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Elle Decor Italia

Luxury estate: Roma sta cambiando volto?

Firme internazionali animano il mercato capitolino delle case di lusso, che riscopre il valore della contemporaneità. Tra i protagonisti Marco Piva, che ce lo racconta di persona

Dopo anni segnati da una certa sonnolenza architettonica e da timidi slanci progettuali, oggi il luxury estate a Roma sembra avere riscoperto il valore della contemporaneità: tra pochi mesi saranno infatti ultimati nel centro storico della città nuovi progetti residenziali capaci di declinare il lusso per un’aggiornata idea di abitare. 
Matrice comune dei progetti di queste case di lusso è la riconversione di edifici per uffici degli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo: il patrimonio del Moderno, spesso soggetto a critiche di sottovalutazione, diventa un’opportunità di sperimentazione permettendo l’ibridazione tra tradizione e innovazione tecnologica. La città eterna risorge e trova una via verso un futuro molto prossimo segnato da un mercato del lusso quanto mai attivo e proficuo. Il motto delle compagnie di real estate americane Location! Location! Location! si adatta alla perfezione per descrivere gli interventi residenziali in cui è proprio la Grande Bellezza di Roma l’assoluta protagonista: vedere la città non come sfondo ma come realtà da abitare, fuori e dentro la dimensione domestica. 

Iniziamo con il Ludus Magnus sviluppato da Mire Sgr Spa e firmato da Matteo Thun: è un edificio del 1958 soggetto a tutela della Soprintendenza ai Beni Artistici, Culturali e Archeologici a pochi passi dal Colosseo e con affaccio diretto sui resti archeologici dell’antica palestra (ludus magnus) in cui si allenavano i gladiatori. Nel cuore della Roma antica, tra il grandioso anfiteatro e la magnificenza dei Fori Imperiali, il complesso Ludus Magnus si presenta come un volume sobrio rivestito all’esterno in lastre di travertino. Gli interni, secondo la design philosophy di Matteo Thun, sono essenziali, contraddistinti da un’allure minimalista; in tutto quattordici appartamenti con superficie variabile, tra 40 e 250 metri quadri. 

A pochi passi dai giardini di Villa Borghese e da Porta Pinciana sono in corso d’opera i lavori per il complesso di via Boncompagni 71 dei cinesi Mad Architects. Prima opera europea del noto studio asiatico, il progetto è una vera e propria novità nel panorama romano: l’intervento su un edificio degli anni Settanta consiste nella rimozione della facciata originaria e nella riorganizzazione degli ambienti interni. Ne consegue un edificio visionario contraddistinto da vetrate curve e giardini pensili ricostruito secondo un sistema a layer sovrapposti: ogni unità è dotata di terrazza e di un giardino d’inverno; la corte centrale è trasformata in un giardino zen con uno specchio d’acqua e una collina ricoperta da un manto d’erba. Il progetto di Mad Architects libera l’isolato dal volume di un’architettura ormai obsoleta e porta all’interno del complesso la natura, la luce e la città stessa. 

Nei pressi della Stazione Tiburtina i Labics hanno da poco ultimato il progetto Città del Sole, in cui lo spazio residenziale - riconversione di un ex deposito dell’Atac - è perfettamente integrato con il disegno dello spazio pubblico secondo un principio di interazione reciproca che riscrive il tradizionale rapporto tra pubblico e privato (leggi anche → L'architettura contemporanea a Roma c'è e funziona. Ecco dove). 

Ci spostiamo in zona San Pietro perché anche il Vaticano si adatta alla contemporaneità: il progetto Monticello di Europa Risorse si compone di tre immobili riconvertiti in residenze di prestigio dall’alto contributo tecnologico. Il tocco più glam? Un roofgarden condominiale per party ed eventi con tanto di piscina e idromassaggio dal quale sembra quasi di sfiorare la cupola michelangiolesca. 

Sull’Aventino, tra il Circo Massimo e le terme di Caracalla, sta per aprire le porte la Domus Aventino sviluppata da BNP Paribas Real Estate con il progetto architettonico dello Studio Tamburini mentre la cura degli interni è firmata da Marco Piva. La Domus è la riconversione della sede storica della Banca Nazionale del Lavoro: tre edifici, per un totale di ventimila metri quadri, trasformati in appartamenti di lusso di varie dimensioni, dai 50 ai 200 metri quadri. 

Abbiamo incontrato l’architetto e designer Marco Piva, per farci raccontare nel dettaglio le fasi del progetto e conoscere le unicità della Domus Aventino 

Nel corso della sua professione l’attenzione per l’architettura e il design della casa è sempre stata oggetto di profonda ricerca e innovazione. Cosa è cambiato nelle esigenze dell’abitare contemporaneo?

Abitare, oggi, vuol dire innanzitutto vivere secondo il proprio stile di vita le diverse situazioni della socialità e della privacy. La casa è luogo di collegamento e di filtro con il mondo, dal quale è possibile proiettare se stessi. La progettazione legata all’ambiente domestico contemporaneo è attraversata da correnti di trasformazione continue e al contempo alternate. Nella continuità risiedeil processo di trasformazione indotto dalle tecnologie, con una continua tendenza all’ottimizzazione delle prestazioni. Nell’alternanza invece il processo di trasformazione legato ai modi dell’abitare, dove è invece l’utente a rivolgere la propria attenzione alla ricerca di una più intensa e personalizzata relazione con l’involucro abitativo. Se in passato le tipologie di abitazione erano “standardizzate”, ora sempre più, e Domus Aventino ne è esempio, l’utente ha delle esigenze altissime, e crea la casa in base al suo modo di viverla, con una personalizzazione sempre più evidente, alla quale il progettista deve poter rispondere.

