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Elle Decor Italia

Cosa fare a Milano durante la settimana della moda meneghina?

Dove dormire, mangiare e fare shopping, oltre a store e locali anche musei e gallerie per un fine settimana nella capitale italiana del vivere bene

Il nuovo skyline di Milano: capitale della moda, del design e del vivere bene secondo la classifica pubblicata dalla società Pricewaterhouse Coopers International che l'ha proclama migliore città italiana 2016

Che se ne dia il merito (o la colpa) a Expo 2015 o alla volontà di rinnovamento di una delle precedenti amministrazioni, è innegabile quanto Milano sia cambiata negli ultimi anni. A partire dalla riqualificazione di Porta Nuova, dove le fontane di piazza Gae Aulenti, la flessuosa torre di vetro di Unicredit e il bosco verticale di Boeri trovano posto accanto ai palazzi di corte in stile liberty, fino alla risurrezione della Darsena e alla nascita di una nuova linea metropolitana, è in corso una metamorfosi estetica che dice molto del cambiamento sociale e culturale del capoluogo lombardo.

Almeno stando al rapporto Cities of opportunity 2016 recentemente pubblicato dalla società Pricewaterhouse Coopers International, che per sostenibilità, vivibilità e demografia fregia Milano del titolo di migliore città italiana, nonché 18^ a livello globale: l’accelerazione nel rinnovamento delle infrastrutture, che sia ex novo o di recupero, i cambiamenti nell’approccio imprenditoriale, la trasformazione in una metropoli sempre più multietnica, dove oltre un quinto dei residenti non ha origini italiane, sono tutti elementi che sempre più accomunano Milano alle grandi capitali europee (o ex europee, giacché il podio è occupato da Londra).
Durante la settimana della moda, di cui Milano rimane incontrastata capitale, vi lasciamo con qualche suggerimento su alcuni degli indirizzi più interessanti aperti di recente.

Per chi ama il design almeno quanto la cucina d’autore, è d’obbligo una visita al Carlo e Camilla in Segheria: la designer e curatrice d’arte Tanja Solci ha ristrutturato la storica fabbrica dei suoi nonni e l’ha trasformata in un cocktail bar-ristorante dove il divo culinario Carlo Cracco dirige una squadra di cuochi affidata allo chef Luca Pedata. Il minimalismo industriale dello spazio, mantenuto dalle pareti in cemento, dalle ampie vetrate, dalla ruggine sugli infissi come anche dai due lunghissimi tavoli disposti a croce, è ingentilito da lampadari di cristallo e sedute essenziali: una commistione di elementi che rende conviviale e al tempo stesso vagamente teatrale l’allestimento. Al bar ritroverete la stessa passione della cucina per la sperimentazione: i drink di Filippo Sisti infatti sono miscelati secondo una tecnica originale chiamata 'cucina liquida', che prevede la cottura in forno o in padella e un ampio utilizzo di spezie.

In un’altra fabbrica dismessa, stavolta di Richard Ginori, nei pressi del Naviglio Grande, è stato recentemente inaugurato un nuovo ristorante stellato, Lume. La sua realizzazione all’interno del complesso polifunzionale W37 gestito dalla MB America, che comprende uffici, residenze e spazi per eventi, è stata curata tanto nella ristrutturazione quanto nell’interior design da Monica Melotti, cofondatrice e Chief Design Officer della società. La cucina è posta al centro dello spazio, inserita in un cubo di vetro rivestito da ricami tridimensionali simili a merletti di metallo che creano un interessante intreccio di chiaroscuri senza scalfire l’essenzialità total white della sala. Luigi Taglienti, chef già noto ai milanesi, propone tre menu, che spaziano da piatti rivisitati della tradizione cittadina a proposte più sperimentali.

Poco meno di due mesi fa ha aperto i battenti il Moleskine Cafè, una sorta di rievocazione polifunzionale contemporanea del classico caffè letterario, facilmente riproponibile come format in ogni altra città, italiana e non. Oltre ad una selezione quanto mai accurata di miscele di caffè filtrati o ad infusione, troverete infatti uno spazioso piano terra dedicato ad ospitare mostre d’arte, workshop ed esposizioni di libri o taccuini, dove un ampio tavolo di legno si presta a diventare un murales tridimensionale con schizzi e appunti degli avventori. Numerosi tavolini più piccoli invece nel dehors antistante, dove prendere appunti mentre si osserva la quotidianità di passaggio, e una zona sofà perfetta per leggere o per una chiacchierata più intima al piano mezzanino.

