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Elle Decor Italia

Tiny House: cosa sono e come ci si vive?

Lo abbiamo chiesto all'architetto toscano Silvia Allori che abita una piccola casa fiorentina anni '70

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Simone Bossi

L'area living multifunzione della tiny house a Firenze

Abitare in un appartamento moderno significa spesso, soprattuto se si pensa alle grandi metropoli o ad alcune città italiane nelle quali i metri quadri sono un lusso, vivere in una tiny house, cioè un monolocale o un mini appartamento.
Scegliere una tiny house ha i suoi vantaggi soprattuto se la funzionalità e l'efficienza degli arredi si coniugano con estetica e design. I progetti per case di pochi metri quadri presentano quasi sempre invenzioni originali frutto di un attento equilibrio tra ingegno e creatività.
Quindi? Vediamo cosa sono e come costruire una tiny house. Lo abbiamo chiesto all'architetto Silvia Allori che, a Firenze, ha scelto un monolocale anni '70 ristrutturato con soluzioni di design e idee salvaspazio.

Foto di: Simone Bossi
Come sei arrivata a scegliere una Tiny House?
È stato colpo di fulmine. Cercavo una casa in affitto e mi ci sono imbattuta per caso, ma la proprietaria aveva l’intenzione di venderla. Non ci ho pensato un secondo e ho perfezionato l’acquisto. Il micro appartamento, progettato negli anni '70 da un architetto fiorentino, è stato pensato per avere a disposizione uno spazio, seppur di metratura limitata, a misura d'uomo in ogni dettaglio.

Il laminato bianco è il materiale protagonista, utilizzato su tutte le pareti del living per nascondere, in un gioco di pieni e vuoti, armadi, tavolo, luci al neon e intonaci, che non sono mai a vista. I contenitori ed il piano scompaiono nelle nicchie rivestite e, nello spazio tra muro e materiale plastico, una serie di lampade filtrano luce da piccoli fori circolari ricavati sui pannelli rompendo le geometrie rigide dei volumi e rendendo lo spazio più intimo e accogliente.

Foto di: Simone Bossi
Sul soffitto si ripete il gioco di volumi total white, ma viene alleggerito dalla ripetizione seriale di snelli parallelepipedi che segnano lo spazio e indirizzano il percorso verso la stanza principale della casa.

La struttura è rigidamente modulare: nella pianta della stanza principale tutto ruota attorno a 2 larghezze (165cm e 195 cm) e una profondità (113 cm). Su questo rigoroso schema dimensionale inizia una sequenza di volumi che, pur non rompendo mai la continuità dello spazio, lascia sempre in evidenza lo stretto rapporto tra pavimento in legno e pareti attrezzate al fine di ottenere contenitore aperto autosufficiente che rende quasi del tutto superfluo la necessità di ricorrere ad arredi esterni.
Nicchie, gradoni, scalini e spazi vuoti da riempire diventano all'occorrenza divani, letti, armadi. Tutto è polifunzionale. Un pannello incernierato rivestito in feltro nasconde un letto ospiti e da un gradino una radio di design anni'70 diffonde musica in tutto lo spazio.

Foto di: Simone Bossi
La scelta di intervenire nell'ambiente con tessuti dai colori neutri, sui toni del beige o a trama nera, è stata fatta per creare un ambiente morbido e accogliente. Anche la selezione dei pezzi di design segue questa inclinazione: l’evergreen Parentesi di Castiglioni, la Tizio di Archizoom della serie Tizio, Caio e Sempronio (creata nella seconda metà degli anni ’60 per Poltronova), i vasi di Sottsass, di cui uno grande che si svela solo quando si apre il tavolo. Il tutto mixato con piccoli oggetti dalla storia e dalla funzione incerte, trovati in giro per mercatini dell'usato.

Foto di: Simone Bossi

I libri possono essere spostati per tutta la stanza su mensole che si incastrano nei fori dei pannelli in una libreria mobile, dall'assetto variabile, che rende possibile il continuo cambiamento.
Nell’ingresso è posizionata la cucina, separata dal corridoio da una tenda color oro creata utilizzando le coperte isotermiche di emergenza.

Foto di: Simone Bossi


di Silvia Allori / 20 Luglio 2016

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