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Alessandro Borghese apre un ristorante a Milano. Dentro un edificio di Gio Ponti

In zona Citylife, il nuovo ristorante in stile anni venti ripensa gli interni al primo piano di uno storico edificio, all'insegna del lusso della semplicità

ristorante-alessandro-borghese-milano

Milano, zona Citylife, al primo piano di un edificio di Gio Ponti aprirà tra pochi giorni il nuovo ristorante di Alessandro Borghese, lo chef che in tanti abbiamo conosciuti in tv e che ha deciso di mantenere l’idea di spettacolo anche nel suo spazio milanese, solo che qui lo schermo è sostituito da una lunga vetrata fumé che separa la cucina dalla sala da pranzo.

Una scelta coraggiosa se è vero che “tutto quello che c’era qui prima ha fallito” come racconta lo stesso Borghese al Corriere della Sera e che in Italia, a differenza di altre città del mondo, sono pochi i ristoranti che aprono al primo piano dei palazzi: se in genera si punta tutto sulla vetrina su strada, da AB – Il lusso della semplicità sarà il nome a fare da attrattore, e anche l’idea di uno spazio intimo e poco vistoso.

Per ripensare i 700 metri quadri di viale Belisario 3 – un edificio sobrio, dal rivestimento in lucidi mattoni rossi, lontano dal virtuosismo dei progetti che stanno trasformando questo quartiere negli ultimi anni – AB Normal - Eatertainment Company, la società di Alessandro Borghese che si occupa di ristorazione ed entertainment, si è affidata all’ufficio di progettazione interna guidato dall’architetto Alfredo Canelli e a Giovanni Antonelli di well made factory, che insieme hanno immaginato un luogo multifunzionale, dove trovano posto il reparto di banqueting e catering, il laboratorio Pasta Fresca – il lusso della semplicità e gli uffici di Food Consulting e Progettazione e, a giorni, anche il nuovo ristorante con i suoi 50 coperti. 

Nel progetto degli interni si segue la stessa filosofia del menù e il “lusso della semplicità” parte da un portone d’ingresso in ferro illuminato, da cui si dipana il sottile filo dorato che segna il percorso dell’intera location lungo i pavimenti e rivestimenti, fino a raggiungere la sala in stile anni Venti, con una luce dorata da nave da crociera d’altri tempi che avvolge i dettagli art decò e quelli più raw, come i pilastri in cemento a vista.

"Tavoli senza tovaglie, ma dove tutto è fatto su misura, in stile retrò anni Venti, da crociera – racconta lo chef – Del resto, sulle navi ho lavorato per molto tempo da ragazzo, mi sono rimaste nel cuore. Abbiamo usato colle naturali e luci che puliscono l’aria studiate dall’università di Manchester. Fuori dalla cucina, a vista sulla sala, un orto".

www.alessandroborghese.com

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di Carla Amarillis / 9 Ottobre 2017

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