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Cucina fusion nei 7 ristoranti più belli del mondo

Da Milano a Singapore una selezione di ristoranti asiatici dove assaporare il meglio della cucina orientale in location mozzafiato

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Dalla Cina all’Europa, la cucina fusion è in gran fermento, anche grazie alle sperimentazioni di grandi chef e cuochi stellati. Tutta questa creatività si rispecchia anche negli interni dei loro nuovi ristoranti: abbandonato il minimalismo si delineano nuove tendenze, sia nei piatti che negli interni, tra rivisitazioni vintage, grandi installazioni scenografiche e l’uso di materiali inusuali.

La zona bistro di Sakeya, dominata da un muro di bottiglie di sake retro illuminate, che crea un ambiente perfetto per la degustazione della raffinata bevanda nipponica

Iniziamo dal più recente: la casa del sake Sakeya a Milano. Si distingue per il suo concept originale che unisce store, bistro e cocktail bar in un unico locale. Nato da un’idea di Lorenzo Ferraboschi e Maiko Takashima, rappresentanti italiani della Sake Sommelier Association, lo spazio ricrea un Giappone vintage fuori dagli schemi. Molto lontano dal minimalismo ordinato a cui siamo abituati, questo caldo ed accogliente locale si caratterizza per il suo caos organizzato, come lo definisce l’ideatore, l’art director Flavio Angiolillo. (scopri di più → La nuova casa del sake a Milano).

La sala principale con cucina a vista di Nozomi Sushi Bar è caratterizzata dalla grande installazione a soffitto e dal contrasto tra l’effetto industriale del cemento e il calore degli arredi in legno di Missana. Foto di David Rodríguez y Carlos Huecas

Ci spostiamo ora nel Nozomi Sushi Bar di Valencia, dovei clienti hanno l’impressione di cenare in un giardino Zen, mentre i due chef spagnoli, José Herrera Miguel e Nuria Morell, li deliziano con i piatti della tradizione nipponica. Infatti, il progetto dello studio spagnolo Masquespacio è caratterizzato da una scenografica installazione sul soffitto che rappresenta un grande ciliegio, l’albero simbolo del Giappone. La sala è giocata sul contrasto tra il cemento delle pareti e del pavimento e il legno naturale dei mobili e dei separé, dando vita ad uno spazio moderno ma romantico, curato fin nei minimi dettagli (scopri di più  → Nozomi sushi bar a Valencia).

Gli interni di Noodle Rack con pavimenti in rovere opaco e finiture di calcestruzzo e bambù hanno un appeal versatile e integrano passato e presente, Occidente e Oriente.

Sulla stessa linea, il Noodle Rack a Changsha, un luogo di ritrovo dall'interior raffinato, capace di elevare i noodles da street food a pietanza raffinata, da gustare in un ambiente compatto ma elegante.
Lukstudio, emergente gruppo di architetti di Shanghai, ha reinterpretato la struttura reticolare su cui si stendono ad essiccare gli spaghetti di riso, creando una caratteristica intelaiatura metallica, che è contemporaneamente elemento di arredo e di suddivisione del locale, dal quale pende una fitta rete di lampade (scopri di più → Un indirizzo in Cina per amanti di noodles: Noodle Rack).

La sala centrale di Song Qi con arredi rivestiti di velluto verde contrapposto alla pavimentazione in marmo bianco e nero e alle pareti laccate nere con decori oro

In questa lista non può mancare il Song Qi a Montecarlo, sulla famosa Avenue Princesse Grace. L’interno del ristorante dello chef stellato Alan Yau è firmato dallo studio parigino Humbert & Poyet. Il locale richiama le atmosfere Art Deco dell'età d’oro della Shanghai Anni 30 e l'impatto visivo è forte: infatti l'uso massiccio della decorazione e le finiture dorate negli arredi conferiscono un forte carattere al ristorante, reso elegante e raffinato da un’attenzione maniacale per ogni dettaglio (scopri di più → Song-Qi, un ristorante stellato a Montecarlo).

Eleganti grate bianche, coloratissimi tessuti bouclé, lampadari ottonati e mattonelle di ceramica, ecco gli ingredienti di Ding Dong. Per uno stile vintage all'orientale.

Un altro locale aperto recentemente, ma già diventato un cult, è la nuova sede di Ding Dong nella Chinatown di Singapore, dove lo chef di origini malesi Jet Lo, ci propone un'eclettica interpretazione della cucina asiatica tradizionale. L’interior è curato dallo storico studio singaporiano Viewport Studio ed è un’esplosione di colori, mobili vintage e collage di storiche locandine di film orientali, creando un’atmosfera retrò e spumeggiante che ricorda l’euforia degli anni ‘70 e ‘80 (scopri di più → Ding Dong, un eccentrico ristorante a Singapore).

Già dall’ingresso si vede la scenografica cucina a vista, circondata da spazi fluidi dallo charme raffinato con tavoli e banconi in marmo bianco

Rimanendo nel filone del China style, non può mancare il primo flagship restaurant del brand Xi Ding Dumpling, aperto recentemente a Dalian in Cina e firmato dai progettisti Kai Liu e Zi-Min Liu dello studio RIGI Design. L’interior è ricco di citazioni del passato e moderne suggestioni, che si fondono in un ambiente lussuoso e accogliente. I due progettisti hanno accostato armoniosamente elementi realizzati artigianalmente con altri eseguiti con tecnologie all’avanguardia e materiali moderni, creando un locale contemporaneo dall’eco antico (scopri di più → Un ristorante china style a Dalian).

La sala principale del Taiko nel Conservatorium Hotel di Amsterdam è un accostamento armonico di elementi e oggetti asiatici, fiamminghi e italiani

Concludiamo il tour con un progetto in cui la sperimentazione in cucina e il design degli spazi creano una coinvolgente nuova alchimia, il Taiko, un locale per il quale la definizione di ristorante asiatico sta assolutamente stretta.
Aperto all’interno del ben rodato Conservatorium Hotel di Amsterdam dal celeb-chef Schilo Van Coevorden, il locale è disegnato ad arte da Piero Lissoni. La filosofia proposta in cucina è quella di “Smontare e ricomporre una ricetta per andare all’essenza del sapore”. L’interior design del ristorante sembra lo specchio preciso di questo gioco di sapori: gli elementi asiatici presenti, come il bambù e la struttura del mobilio alle pareti, suggeriscono senza imporre, evocando elementi orientali senza volerli imitare o, tanto meno, ricostruire  (scopri di più → Il Taiko nel Conservatorium Hotel di Amsterdam).


di Eugenia Murialdo / 20 Marzo 2017

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