La Domus Aventino di BNP Paribas Real Estate rappresenta un progetto unico per Roma, città che solo ultimamente sta sviluppando interventi di architettura contemporanea, specialmente nel settore della residenza di lusso. Qual è, secondo lei, il plus valore di Domus Aventino?

Tra i molti, vorrei evidenziare gli aspetti legati alla sua collocazione e ai servizi che verranno offerti. La Domus si trova in una location di assoluto prestigio, nel cuore dell’Aventino romano, un punto di forte connessione con la storia millenaria della città. Ed è proprio il collegamento storico culturale con la città di Roma uno dei valori “inimitabili” del complesso: all’interno della struttura ci sarà infatti un’area dedicata ai reperti ritrovati durante gli scavi del progetto. Un patrimonio unico ed esclusivo. Dal punto di vista della progettazione, invece, il valore aggiunto risiede nell’ampio respiro abitativo del complesso, con una tipologia di servizidi alto standing assolutamente contemporanei, paragonabili a quelli di un albergo.

Come ha pensato gli interni di Domus Aventino? Sono proposti al pubblico tre stili di appartamenti, Arte, Classico e Moderno, quali sono le caratteristiche di ciascuno?

L’idea è stata avvicinarsi il più possibile alla tipologia del cliente, creando dei modelli di abitazione che individuano tre tipologie di modi di vivere la casa. In breve, il format moderno è stato pensato per i tagli più contenuti, idealmente per un pubblico più “smart”: pratico e funzionale, con materiali di altissima tecnologia e prestazione, molto attenti all’ambiente. Lo stile classico vuole donare l’immagine rassicurante della casa italiana tradizionale, con materiali consolidati nell’immaginario italiano, come il parquet, e colori caldi e neutri, che avvolgono. Lo stile arte fa riferimento a tagli più esclusivi e particolari, come gli attici, e si ispira a un modo di vivere  la casa più particolare, dove è la materia stessa che disegna l’ambiente: materiali ricercati e molto caratterizzanti e tagli particolari, per un cliente che “non ha paura”, che osa facendo accostamenti particolari ed inaspettati.

Domus Aventino è un progetto di riqualificazione di un immobile nato per ospitare gli uffici della banca BNL. Come è stato lavorare sulla trasformazione degli spazi interni di un edificio degli anni Cinquanta? 

La Domus è una location con un impatto e una monumentalità assolutamente unica, dal punto di vista dei cromatismi, dei materiali, delle superfici e delle texture, elementi che sono diventati strumenti di progetto, rielaborati e distribuiti all’interno degli spazi. Lavorare sulla trasformazione è stata una sfida complessa, ma decisamente interessante.  Originariamente, la struttura ospitava gli uffici ai piani mentre al piano terra c’erano gli sportelli della banca. La trasformazione della destinazione d’uso da ufficio a residenze in classe A, le esigenze legate alla commercializzazione, la volontà della sovrintendenza di rispettare la progettualità originale cambiandone comunque la percezione, hanno imposto di individuare delle scelte strategiche della progettazione degli spazi interni. È stato così che, insieme a BNP Paribas Real Estate, abbiamo deciso di orientarci sull’offerta di un ventaglio guidato di possibilità, e di puntare a servizi di eccellenza. La vuotatura degli interni ha permesso di creare un distributivo caratterizzato da un mix tipologico molto vario ma al contempo flessibile. Il progetto degli interni ha voluto dare una connotazione elegante, soft, ma comunque monumentale agli spazi, cercando di rispettare i materiali originali e la storia dell’edificio, riprendendo le origini ma proiettandole nell’era contemporanea: una continuità di segno, di atmosfera e possibilmente anche materica, dai grandi volumi dell’architettura agli ambienti interni.

Il progetto Domus Aventino sorge in una location invidiabile nel pieno centro di Roma, tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla: possiamo parlare di un nobilissimo vicinato! Nel Suo intervento è riuscito a fissare un legame tra il nuovo design e la città storica?

Roma per me è la città più bella in assoluto ed è ancora incredibile scoprire come riesce a essere attuale dopo 3.500 anni di storia, di stratificazioni, di presenze di materiali, di stili, di atmosfere così diverse tra di loro. Un aspetto che mi interessa sottolineare della progettazione degli interni è proprio fare in modo che gli ambienti possano essere distinti da quelli che sono i tradizionali ambienti di un costruire attuale, e offrire a chi andrà ad abitare in questo edificio un po’ di magia della città di Roma. Oltre alla parte dedicata ai reperti di cui ho accennato prima, che non dipende dalla mia progettazione, sono stati disegnati diversi riferimenti di connessione alla città ma, essendo il progetto ancora in corso, non posso sbilanciarmi!

www.studiomarcopiva.com

www.matteothun.com

www.i-mad.com

www.labics.it


di Giovanni Carli / 24 Marzo 2017

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