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Moda e design si incontrano per dare forma a esperienze totali

5 negozi d'autore per raccontare come stilisti e architetti lavorino sempre più fianco a fianco

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LA BOUTIQUE REDVALENTINO È STATA DISEGNATA DA INDIA MAHDAVI INSIEME AI DIRETTORI CREATIVI DEL BRAND MARIA GRAZIA CHIURI E PIERPAOLO PICCIOLI

Il connubio tra alta moda e design d’eccellenza era destinato a diventare negli anni sempre più stretto, di pari passo con l’importanza che la presentazione e la fruizione dei prodotti ha assunto nell’affermazione estetica di un brand.

In passato, il sodalizio tra uno stilista e un architetto che interpretasse il dna del suo marchio, trasformando gli spazi espositivi e le boutique in spazi d’autore dove sperimentare il design d’avanguardia, era una sorta di fortuita eccezione, l’incontro di personalità e stili per certi versi simili, come ad esempio nel caso di Tadao Ando e Giorgio Armani, entrambi rinomati per l’essenzialità dei tagli, per l’austerità delle scelte cromatiche, nonché per la valorizzazione e la reinterpretazione, ciascuno nel proprio ambito, della classicità, della tradizione del proprio Paese. Zaha Hadid, primo architetto donna a vincere il premio Pritzker nel 2004 e pioniera del disegno digitale, ha similmente ridefinito senza snaturarla l’attitudine della maison Chanel alla rottura degli schemi, con la realizzazione di quella struttura organica, raffinata ed intuitiva che è il Mobile Art Pavilion. Lo studio SANAA ha realizzato boutique per Prada, Issey Miyake e un imponente Dior Building a Tokyo, un prisma di sette piani rivestito da uno strato di acrilico traslucido dietro uno strato più esterno di vetro, la cui opacità non solo varia ad ogni livello ma anche ad ogni mutamento di luce della giornata.

Infine, ma certo non per importanza, è impossibile tralasciare la collaborazione pluridecennale tra Rem Koolhaas e Prada, che dopo aver portato alla creazione di stores di tutto il mondo e storici allestimenti di sfilate, si è recentemente concretizzata nell’omonima Fondazione di Milano, un complesso architettonico che, secondo un accostamento di opposti perfettamente calibrato com’è tipico dello stile della maison, combina nuovissime costruzioni a una distilleria dei primi anni del Novecento.

Sempre più spesso, nell’ultimo periodo, l’incontro tra architetti e case di moda sta dando vita a progetti particolari dove la scelta dei materiali, delle forme, delle tonalità crea intrecci interessanti con lo stile del brand e definisce l’immagine del negozio.

Di seguito, vediamo cinque esempi di questa tendenza.

 

Issey Miyake ha da poco aperto il primo monomarca Homme Plissé a Daikanyama, Tokyo.

La vocazione minimalista dello stilista – tutti i capi della linea sono leggerissimi e resistenti, si asciugano rapidamente e non si stropicciano – è stata magistralmente interpretata dal designer Naoto Fukasawa, che ha dato vita a una sorta di “modello di interior  a taglia unica, fatto di pochi tagli e cuciture”: nella scatola trapezoidale di cemento che occupa lo store, le travi sono state sostituite da assi sottili e larghe che dividono lo spazio al di sopra e al di sotto della visuale del visitatore e che assolvono anche alla funzione pratica di espositori, dove gli abiti sono appesi in maniera estremamente ordinata, come sospesi, secondo un concetto che ricorda i nastri trasportatori delle lavanderie industriali. (leggi anche → Per Issey Miyake un nuovo negozio firmato Naoto Fukasawa)

 

Un paio di mesi fa le insegne d’ottone della nuova boutique di Red Valentino a Roma si sono aperte sull’enorme coloratissima installazione all’uncinetto che London Kaye, esponente della street crochet art, ha realizzato per l’inaugurazione del negozio. Evidente la suggestione che la designer India Mahdavi e i direttori artistici della maison, Maria Chiara Chiuri e Pierpaolo Piccioli, hanno voluto evocare, a cominciare dalla scelta della location, via del Babuino, appena dietro piazza del Popolo: la convivialità borghese e un po’ felliniana del salotto romano, da sempre simbolo di glamour e di intrattenimento intellettuale ma leggero.

