue opere sono in mostra nel museo che lo celebra, mentre per farvi un'idea degli ultimi fermenti artistici della città, la tappa obbligata è il Mattress Factory, spazio creativo in continua evoluzione.

E poi c'è la cucina, anche quella un'arte, che qui prendono molto sul serio. Non a caso, secondo Zagat, non c'è posto migliore dove mangiare in America. Merito degli studenti, dei giovani che hanno invaso la città negli ultimi decenni, portando con sé un desiderio di aggregazione e un'energia mai visti prima. Così nei palazzi abbandonati e nei quartieri malfamati hanno iniziato a spuntare ristoranti, birrerie, caffè, e il cibo, come la tecnologia, è divenuto terreno di sperimentazione. E allora fate un salto a Lawrenceville: ci troverete il Piccolo Forno, uno dei pionieri della rivoluzione culinaria, e il Cure, altro locale storico, rinomato per il suo gusto mediterraneo rivisitato. A East Liberty invece l'indirizzo più hot del momento è senza dubbio il Whitfield, ristorante e lobby bar dell’Ace Hotel, ultima, imperdibile tappa di questo piccolo viaggio.

 

@ Rob Larson

L'edificio storico che ospita questo boutique hotel contemporaneo dal fascino bohémien un tempo apparteneva alla YMCA. Il restauro che lo ha rimesso a nuovo ha preservato la struttura e alcuni elementi caratteristici, come la facciata, i pavimenti di terrazzo e la monumentale scalinata in marmo della lobby. L’eredità culturale della città è del resto un fattore cardine nel design dell'Ace hotel: qui il gusto minimal e moderno convive con note vintage e accenti identitari.

@ Rob Larson

Ed ecco allora gli arredi in legno lavorati dagli artigiani della zona, così come le tappezzerie che riprendono motivi tradizionali, o ancora le piastrelle nero e oro del bagno che omaggiano la squadra di baseball di Pittsburgh. Nelle stanze dell'Ace hotel di Pittsburgh, l'atmosfera è rilassata, familiare. Gli hipster apprezzeranno i vinili e i vecchi giradischi che fanno parte dell'allestimento, insieme alle chitarre acustiche appese ai muri.

@ Rob Larson

I più romantici invece resteranno incantati ad ammirare la sala da ballo, con dettagli anni 20. E siccome parliamo di un luogo in costante dialogo con la comunità, pensato non solo per gli ospiti, ma anche per i cittadini, non poteva mancare un grande spazio per gli eventi, la palestra, adatta ad ospitare competizioni sportive ma anche performance artistiche, workshop, proiezioni, ecc.

@ Rob Larson

Basta fermarsi qui, anche solo per fare uno spuntino al Whitfield, insieme a turisti, artisti e geni del computer, per cogliere appieno lo spirito della nuova Pittsburgh: vibrante, giovane, eterogeneo, fiero delle sue radici ma proiettato nel futuro.

www.acehotel.com/pittsburgh

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di Elisa Zagaria / 27 Luglio 2017

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