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Il ristorante giapponese di Milano dove non si mangia il sushi

Il nuovo ristorante Kanpai a Milano, progettato dallo studio Vudafieri-Saverino Partners, propone lo stile e la tradizione degli izakaya giapponesi

ristorante-giapponese-milano-kanpai

L'interno del nuovo ristorante giapponese Kanpai a Milano

C'è un nuovo ristorante giapponese a Milano, in Porta Venezia: si chiama Kanpai ed è stato progettato dallo studio Vudafieri-Saverino Partners.

Lo trovate in via Melzo 12 (tel.0238269862 – www.kanpaimilano.com, conto, bevande comprese, sui 40-45 euro) ma non è il solito ristorante asiatico di Milano con menù "all you can eat": il cibo che troverete qui non l'avrete mai mangiato da nessun'altra parte.

Perché questo vuole essere un "vero" ristorante giapponese, capitanato in cucina dalla chef nipponica Jun, che quando ha accettato di lavorare per il nuovo Kanpai ha scartato ben quattro diverse proposte provenienti da ristoranti stellati sparsi in Europa.

E anche perché il concept di tutto il locale è stato sviluppato ispirandosi ai classici izakaya giapponesi, l'equivalente delle nostre osterie, dove si mangiano piatti tipici della tradizione bevendo sakè.

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"In Giappone è normale mangiare negli izakaya", ci racconta Hippolyte Vautrin, uno dei tre giovani soci e fondatori del ristorante Kanpai. "La maggior parte dei lavoratori infatti vive molto lontano dalle metropoli dove lavorano, per cui preferiscono cenare in città e poi tornare a casa a dormire. Oltre a offrire pasti della cucina tradizionale giapponese, negli izakaya si può facilmente socializzare con il vicino di tavolo perché gli ambienti sono sempre molto informali".

Ed è proprio questo mix di cibo tradizionale e atmosfera rilassante che ha guidato lo studio Vudafieri-Saverino Partners nel progettare gli spazi.

"Fino a tre mesi fa", ci ha raccontato Tiziano Vudafieri, "al posto del Kanpai c'era una concessionaria di auto usate. L'intervento che abbiamo fatto è stato molto semplice: la divisione dei tre locali è rimasta così com'era, come i muri scrostati e le vetrine lato strada. Ci siamo più concentrati invece nel creare tre diverse note cromatiche con altrettante atmosfere negli ambienti".

La sala bar del ristorante giapponese Kanpai ha un grande bancone fatto di lamiera ondulata e legno di bambù, con al centro un lampadario costruito con uno scola bottiglie d'epoca e bottiglie vuote di sakè, che fungono da diffusori della luce.

Gli sgabelli sono di legno scuro, costruiti artigianalmente in un laboratorio fuori Milano, così come le sedie e i tavoli della seconda sala, dove si può ammirare un grande murales a tutta parete realizzato in situ dallo street artist Gaudio.

Sempre sul muro ci sono piccoli schermi, che propongono video per ricreare l'atmosfera delle luci al neon tipiche delle strade di Tokyo.

Cambio di stile invece per la terza sala del ristorante giapponese, dove i toni del blu si mescolano con la luce calda e soffusa di 50 lanterne giapponesi. Da non perdere i bagni, nei quali si è voluto ricreare lo stesso colore e gli stessi suoni della linea metropolitana circolare di Tokyo, con una voce registrata che annuncia le fermate della metro. 

Nota di colore infine per quanto riguarda il menù del ristorante Kanpai: accanto a una ricca lista di sakè dalle più diverse gradazioni alcoliche, lasciatevi stupire dalla proposta dei dolci, che come riporta la carta, sono ogni volta diversi a seconda dell'umore dello chef.


di Maria Chiara Antonini / 27 Marzo 2018

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