I 180 metri quadri nel negozio si sviluppano in quattro ambienti in cui Mahdavi ha unito l’ottone alla ceramica smaltata, le geometrie e gli specchi di chiara reminiscenza anni Sessanta alle sedute Charlotte, secondo una gamma cromatica che mescola il bianco all’ocra al rosa pastello e conferisce leggerezza e ironia alle contaminazioni vintage del marchio. (leggi anche → La boutique Red Valentino a Roma)

 

Per il decennale, Duvetica ha chiesto a Tadao Ando di ampliare e rinnovare due dei suoi precedenti progetti, il flagship store di via Santo Spirito e lo showroom di via Senato.

Per i 240 metri quadri dello showroom, Ando ha deciso di mantenere il più possibile l’impianto originale, il soffitto ligneo a cassettoni, il cemento a vista e gli infissi esistenti, ma ha anche realizzato un imponente setto di cemento armato verticalmente inclinato e curvato, che raggiunge i 12 metri di lunghezza e supera i 7 metri di altezza con uno spessore di soli 20 centimetri.

Per far risaltare la cromia dei piumini, prodotto di punta del brand, l’architetto ha poi curato nel dettaglio l’illuminazione e ha ripreso la tonalità della struttura negli arredi in corian grigio perla e legno naturale venato di grigio e nel pavimento in cemento industriale spolverato al quarzo, realizzando inoltre personalmente un tavolo in cemento armato per la sala riunioni. (leggi anche → Tadao Ando firma un nuovo showroom)

 

Al numero 104 di Mount Street, nel quartiere Mayfair di Londra, ha inaugurato da qualche mese il nuovo flagship store di J&M Davidson, realizzato dal team di Jason Holley e Hannah Carter Owers di Universal Design Studio. Progettata sul connubio di oro, bronzo e pannelli translucidi che illuminano artificialmente lo spazio, soprattutto la parte interrata, la boutique esprime l’allure classica ed elegante tipica del marchio. La ricercatezza del dettaglio, che per quanto accurato non perde mai in sobrietà, come il rivestimento in pelle del corrimano e dei pannelli a parete o i vari mobili d’epoca perfettamente integrati nell’ambiente, è del tutto in linea con l’impegno della casa all’artigianalità e alla qualità. (leggi anche → Una boutique di design nel quartiere Mayfair a Londra)

Il nuovo negozio che Acne Studios ha aperto nel cuore di Seul gioca sul contrasto tra esterno ed interno: la londinese Sophie Hicks ha realizzato un negozio di 230 metri quadri su due livelli, che si integra tra gli innumerevoli contrasti culturali e paesaggistici della capitale sudcoreana senza però tradire l’austerità scandinava della casa di moda. Nell’elegante distretto di Gangnam è possibile ammirare l’enorme prisma in policarbonato traslucido, appoggiato su un manto di fragole selvatiche e sormontato dall’apparato di impianti e condotti. All’interno, la leggerezza cede il posto alla solidità: quattro coppie di colonne a croce sorreggono il piano sopraelevato e l’egemonia del cemento a vista rende l’ambiente rigoroso e privo di concessioni alla decorazione, fatta eccezione per i listelli in legno che rievocano l’estetica dei porti svedesi e contribuiscono ad ammorbidire la struttura. Solo dal piano rialzato è possibile ammirare l’indipendenza della facciata esterna dal resto della costruzione. (leggi anche → Acne: un nuovo negozio a Seoul)


di Lia Morreale / 11 Luglio 2016

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