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L'open space che prende il posto di un antico fabbro

Nel loro ultimo progetto Michaelis Boyd lasciano tutte le tracce della lunga storia di questa casa londinese, per scoprire quanto siano importanti gli spazi vuoti

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Courtesy of Michaelisboyd

 

Siamo a Clerkenwell, nell’est di Londra dove si trova una casa open space con una lunga storia da raccontare. Per iniziare dobbiamo andare infatti a ritroso fino al 1700 quando questo edificio nasce per ospitare il laboratorio di un fabbro. Un’eredità importante che dopo vari secoli e altrettanti ristrutturazioni e cambi d’uso, gli architetti Alex Michaelis and Tim Boyd hanno voluto tenere in considerazione nel loro restyling giocando con dettagli raw che danno un carattere particolare a tutta la casa.

Si tratta dell’abitazione a tre piani di una famiglia circondata da un folto gruppi di amici. Per questa ragione si è pensato di suddividere perfettamente la destinazione dei vani: al piano terreno, un open space adatto a riunioni conviviali, mentre il primo e il secondo piano verranno utilizzati rispettivamente per zona giorno e notte.

Ma il cambiamento non si ferma qui: l’architetto ha saputo suggerire agli abitanti una diversa suddivisione degli spazi che consentisse un’ampia e fluida circolazione interna e un senso di connessione con gli esterni grazie ad ampi terrazzi. Il sapore contemporaneo arricchito da un tocco raw si integra lascia entrare la natura nella casa: tre betulle crescono nel patio interno del pian terreno e con i loro rami arrivano a “bucare” la terrazza dei piani superiori. La sensazione di larghi spazi interni è stata invece ottenuta con delle aree vuote che aumentano notevolmente la sensazione di ampiezza.

Interessante poi la facciata esterna che con i suoi mattoni scuri richiama la tradizione animandola poi con un twist minimalista e grafico: oltre a piccole feritoie create con la posa dei mattoni, perfette per la ventilazione, sono state aperte finestre lunghe e strette e altre ampie e quadrate, una sorta di moderno bovindo. Sono proprio queste che grazie alla loro sporgenza verso l’esterno creano delle bellissime sedute interne, sospese nell’aria, sia nel soggiorno che nella camera da letto. Da notare i materiali scelti per i rivestimenti: a partire dai pavimenti di cemento lucidato al piano terra e quelli di rovere rustico ai piani superiori per finire con l’acciaio e il bronzo anticato di porte e finestre.

Cemento e pietra sono stati anche usati per i servizi e per l'ambiente cucina open space, che, una volta aperta la parete in vetro, si apre verso l’esterno senza soluzione di continuità. Per proseguire questo dialogo tra recupero della tradizione e gusto moderno, si è riportato alla luce anche la vecchia parete interna in mattoni che è stata poi dipinta di bianco per aumentare la luce proveniente dal lucernario. In questo muro si apre anche il camino minimalista alimentato a bioetanolo, che grazie a una poltrona e a un ampio tappeto turchese si trasforma in un angolo tranquillo dove osservare, fuori dalla finestra, il quartiere.

Intorno al patio centrale, oltre alla cucina, si dispongono anche l'angolo bar, la palestra, l’ufficio - che si può trasformare facilmente in camera per gli ospiti - e infine il soggiorno open space illuminato anche da un lucernario. La zona notte è stata concepita come un’area di relax e cocooning con un letto creato su misura in legno di quercia tinto in nero tinto quercia e testiera in velluto. Palette antracite invece per il bagno di cemento lucidato e di gusto grafico.

La scelta voluta di lasciare spazi vuoti aumenta la percezione di ampiezza e soprattutto regala una sensazione di calma e tranquillità. Per unire i tre piani si è ideata una scala in rovere e placche di acciaio nere con ringhiera traforata dello stesso colore, le cui trasparenza permettono di mantenere il flusso di luce.

www.michaelisboyd.com

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di Paola Testoni / 27 Luglio 2017

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