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La casa a Kiev che spiega cos'è la bellezza giapponese wabi sabi

Sergey Makhno firma una casa moderna di ispirazione giapponese che non dimentica le radici ucraine

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@ Andrey Avdeenko

“Un soggetto che sia bello in se stesso non offre nessuna suggestione all’artista. Manca di imperfezione”, così diceva lo scrittore inglese Oscar Wilde. Avesse potuto fare un salto in Giappone, sarebbe stato certamente anche lui un fan del wabi-sabi. Non avete mai sentito questa parola? Si tratta di un termine composito che incarna il paradigma estetico di derivazione buddhista che si fonda sull'idea di transitorietà e sull'accettazione dell'imperfezione delle cose. Si potrebbe tradurre come bellezza imperfetta, che si annida nei dettagli imprevisti, nei piccoli difetti, nelle crepe tracciate dal tempo. Non a caso, se un vaso va in frantumi, è usanza giapponese incollarne i cocci con l’oro. Perché tutto è transitorio, si deteriora, e così facendo si impregna di vita. Da qui deriva la più alta forma di bellezza giapponese. Incompiuta, irregolare, fragile, e perciò profondamente umana.

Parlando di interior design, si potrebbe dire che il wabi-sabi generi una sorta di minimalismo narrativo basato sulla materia grezza e su oggetti capaci di invecchiare e instaurare legami duraturi. A questo si è ispirato l'architetto ucraino Sergey Makhno per disegnare la sua casa di Kiev, un attico moderno su due livelli che celebra l'incontro tra due culture, quella autoctona e quella orientale, mixando tradizione e sperimentazione.

@ Andrey Avdeenko

Il primo piano ospita cucina e zona living in un ampio open space, mentre una scala metallica impreziosita da un ramo al posto del convenzionale corrimano porta agli ambienti privati: una camera padronale con bagno annesso, e due camere per bambini, con terrazzo e giardino giapponese come tocco finale.

 

@ Andrey Avdeenko

L'impronta orientale è visibile da subito nelle travi di quercia a vista che adornano il soffitto del primo piano, mentre le pareti rivestite d’argilla rimandano alle vecchie case ucraine. Molti pezzi d'arredamento sono antichi, come il tavolo del XVII secolo in camera da letto o la collezione di ceramiche del padrone di casa. La patina del tempo che scende sulle cose ne moltiplica il valore, così ogni angolo della casa ha la sua storia da raccontare. A partire dal simbolismo dei quattro elementi: l'argilla rappresenta la terra. L'installazione "Burn of reality" di Roman Mikhaylov è il fuoco. Ad incarnare l’acqua ci pensa il dipinto di Vasyl Bazhaj. E infine c'è lo spazio libero e vitale, non ingombro di inutili orpelli, dove può dispiegarsi l'aria.

 

@ Andrey Avdeenko

L'aspetto nell'insieme è rustico, vissuto. I materiali scelti - come il legno, il marmo e l'argilla - hanno una texture materica e irregolare, i colori dominanti sono scuri e naturali, dai beige sabbiosi ai verdi intensi. La parola d'ordine è semplicità, quella che caratterizza il minimalismo giapponese: una ricerca attenta, una cura dei dettagli che premia l'artigianalità, l'eleganza ruvida e discreta, l'armonia finale dei contrasti. In casa c'è posto anche per le lampade scultoree in rame e metallo firmate Makhno, un guizzo contemporaneo che aggiunge carattere all'ambiente.

 

@ Andrey Avdeenko

Un luogo intimo e famigliare, dove arte e comfort, passato e presente, Ucraina e Giappone, possono coesistere, come i cocci di un vaso tenuti insieme dall’oro.

mahno.com.ua

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di Elisa Zagaria / 20 Giugno 2017

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