ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

Cosa significa lavorare in un coworking a Londra

Nella capitale inglese gli uffici sono condivisi, provvisori e di design, pensati per giovani creativi ma anche per start-up hi-tech

In una città come Londra percorsa da migliaia di auto Uber e disseminata di appartamenti in affitto su Airbnb, lavorare in un coworking, ovvero in un ufficio condiviso, è una pratica più che normale in continua crescita, Brexit o non Brexit (leggi anche → Il mercato immobiliare a Londra dopo Brexit). Anzi, il risultato del referendum sembra addirittura aver incrementato la domanda di uffici condivisi e flessibili, secondo un’analisi del Financial Times pubblicata proprio in questi giorni.

Stando ai dati di The Social Workplace Conference, inoltre, gli spazi presenti nel Regno Unito risultano essere in media del 12% più grandi rispetto al resto del mondo e quasi l’80% dei coworking del Paese pare stia progettando di espandersi ancora.
Culla della sharing economy - l’economia che si basa sulla condivisione piuttosto che sulla proprietà dei beni - Londra vanta coworking all’avanguardia, che spuntano come funghi nei quartieri brulicanti del centro o strategicamente fuori dalle rotte del pendolarismo. Ognuno, sia esso autonomo o facente parte dei grandi network leader del settore, ha le proprie caratteristiche e si differenzia per servizi, design, vantaggi e ovviamente listino prezzi.

Sono ben 11 le sedi londinesi di WeWork, una company presente in otto Paesi del mondo valutata a marzo 16 miliardi di dollari, che conta circa 50.000 iscritti. Altre due sedi saranno inaugurate nel 2017. Tutte diverse tra loro ma in linea con lo stile globale del marchio, le postazioni di WeWork rispondono strategicamente al trend che si è consolidato negli ultimi anni: in un ambiente dall'arredamento in stile urban arricchito da opere di designer locali, i team delle start-up settore tech condividono scrivanie, competenze e giocano a ping pong tra una riunione e l’altra.
Tra i network più diffusi nel Regno Unito, Workspace offre ai membri dei propri “Club”, 17 solo nella capitale, la possibilità di incrementare la propria rete professionale con incontri, mentoring e anche un magazine interno per tenersi aggiornati. Per assecondare gli orari per definizione sregolati della creatività, l’accesso agli spazi è consentito 24 ore su 24 tramite riconoscimento delle impronte digitali.
Il supporto allo sviluppo del business diventa, nel caso di Impact Hub, parte integrante dell’offerta rivolta esclusivamente a organizzazioni e startup che hanno un positivo impatto sociale a ambientale. Lanciato nel 2011 in Nuova Zelanda, oggi il network vanta oltre 80 sedi tra cui quella di Milano in via Paolo Sarpi e quella di Londra, nel centralissimo quartiere di Westminster.

Alcune realtà sono particolarmente attente alla definizione dell’interior design. Prima fra queste Interchange che ha commissionato a Design Research Studio, sotto la guida creativa di Tom Dixon, la progettazione degli arredi per ufficio e dell’illuminazione per il nuovo ufficio Atrium, inaugurato a maggio 2016 nel cuore punk di Camden Market (leggi anche → Tom Dixon arreda un coworking a Londra). L’edificio è stato invece progettato da Barr Gazetas Architects, che ha inserito passerelle a spirale, terrazze coperte e giardini verticali.

Gli scenografici St Katharine Docks invece, per lo più sconosciuti ai turisti che affollano il vicino Tower Bridge, sono la location londinese scelta da Rainmaking Loft, dopo le sedi di Copenhagen e Berlino. Aperto ad accogliere in particolare le start up del settore tech, l’ufficio è progettato per stimolare la creatività con aspetti ludici e - nel caso di Londra - con una vista incantevole sulle barche ormeggiate.

Interessante dal punto di vista del design anche la rivalutazione di un ex edificio abbandonato di Old Street per una delle tre sedi di The Trampery, un altro coworking di tendenza nella zona hipster di Shoreditch. Qui ogni dettaglio, dalla disposizione delle scrivanie all’intensità delle lampadine, è studiato per facilitare la collaborazione e l’ispirazione.

Nella stessa area, a dieci minuti di cammino dal popolare Google Campus che offre postazioni e connessione gratuite (a chi trova un posto libero), sorge The Cube, uno spazio raccolto e meno patinato che vanta partnership con importanti enti legati ai settori del design, della scienza e della tecnologia in città. Evitando l’effetto dispersivo dei grandi uffici, The Cube cerca di ricreare una dimensione più intima dove tutti possano sentirsi parte di una piccola comunità collaborativa.

Sensazione che si avverte ancora di più negli uffici vintage di Winkley Studios, fondati e gestiti dall’imprenditore Leo Wood. Arredati con modernariato acquistato negli street market o su Ebay, oggetti di riciclo e qualche pezzo firmato da designer locali, gli Studios sono accessibili a un prezzo più contenuto (250£ mensili a postazione contro i 400£ di media generale) e offrono pace, caffè gratis e buona compagnia. E ovviamente la connessione a internet in fibra ottica.

SCOPRI ANCHE:
Uffici moderni in stile industrial a Philadephia
→ Uffici di design a Parigi
→ Gli uffici moderni in una fabbrica abbandonata di Modern Factory
 Progettare spazi di lavoro


di Laura Ghisellini / 14 Ottobre 2016

CORNER

Interior Decoration collection

[Interior Decoration]

Filosofia dello spazio

Il restyling di un monolocale a Kyoto, giapponese e contemporaneo

restyling

[Interior Decoration]

Vacanze green con vista

Relax, natura e buona cucina, un indirizzo in Tirolo

hotel

[Interior Decoration]

Abitare tra le nuvole

Pareti blu e nascondigli segreti per un appartamento a Taiwan

restyling

[Interior Decoration]

Il loft che non è un loft

Pareti curve e toni caldi: dimenticate tutto quello che sapete sui loft

restyling

[Interior Decoration]

Minimalismo vittoriano

Unire due stili e due atmosfere: a Londra l’esperimento è riuscito

lounge bar

[Interior Decoration]

Un'oasi in città

A Firenze, un salotto open air per la socialità e il relax

negozi di design

[Interior Decoration]

Nido creativo per due

Cork study, uno spazio ecosostenibile per artisti a Londra

edifici ecosostenibili

[Interior Decoration]

Prada apre a Saint Barts

Uno store in stile esotico tipico delle case sudamericane anni '50

negozi di design

[Interior Decoration]

Lo stupore di Marcel Wanders

Un complesso residenziale ispirato agli elementi della natura

edifici ecosostenibili

Hearst Magazines Italia

©2016 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web