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Ci sono centinaia di ispirazioni da trovare nelle foto dei salotti di Berlino

Il libro “Berlin Living Rooms” con le foto di Dominique Nabokov è un viaggio in bianco e nero nei salotti di intellettuali e artisti, specchio fedele e senza filtri della città e di chi la abita

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© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

“Il salotto è un ritratto di ciò che siamo. Una finestra sul mondo e su noi stessi”: parola di Dominique Nabokov, celebre fotografa che negli ultimi vent’anni di salotti ne ha immortalati più di chiunque altro, tanto da farne ben tre libri.

L’ultimo della serie Berlin Living Rooms  è stato appena dato alle stampe, edito dalla rivista indipendente Apartamento.

I salotti di Berlino vengono dopo quelli di New York e Parigi, tre città in cui la fotografa, sposata a un compositore russo, cugino dell’autore di Lolita, ha vissuto, e che ha scelto di raccontare così, puntando l’obiettivo sulla parte pubblica della casa, quella più esposta, cui affidiamo l’immagine che vogliamo dare di noi.

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

Tutto ebbe inizio nel 1995, da un’idea di Tina Brown, l’allora direttrice del New Yorker. Il focus doveva essere sui salotti moderni degli scrittori newyorkesi, ma Dominique Nabokov, artista già famosa al tempo, legata a doppio filo all'élite colta e mondana della Grande Mela, decise di allargare il raggio.

Coinvolse molti dei suoi amici, riuscendo a raccogliere nel libro New York Living Rooms le foto dei salotti di gente come Allen Ginsberg e Louise Bourgeois, Oscar de la Renta e Diane von Fürstenberg, il principe Romanoff e Elle McPherson, Richard Meier e Sidney Lumet.

Uscito nel 1998, il libro fu subito un successo, perché non solo offriva ai lettori l’occasione unica di spiare le vite dei VIP dal buco della serratura, mettendo letteralmente piede nelle loro case, ma lo faceva con un’autenticità inedita e senza filtri. Gli interni immortalati da Nabokov erano ben lontani dalla compostezza patinata e artificiosa delle riviste di arredamento. Anzi spesso apparivano disordinati, o addirittura sporchi, in una parola, vissuti.

Leggi anche: L'esclusivo dietro le quinte delle case più belle di New York

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

“Non nascondere nulla”, questa era la regola. Pezzi di realtà “rubati” ai loro legittimi proprietari, e non set fotografici allestiti ad hoc da stylist e scenografi: così dovevano essere i salotti fotografati da Nabokov, e pazienza se a volte le foto venivano buie, quasi spettrali. La sola luce ammessa era quella che arrivava dalle finestre o delle lampade già presenti sul posto.

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

Qualche anno più tardi, in Francia, Nabokov ripropose lo stesso identico schema. Qui gli indirizzi erano quelli di Saint Laurent o Jeanne Moreau, ma lo sguardo crudo e sincero del teleobiettivo rimaneva invariato.

Irrompere così nei salotti di Parigi la riportava all'emozione degli esordi, quando aveva cominciato a scattare sotto l’ala di un maestro come Patrick Demarchelier.

Ma il viaggio (personale e collettivo, nella memoria e nel gusto) non era ancora concluso. Mancava un’ultima tappa, Berlino appunto.

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

Per tre anni, dal 2014 al 2017, Nabokov si è insinuata nei salotti berlinesi, abitati da artisti, intellettuali e trendsetter, e ne ha catturato lo spirito, quello di una città che cambia. La capitale tedesca, distrutta e poi ricostruita, è un manifesto del possibile, una tela bianca su cui ciascuno può lasciare la propria impronta.

Il vuoto, protagonista in molte delle foto, incarna questo sentimento di transitorietà. Domani tutto potrebbe, di nuovo, essere diverso.

Un pensiero che inquieta forse, ma al contempo affascina, perché si porta dietro un grande senso di libertà. La stessa che ritroviamo nello stile eclettico di questi interni berlinesi: il minimalismo, divenuto ormai convenzione, si contamina con storie e gusti diversi. Ognuno cerca un’identità propria per imporla allo spazio.

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento

Eppure solo pochi indizi ci permettono di indovinare le professioni o gli hobby di chi in quei salotti moderni ci abita: a volte è una scrivania ingombra di libri, oppure uno strumento musicale, a indirizzarci, ma perlopiù gli ambienti conservano un velo di mistero.

Come se in fondo la parte pubblica della casa non fosse solo uno specchio, ma anche una barriera, per celare agli altri quelli che vogliamo resti privato, esclusivamente nostro.

© Dominique Nabokov - Berlin Living Rooms, Apartamento 

Ad accentuare quest’aura seducente e inafferrabile è senza dubbio anche l’uso del bianco e nero. Nabokov lo descrive come un atto dovuto, figlio dell'espressionismo tedesco degli anni '30, del Blue Angel e dei film di Billy Wilder, che hanno forgiato il suo modo di guardare la città.

Un approccio dichiaratamente nostalgico, dunque, che segna anche la scelta dei rullini: Polaroid Colorgraph 691, gli stessi adoperati nei precedenti volumi, ma già da tempo fuori produzione. Per fortuna la fotografa ne aveva ancora alcuni da parte, scaduti...

www.apartamentomagazine.com/product/berlin-living-rooms/


di Elisa Zagaria / 16 Marzo 2018

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