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Una cucina open space in un teatro giapponese: la casa di un'artista manga

Lo studio Puudle ha trasformato un edificio tradizionale nella casa di un'artista manga e di suo marito, che trova proprio nella grande cucina a vista il suo punto di forza

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Takumi Kota

 Gli interni di questa residenza privata a Kinosaki Onsen in Giappone riuniscono varie funzioni in un unico open space che ruota tutto intorno allo spazio principale: la cucina

 Una cucina open space in un antico teatro giapponese a Kinosaki Onsen, nella prefettura di Hyogo, uno dei più frequentati luoghi termali del Giappone, con una storia di oltre 1300 anni: un ex "kenban", il luogo dove anticamente le geishe si esibivano nelle loro performance artistiche, circondato da una foresta di bambù, riconvertito a residenza privata.

Il proprietario, originario di questo luogo ma stabilitosi per anni a Tokyo, ha voluto ritornare alle proprie radici trasformando un edificio tradizionale in una casa aperta agli ospiti e agli amici di vecchia data. Non a caso lo Studio Puddle – a cui è stato affidato il progetto – ha deciso che sarebbe stato un perfetto riflesso della personalità del proprietario porre al centro di questa casa giapponese proprio la cucina a vista, intesa come luogo di incontro. Attorno a questa area principale openspace, cuore della casa, sono poi state ricavate una serie di stanze dove il proprietario ha potuto esporre la sua vasta collezione di oggetti preziosi.

Il piano è quindi formato dalla cucina, due sale da pranzo, una zona soggiorno leggermente rialzata dove un tempo si trovava proprio il palco del teatro, e uno studio per la moglie del proprietario affermata artista manga, il tutto in un accogliente open space in stile giapponese. Circonda l'intero spazio una grossa trave costituita da pannelli a forma di chevron, che faceva parte della struttura già esistente ed è stata riscoperta durante i lavori di ristrutturazione del soffitto e di nuovo esposta dopo oltre 50 anni.

Per accentuare l'esistenza della struttura a trave, e allo stesso tempo, per dare all'intero spazio un maggiore senso di profondità si è deciso di non utilizzare il bianco per le pareti ma di sostituirlo con quattro diversi toni di grigio.

A causa dell’umidità tipica della foresta di bambù che circonda questa residenza, gli architetti hanno deciso di utilizzare come materiale per la finitura di pareti e soffitto della Terra di Hokkaido, nota per le sue naturali proprietà di regolazione dell’umidità evitando così ogni agente chimico.

La residenza di 276 m2, che si sviluppa sul primo e secondo piano dell’edificio, su richiesta del proprietario mantiene il proprio pianterreno vuoto: uno spazio libero che ospiterà nuovi oggetti della collezione e sarà adibito a qualunque altra cosa il futuro porterà nella vita del proprietario.

www.puddle.co.jp

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di Paola Testoni / 11 Gennaio 2017

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