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Cos'è il "transatlantico" di Montecitorio di cui sentiamo tanto parlare in questi giorni

Il salone antistante la Camera dei Deputati, lo sentiamo nominare ogni giorno, ma non sappiamo perché si chiami così

transatlantico-montecitorio
Getty Images

A pochi giorni dall’inizio della XVIII legislatura e dall’elezione dei nuovi presidenti della Camera dei Deputati e del Senato, mentre i commentatori politici non fanno che interrogarsi sul futuro, noi appassionati d’interni abbiamo deciso di rispondere a una domanda che da sempre si aggira per le case degli italiani: che cos’è il transatlantico di Montecitorio? Perché il noto salone della Camera dei Deputati si chiama così? 

Ammettiamolo: è una domanda che ci poniamo sempre e a cui non rispondiamo mai, subito distratti da una nuova notizia o dall’ultima dichiarazione ufficiale. Eppure la “nave della Repubblica” è il grande testimone architettonico della nostra storia politica: in questo androne liberty di Palazzo Montecitorio, progettato dal grande architetto palermitano Ernesto Basile, gli onorevoli di ogni legislatura hanno rilasciato dichiarazioni, bisbigliato accordi, consumato divorzi politici e celebrato riconciliazioni.

Forse non lo sapevate, ma questo simbolo per antonomasia dell’opacità parlamentare, evocato spesso e mostrato quasi mai, viene anche detto “corridoio dei passi perduti”, soprannome altisonante che secondo alcuni deriverebbe dalla natura massonica del governo Sabaudo (si dicono “sale dei passi perduti” quelle antistanti le massoniche logge), secondo altri dall’abitudine dei deputati di perdere tempo in questa sala durante le sbadigliate pause tra una seduta e l’altra di Montecitorio.

Un post condiviso da Puppino (@mpuppino) in data:

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Ma torniamo a “transatlantico”, perché si chiama così? Sempre sull’orlo del naufragio, sempre sulla cresta dell’onda: se credete che non abbia niente a che fare con il mare e le navi, vi sbagliate di grosso. L’imponente salone è più vicino al Titanic di quanto immaginiamo: non solo per le facili battute che evoca (sugli iceberg all’orizzonte e l’orchestra che suona imperterrita) ma perché il grande spazio mutua il nome proprio dal mondo della nautica transoceanica.

Un post condiviso da Fabio Lavagno (@flavagno) in data:

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Prima un po’ di storia e di contesto: Palazzo Montecitorio viene commissionato nel 1653 da Papa Innocenzo X a Gian Luigi Bernini, come residenza per la famiglia Ludovisi. Dopo un’interruzione dei lavori durata vent’anni, riprese il progetto Carlo Fontana, che nel 1696 vi instaurò, d’accordo col nuovo papa, la Curia Pontificia. Se a Bernini si deve l’impianto barocco e la facciata su Piazza Montecitorio, a Fontana si deve il campanile.

Dopo il Risorgimento, il Regno d’Italia espropria il Palazzo e decide di adibirlo a sede parlamentare. I primi tentativi di ricavare un’aula al suo interno sono fallimentari, così i lavori vengono affidati nel 1902 all’architetto palermitano Ernesto Basile.

Di chi stiamo parlando? Di uno dei massimi esponenti italiani dello stile Liberty. A lui si deve, tra le altre cose, il completamento del più grande teatro d’opera italiano. Quale? Il Teatro Massimo di Palermo, del cui primato ha parlato proprio qualche giorno fa il New York Times. 

Tra il 1902 e il 1918, Basile rinnova Palazzo Montecitorio: dell’impianto originale del Bernini lascia soltanto la facciata, e concepisce un intero nuovo blocco in mattoni rossi e travertino per ospitare l’aula della Camera dei Deputati: la nuova parte oggi è apprezzabile dal lato del palazzo meno noto alle telecamere, quello su piazza del Parlamento. 

 
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Molti gli elementi liberty del progetto, tra cui il lucernario (Il Velario) realizzato da Giovanni Beltrami che illumina l’aula. Ma Basile firma anche il transatlantico di Montecitorio: un salone di 56 metri (largo quasi 12) posto sul diametro dell’emiciclo. 

E arriviamo finalmente al perché di questo soprannome: se Basile firmò il disegno degli arredi e il pavimento in marmi policromi siciliani, fu il mobilificio Ducrot di Palermo, specializzato (anche) in arredamenti di grandi piroscafi dei primi 900, a realizzare il soffitto ligneo e l’illuminazione a plafoniera del famoso salone.

Quindi possiamo dirlo forte e tornare a guardare il telegiornale: il transatlantico di Montecitorio deve il suo nome al mondo delle navi, ma anche a un maestro italiano del liberty e al capoluogo siciliano che ha dato i natali all’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma quella del palazzo del Quirinale - protagonista dei prossimi giorni - è tutta un’altra storia. 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Roberto Fiandaca / 27 Marzo 2018

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