Imprescindibile fare almeno un giro alla Fondazione Prada, inaugurata da poco più di un anno e già artefice della riqualificazione di un quartiere. Lo spazio, che consta di oltre 19.000 mq, 11.000 dei quali specificamente dedicati all’esposizione, è stato ripensato e realizzato da OMA e Rem Koolhaas attraverso la ristrutturazione di una distilleria dei primi del Novecento e la costruzione di nuovi edifici. Il risultato è un’equilibrata e originale commistione di antitesi, dove ruderi decadenti ricoperti da foglia d’oro sono accostati ad edifici in cemento o in schiuma d’alluminio di nuova realizzazione e dove è il plexiglass translucido convive con il travertino iraniano in un’inconsueta pavimentazione.

Il regista Wes Anderson ha curato invece l’allestimento del Bar Luce conferendogli una spiccata – nonché tipica – caratterizzazione anni Cinquanta, con arredi in formica, flipper, juke box e poltroncine bicolore.

Meritano una visita anche gli Armani/Silos, uno spazio espositivo inaugurato nel 2015 in zona Tortona che, negli oltre 4500 mq di quello che originariamente era il magazzino di una multinazionale, raccoglie abiti e accessori delle collezioni Armani dal 1980 ad oggi. La struttura sobria, rigorosa, estremamente razionale, che rievoca la forma di un alveare ed è suddivisa tematicamente per piani, è coerente allo stile della maison anche nelle scelte cromatiche: i soffitti neri contrastano con i pavimenti in cemento grigio e mostrano oltre agli impianti di illuminazione e climatizzazione anche la struttura in ferro dei nuovi solai.

Nell’immancabile giro di shopping, vi suggeriamo di includere il nuovo NikeLab ST18, appena inaugurato nel cuore di Brera, per il quale Martino Gamper ha realizzato un’originale struttura centrale a totem, oltre a dodici sedute e otto sgabelli. L’intero store è costruito sul tema quanto mai attuale della sostenibilità, con strutture espositive in alluminio riciclato e impianti a muro ottenuti dal recupero di parti di computer. Lo stesso pavimento di legno di quercia è stato mantenuto e rielaborato con un motivo intarsiato a laser che ricorda la corsa di un runner, mentre la luce modulata dei camerini consente di guardare i capi come si vedrebbero alla luce del pieno sole, del tramonto o dei neon della palestra.

Quando sarete stanchi di girare per le vie della città, potrete scegliere di ritempratevi nel nuovo accogliente hotel Giulia, disegnato da Patricia Urquiola per la catena Room Mate e realizzato con la collaborazione dell’imprenditore spagnolo Kike Sarasola, con cui condivideva il desiderio di dar vita ad una formula innovativa di hôtellerie, accessibile e di qualità. In effetti, a cominciare dalla hall, accogliente come un salotto retrò, l’ospite ha la sensazione di essere un amico in visita prima che un cliente. L’austerità dell’edificio, che precedentemente ospitava gli uffici di una banca, è smorzata dal ricorrente motivo a quadretti di carta da pareti, tende e tessuti, accostati alla boiserie e ai materiali tipici del milanese: i seminati tipici dei caffè, i vetri cannettati, le finiture tipo ottone, il ceppo lombardo posato in diagonale come nei palazzi del centro, che insieme rendono gli ambienti eleganti, spartani e molto confortevole.

In via Monte di Pietà, il Mandarin Hotel riesce nell’impresa di coniugare il gusto borghese della Milano anni Trenta alla ricchezza visiva della tradizione orientale. È stato progettato dal rinomato studio di architettura Antonio Citterio e Patricia Viel per quattro palazzine storiche dal carattere fortemente milanese, che ha fornito ai designer anche l’ispirazione per gli interni, derivata direttamente da Gio Ponti e Piero Portaluppi. Ritroviamo infatti l’utilizzo del colore forte, tipico delle dimore della borghesia milanese anni Trenta e Quaranta come anche della cultura orientale, e poi parquet di noce, boiserie di rovere e noce: tutto l’insieme mantiene coerenza grazie allo stile neutro e rigoroso di Citterio, autore anche di molti degli interni.

E per finire, poche cose incarnano meglio lo spirito della città di un trio di giovani imprenditori che crea la formula del panificio-bistrot aperto fino a tarda notte e dal 2007 ad oggi apre quattro fiorenti negozi nel centro di Milano sotto il marchio Pandenus (termine lombardo che significa “pan di noci”). Ma non solo: nel 2015 Lecardane, Galliano e Moroni colgono al volo l’occasione data un piccolo appartamento vuoto sopra il locale di L.go La Foppa e realizzano un piccolo b&b di due stanze indipendenti con ampi servizi, la Locanda Pandenus appunto, progettata da Giuseppina Motta, dello studio Mpa architetti con Anna Lombardo e Marta Ornago. Gli interni, con arredi su misura abbinati a complementi essenziali di design, rievocano l’atmosfera della vecchia Milano alleggerendola un po’. Sembra che a breve, alle due camere del b&b, saranno aggiunte tre suite.

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di Lia Morreale / 22 Settembre 2016

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